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Le opzioni in campo

Un governo “tecnico” con Monti non è serio e uccide la Seconda Repubblica

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Il chiarimento politico, che riguarda le operazioni di risanamento finanziario e pro crescita che ci chiede l’Unione europea, assieme al Fondo Monetario, è rinviato alla prossima settimana. Dopodiché il premier Berlusconi si dimetterà, a causa delle divisioni interne alla maggioranza, divisioni nemmeno equiparabili a quelle di un’opposizione che ha quasi rinunciato ad una funzione politica, e anziché presentarsi a votare il rendiconto finanziario proponendo una modifica al testo della maggioranza, in modo da sfidarla nella conta dei voti, ha preferito non presentarsi.

Questo comportamento delle opposizioni ha dato luogo al fatto che la non partecipazione al voto da parte di 5 membri della maggioranza ha avuto un significato ambiguo. Da un lato può essere interpretato come un segnale di insoddisfazione e di protesta, che rientrerebbe con le dimissioni di Berlusconi o la formazione di un nuovo governo da lui sponsorizzato; dall’altro lato come l’indicazione di un vero dissenso. Così tutto è rinviato alla mozione di fiducia sul programma europeo contenuto nel maxi emendamento alla legge finanziaria, che il premier intende chiedere e che ci si augura chieda ed ottenga al più presto, per la maggioranza che egli guida e a cui passerà presto il testimone. Dopo di che, se Berlusconi non avrà la fiducia, si aprono tre strade, quella del voto anticipato a gennaio, con l’attuale coalizione e un nuovo premier in carica per la votazione della legge di stabilità e per indire le elezioni, quella di un governo con una maggioranza più ampia di quella attuale, favorito dal ritiro del premier che ne sarebbe lo sponsor e quella del cosiddetto governo tecnico, da parte dell’attuale opposizione divenuta maggioranza. Delle tre opzioni in questione, la prima e la seconda, la cui strada non è affatto spianata, sono serie, la terza non lo è. Ma è sostenuta da seri ambienti finanziari e mediatici. Il mio parere personale è che, data la situazione di incertezza che si è creata, la seconda soluzione sarebbe seria solo se ben pilotata dal premier con una maggioranza coesa e consistente, che per ora proprio non si intravede. Diversamente, è meglio andare ad elezioni anticipate perché solo con il supporto di Berlusconi è possibile realizzare una continuità, un ampliamento e rafforzamento della linea che lui ha storicamente sostenuto e che è omogenea a ciò che ci chiede l’Unione europea, compreso l’aumento dell’età di pensione, che la Lega Nord non ha voluto accettare e che la Francia sta attuando.  

La terza soluzione che viene proposta dal leader del PD Bersani e da una parte delle altre forze politiche dell’opposizione, ma soprattutto da importanti ambienti mediatici facenti capo al gruppo Rizzoli, a Repubblica e a TV 7 e Sky e da cospicui centri finanziari e imprenditoriali, invece, rappresenta il modo inglorioso con cui la cosiddetta seconda Repubblica avrebbe deciso di suicidarsi: il governo tecnico, appunto. Esso sarebbe una pallida riedizione del secondo governo Prodi, che nonostante le rilevanti qualità del suo leader dal punto di vista della saldezza dei valori e della competenza economica e politica, è caduto per implosione. Ciò quando nel Pd vi era maggiore coesione che ora fra le diverse anime e quando le scelte erano meno ardue. Ora tale governo dovrebbe attuare un programma di centro destra, mediante una coalizione di moderati, di sinistra migliorista, di sinistra populista e di sinistra sindacale. Questo governo  dovrebbe essere presieduto da una personalità esterna, una sorta di papa straniero, gradito a guelfi e ghibellini. E il candidato sembra essere il professor Monti, che, secondo un articolo che ho letto ne “Il Correre della Sera” avrebbe il pregio di non essere classificabile né di destra, né di sinistra. E presumo quindi neanche di essere classificabile come moderata figura di centro, quale probabilmente in realtà è. Insomma l’opposizione per risolvere le proprie difficoltà interne, propone un governo che dovrebbe essere guidato da un premier che avrebbe il beneficio di non avere un indirizzo politico e di politica economica, essendo un puro tecnico. Ciò è, ovviamente, privo di senso perché la politica economica non è un puro fatto tecnico, a differenza della politica aziendale di una impresa alimentare o chimica o siderurgica o di un supermarket. Lo dimostrano in modo chiaro le divisioni sulla questione della modifica non licenziabilità per riduzione del personale nei contratti a tempo indeterminato riguardanti le imprese  a cui si applica l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, così come interpretato dalla giurisprudenza. Nella attuale maggioranza non esistono, invece, preclusioni di principio su questo fondamentale tema, ma si è alla ricerca di modi per attuare tale obbiettivo con gradualità e con adeguate garanzie per chi potrebbe perdere il posto di lavoro.

Comunque, Silvio Berlusconi ha firmato una lettera di impegni con la Bce e l’Unione Europea, con un preciso programma, che essa ha approvato e che costituisce la condizione per la sua assistenza finanziaria. Non è affatto chiaro che cosa farebbe, invece, il governo tecnico in questione, dato che alcuni autorevoli esponenti dei partiti che ne dovrebbero far parte si sono espressi contro le richieste europee della Bce e del cosiddetto “direttorio” franco-tedesco per conto del Consiglio europeo. Dunque quanto durerebbe questa riedizione dell’esperimento Prodi e con quali risultati? Non è meglio scegliere una via chiara al più presto? La peggior sciagura sarebbe quella che la dilazione tramite il governo tecnico consenta di tornare a un sistema elettorale che consenta le coalizioni a geometria variabile. La cosi detta “Seconda repubblica” – non lo si dimentichi – è sorta dalla esigenza popolare di modificare il sistema elettorale per attuare una democrazia competitiva in luogo di quella consociativa. Per troppi anni questa legittima aspettativa è stata tradita. Non è proprio il caso e il momento di tradirla di nuovo.    

 

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10 COMMENTS

  1. Il nesso di causalita’.
    Cito:
    La cosi detta “Seconda repubblica” – non lo si dimentichi – è sorta dalla esigenza popolare di modificare il sistema elettorale per attuare una democrazia competitiva in luogo di quella consociativa. Per troppi anni questa legittima aspettativa è stata tradita. Non è proprio il caso e il momento di tradirla di nuovo.

    Mi perdoni, egregio Forte, ma andare alle elezioni con questo sistema elettorale e’ il vero tradimento della delega ricevuta dagli elettori. Andare alle elezioni dopo una riforma elettorale e’ buon senso e rida’ fiducia ai mercati. Meglio se tale riforma la fa un governo tecnico che uno politico.

  2. Condivido il commento di
    Condivido il commento di anonimo che precede il mio. La legge elettorale va cambiata e poi tutti al voto.

  3. La Repubblica delle Banane
    Nella seconda Repubblica troppi figuri addestrati ed inebriati dalle consuetudini della prima Repubblica, il cui imprinting gioiosamente e variamente li marchia, anche quando eletti solo dopo la sua fine… a caso: Casini Bersani Veltroni Bindi D’alema Fini Pisanu… sulle loro ginocchia le “riforme” e la nostra sorte? Egregio Professor Forte, mi perdoni, io penso che sarà senz’altro nei confini di ogni regola costituzionale (difendiamola questa costituzione, mi raccomando eh… è così comoda) questa appassionata discussione – così seria, così responsabile e così pregna di spirito di servizio, ça va sans dire – intorno ad un governo avulso dai ludi cartacei. A che cosa ci costringe questa dannata emergenza… Monti premier poi è davvero una chicca, ben oltre ogni magìa… . Penso che siamo fuori dal mondo e che la classe politica (l’opposizione in primis) stia offrendo la più evidente messa in scena della sua avida e perniciosa nullità all’Italia. Ma anche all’Europa e al Resto del Mondo: forse ridacchiano ed approfittano? Ora sì la Repubblica delle Banane, altro che la divulgazione urbi et orbi delle feste a casa di Berlusconi, scandalo per ogni democratico benpensante nostrano e motivo di occhiute riflessioni oltre le Alpi.

  4. GOVERNO TECNICO
    Non mi sono mai piaciuti i governi tecnici, però in questo tRAgico ( e non solo per colpa nostra di Italiani o di B.) momento solo un miracolo ci può salvare dai partiti: tutti inadeguati a gestire quello che deve essere fatto.
    Monti, con investitura autorevole di Napolitano,dovrebbe in un certo senso avere carta bianca e fare digerire a tutto il popolo parlamentare , sindacale, corporativo ecc le amare medicine.
    Però dovrebbe essercene per tutti fginalmente!

  5. governo tecnico, un bel vaffa
    Macchè governo tecnico.
    Se il PdL vuole perdere anche gli ultimi voti rimastigli faccia pure un governo tecnico.

  6. monti o mare ? questo è il problema!
    monti, monti, monti tutti vogliono monti. ma andate tutti al mare che è meglio.

  7. Prodi? Una calamita’
    Ineccepibile. Due sole considerazioni. Prodi non ha mai dato prova di essere un leader competente ed un esperto di economia. Piuttosto, e’ sempre stato una testa di legno utilizzata come un giocattolo da quelle stesse forze che il professor Forte giustamente addita come le potenziali responsabili di ua possibile involuzione politica del paese. L’avvento del Pd fu visto come fumo negli occhi dal bolognese, per la sua iniziale ispirazione maggioritaria, contraria allo spirito che sottostava la coalizione allora al governo. Da parte di Veltroni, primo segretario del Pd, la caduta di Prodi fu benvenuta.

  8. Forse qualcuno la ha azzeccata…
    E credo sia l’anonimo delle 15:16 che dice “Se il PdL vuole perdere anche gli ultimi voti rimastigli faccia pure un governo tecnico”. In effetti non ce ne può fregar di meno che questa seconda repubblica (che alla fine non ha portato nulla di buono e quasi ci ha fatto rimpiangere la prima) muoia, come pure va detto che questa differenza tra democrazia “competitiva” e “consociativa” è solo aria fritta perché al cittadino interessa solo che la democrazia sia efficiente e porti risultati concreti, per il resto sono interessi di parte o chiacchiere da politologi. E poi, diciamola tutta, questa forte “competizione” diventata scontro all’ultimo sangue ha stufato perché appare solo come guerra di pollaio senza vero costrutto. Questo non significa che dobbiamo tornare a forme di consociativismo, ma in questo momento drammatico per il paese in una gravissima crisi e comunque per un periodo di tempo limitato (fino al 2013, poi via di nuovo alle danze per un governo politico in un clima “competitivo”) un po’ di “tregua” nello scontro politico sarebbe la soluzione più giusta e responsabile anche per aver almeno il tempo di cambiare la legge elettorale e,magari, ridurre il numero di parlamentari (queste due cose le vogliono la stragrande maggioranza dei cittadini). E quindi potrebbe andare bene per un po’ un governo tecnico e perché no guidato da Monti. Ma questo significherebbe seppellire definitivamente il berlusconismo che ha bisogno dello scontro duro e dell’avversario (comunista) da combattere: un governo moderato, appoggiato da quasi tutti, forse anche molto efficiente in un clima di pax sociale, altro che consociativismo forse farebbe respirare qualcosa di troppo bello e farebbe emergere troppe differenze con chi invece la ha voluta completamente diversa finora…

  9. Formigoni e Alemanno: parassiti
    Ti pareva che quelli che non vogliono andare ad elezioni sono propri i parassiti della spesa pubblica come Alemanno e Formigoni.

  10. Fuori dall’Europa
    Il problema fondamentale e’ che nessuno in questo momento sa minimamente che pesci pigliare per affrontare la tragica situazione che stiamo vivendo. E’ grottesco come ovunque la dietrologia politica, ma, peggio, anche”l’avantologia” siano tutte impegnate a squallidi conti della serva per intravvedere possibili vantaggi per il proprio orticello o per la propria sopravvivenza nella casta, mentre il Paese reale assiste attonito all’assalto dei nuovi lanzichenecchi. L’unica via d’uscita prima di subire il saccheggio e’ mollare l’Europa e il suo dannatissimo “oiro” (alla tedesca). Ci siamo sorbiti una parte dei costi dell’unificazione della Germania, ora questi ci danno un calcio nel posteriore.Comunque così come e’ oggi l’Europa non va avanti.
    Non possiamo stare in serie A, allora retrocediamo, saremo ai vertici della serie B. E il nostro debito saremo in grado di ricomprarcelo.

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