Tutto quel che l’Occidente deve sapere sulla “finanza islamica”
21 Marzo 2012
Come si dice in arabo obbligazione? Si dice ghanima, termine che insieme ad altri come sukuk, riba, gharar, maisir,haram, lungi dall’essere solo dei meri neologismi, indicano i concetti fondamentali della finanza islamica. I sukuk altro non sono che strumenti di raccolta di capitali che sottostanno alla legge coranica, la shari’a,, che vieta l’interesse sui prestiti (riba) e qualunque forma di speculazione e di investimenti in settori vietati (haraam).
Il principale aspetto di contrasto con la finanza occidentale è il divieto di pagamenti di interessi che sono equiparati all’usura (riba) come riporta il Corano in III-130: “O voi che credete! Non praticate l’usura raddoppiando e raddoppiando”. Secondo la concezione musulmana, la moneta non ha valore in sé e produce ricchezza solo quando viene impiegata in un processo produttivo, diventa quindi illegittimo pretendere un interesse se non vincolato ad una attività economica reale.
Oltre alla riba sono considerate vietate dalla legge coranica tutte le pratiche finanziare che implichino i concetti di gharar (incertezza), di maisir (speculazione) e tutte quelle connesse alla produzione o distribuzione di alcol, tabacchi, armi, carne suina, pornografia e gioco d’azzardo. Mentre nelle obbligazioni tradizionali l’investitore riscuote dal suo capitale investito una remunerazione a titolo d’interesse secondo periodi prestabiliti, con i sukuk l’investitore concede un capitale alla banca che provvede ad investirlo in una attività concreta e riscuote i profitti generati dall’investimento effettuato.
L’innovazione di questo nuovo sistema finanziario sta nel fatto che la finanza islamica tende a eliminare l’approccio speculativo tanto caro a quella occidentale. Possiamo tracciare la storia della finanza islamica a partire da uno dei due capisaldi delle regole che compongono la sharia’ah,, cioè il fi qh al-muamalat. Si tratta di una struttura organica di comportamenti che devono essere perseguiti nella vita civile, analizzando le relazioni legali che intercorrono tra i membri della società. Nel muamalat ogni azione che non sia specificatamente o generalmente descritta come proibita (haraam) è considerata permessa (halal).
Esistono quattro scuole che studiano e definiscono ciò che è accettabile per la sharia’ah e quello che non lo è. Per quanto esistano posizioni comuni sugli argomenti di maggior rilevanza, la finanza islamica continua ad essere un argomento di attenta analisi e spesso le singole scuole e i loro rappresentanti, tendono ad avere posizioni divergenti sui dettagli che caratterizzano la contorta materia finanziaria. Per meglio comprendere la complessità della finanza islamica è opportuno osservare una dei fenomeni di maggior rilievo, le obbligazioni (sukuk) generate in seno alla legge islamica e aventi alla loro base il concetto di contratto.
Ogni scuola di pensiero può avere posizioni divergenti in merito alla correttezza (halal) che porta alla generazione di un contratto. Definita la presenza di quattro scuole di pensiero che influenzano il concetto stesso di sharia’ah e le sue applicazioni pratiche, è sorta la necessità di definire una struttura che possa offrire una piattaforma stabile per operare con maggior efficienza. In quest’ottica esistono due principali organizzazioni. La Aaoifi (Accounting and auditing organization for islamic financial institutions) nasce come organizzazione no-profit per la formazione di professionisti esperti negli standard della sharia’ah.
L’organizzazione nasce nel 1990 in Algeria e nel 1991 si trasferisce nel Bahrain. Gli standard definiti dalla Aaoifi sono comunemente adottati nel regno del Bahrain, Dubai, Giordania, Libano, Qatar, Sudan e Siria. In altre nazioni (Australia, Indonesia, Malesia, Pakistan, Arabia Saudita e Sudafrica) le autorità locali hanno stabilito linee guida per definire gli standard della finanza islamica basate sulle raccomandazioni di Aaoifi. La Ifsb (Islamic financial service board) viene fondata nel 2002 a Kuala Lumpur con i medesimi scopi e obbiettivi della Aaoifi; l’organizzazione infatti si propone come “matrice” di dialogo per chi voglia relazionarsi con la finanza islamica.
Per quanto entrambe le organizzazioni offrano alcuni standard (a volte comuni, a volte divergenti) per accedere alla finanza islamica con maggiori certezze, il divario tra il concetto di prodotti finanziari “basati” sulla sharia’ah e prodotti “accettabili” (halal) per la sharia’ah resta manifesto. In quest’ottica risulta fondamentale l’attività di auditing offerta da esperti del settore al fine di identificare e comprendere interamente ogni singola opportunità di investimento, in relazione alle visioni di pensiero che prevalgono nel singolo paese dove si sta sviluppando un progetto.
Alle molteplici sfaccettature che rendono dinamica e mutevole la realtà cristiana, che è bene ricordare, abbraccia un’infinità di genti e culture in tutto il globo, corrisponde un eguale mutevole panorama islamico. Benché si tenda ad identificare l’Islam con il mondo arabo medio orientale, l’Africa, l’America latina, l’India e la Cina sono altrettante patrie di numerose comunità islamiche. Avere presente questo aspetto, ci permette da un lato di concepire la grande complessità religiosa che compone la sharia’ah e la conseguente finanza islamica e dall’altro di concepire opportunità di crescita e di investimento della finanza islamica.
Le banche islamiche hanno due importanti punti di forza, l’enorme liquidità che proviene dal petrolio (soprattutto in seguito ai forti rialzi del brent dall’inizio del 2008) e la necessità di finanziare le infrastrutture nei paesi medio orientali. La crisi economica che ha colpito le economie mondiali non ha intaccato le banche islamiche che, al contrario, stanno conoscendo crescite esponenziali. Proprio la gravità della crisi consiglia all’economia capitalista di confrontarsi con la realtà della finanza islamica che ha l’indubbio merito di anteporre l’etica alle scelte economiche e finanziarie. Amr al-Faisal, membro del board del Dar al-Mal al-Islam (“the house of islamic money”), ha dichiarato: “Nella finanza islamica non si possono fare soldi dal nulla… non si possono fare soldi dai soldi”.
