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L'uovo di giornata

Un lombrosiano contro Trump: “Era già tutto scritto nei capelli”

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L’Occidentale ha promosso in questi giorni, e continuerà a farlo, un ampio dibattito sulle vicende americane, ospitando opinioni differenti, senza censure, come quella semiseria e urticante proposta qui di seguito da Antonio Mambrino. A maggior ragione oggi che è sotto attacco la libertà di espressione, noi tuteliamo quella di tutti.

Mi costa riconoscerlo. Lo so, ma devo. Anch’io ho le mie perversioni intellettuali. Sono un fervente “lombrosiano”. Sono convinto che la fisiognomica sia una scienza esatta. Che per capire le qualità e i difetti di una persona sia sufficiente osservarne con attenzione il volto. E questa mia convinzione ha trovato una solidissima conferma quando circa quattro anni fa ho potuto osservare per la prima volta il viso di Donald Trump. Mi sembrava incredibile che uno con una faccia così, con quei ridicoli capelli potesse essere il Presidente degli Stati Uniti ovvero l’uomo istituzionale più importante del mondo.

E i successivi quattro anni non potevano che confermare le intuizioni di Cesare, il medico e antropologo veronese. Non che la presidenza Trump sia stata un fallimento. Gli USA come tutti i grandi Paesi sono normalmente governati da importanti strutture complesse che garantiscono che l’attività di governo si sviluppi in modo solido e abbastanza indipendente dalle qualità e dai limiti di chi la dirige. Possiamo dire che nell’ultimo quadriennio gli Stati Uniti hanno ottenuto anche importanti risultati nonostante Trump. Quello che invece risultava sin da subito incredibile erano le esternazioni e lo stile del Presidente, assolutamente incompatibili con il suo ruolo. Certo in questo caso occorre considerare il generale processo di decadenza che sta attraversando tutte le democrazie avanzate, attraversate da pulsioni demagogiche e da istinti populisti che stanno scuotendo in profondità la solidità della nostra casa democratica. Ma certo di queste pulsioni e di questi istinti Trump è stato in questi anni la punta di diamante!

La conferma definitiva delle teorie lombrosiane è però arrivata negli ultimi mesi con la incredibile gestione da parte di Trump delle elezioni presidenziali e soprattutto del risultato delle stesse. Immediatamente dopo la chiusura delle urne Trump ha avviato una patetica campagna per tentare di delegittimare il voto denunciando brogli e rivendicando la vittoria. Naturalmente che un candidato o un partito denunci irregolarità nello svolgimento di una consultazione elettorale è legittimo anche se, trattandosi di un argomento delicatissimo in quanto incide direttamente sulla legittimità stessa dal sistema istituzionale, tale strumento dovrebbe essere maneggiato con la massima prudenza e attenzione. Quando poi dai vari ricorsi presentati in diversi Stati non è emerso il ben che minimo riscontro ci si poteva attendere che Trump si fermasse lì. E invece no! Ha proseguito sino a giungere a un punto nel quale il rischio era la paralisi assoluta del sistema. Il top è stato raggiunto nei giorni scorsi quado Trump ha assecondato e incitato un’incredibile manifestazione di un gruppetto di militanti violenti davanti al Congresso con l’obiettivo di impedire la proclamazione ufficiale del risultato. I disordini, gli arresti, i morti e i feriti che si sono registrati rappresentano un vulnus gravissimo alla democrazia che per ben funzionare richiede che sia sempre rispettato il carattere quasi sacrale di alcuni suoi passaggi. E il passaggio di consegne tra il presidente uscente e quello appena eletto è proprio uno di questi. Se il passaggio avviene in modo sereno e fluido questo rafforza il sistema nel suo complesso, rafforza quel senso di appartenenza della collettività alle istituzioni che rappresenta il prerequisito di una democrazia ben funzionante.

E a questo proposito ci piace ricordare l’episodio delle elezioni del 2008 quando John McCain, candidato repubblicano alle presidenziali sconfitto da Barack Obama, sale sul palco a Phoenix davanti ai suoi sostenitori e pronuncia uno dei discorsi della sconfitta più belli e ispirati mai formulati.

“Amici miei, siamo arrivati alla fine di un lungo viaggio. Il popolo americano ha parlato, e ha parlato chiaramente. Poco fa ho avuto l’onore di telefonare al senatore Barack Obama per congratularmi con lui. Per congratularmi con lui di essere stato eletto come nuovo presidente della nazione che entrambi amiamo. In una competizione così lunga e così difficile come è stata questa campagna, il suo successo – da solo – esige il mio rispetto per la sua abilità e perseveranza. Ma il fatto che ci sia riuscito dando ispirazione alla speranza di così tanti milioni di americani, che credevano erroneamente di essere così poco in gioco o di avere una influenza minima sull’elezione di un presidente americano, è qualcosa che io ammiro profondamente e la cui riuscita merita il mio encomio. Questa è una elezione storica, e io riconosco lo speciale significato che ha per i neri e lo speciale orgoglio che deve essere il loro questa notte. Ho sempre pensato che l’America offra un’opportunità a chiunque abbia l’industriosità per afferrarla. Il senatore Obama crede lo stesso. Ma entrambi riconosciamo, a dispetto del lungo tratto percorso dalle vecchie ingiustizie che un tempo macchiavano la reputazione della nostra nazione e che negavano ad alcuni americani la completa benedizione della cittadinanza americana, che la memoria di ciò ha ancora il potere di ferire. Il senatore Obama e io abbiamo le nostre differenze e le abbiamo dibattute; e lui ha prevalso. Non c’è dubbio che queste differenze rimangano. Questi sono momenti difficili per il nostro paese. E io questa notte prometto a lui di fare tutto ciò che è in mio potere per aiutarlo a guidarci attraverso le molte sfide che andremo a incontrare. Raccomando a tutti gli americani che mi hanno sostenuto non solo di unirsi a me nel congratularsi con lui, ma di offrire al nostro prossimo presidente la nostra buona volontà e i più onesti sforzi per scoprire le strade che ci aiutino a trovare i necessari compromessi per stabilire dei contatti fra le nostre differenze, così da aiutarci a ripristinare la nostra prosperità, difendere la nostra sicurezza in un mondo pericoloso, e lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti un paese migliore di quello che abbiamo ereditato. Auguro le migliori cose all’uomo che era il mio avversario e che sarà il mio presidente”.

Ecco ci sarebbe molto piaciuto se Trump avesse scelto di seguire l’esempio di McCain. Avrebbe fatto una cosa non solo giusta, non solo utile al rafforzamento della casa democratica ma anche, dal suo punto di vista, estremamente utile a sé medesimo. Avrebbe fatto una cosa da statista. Forse la prima del suo mandato. Oggi invece Trump è un uomo solo, abbandonato da quasi tutti gli esponenti del suo partito e non ha alcuna prospettiva politica. Oggi se proviamo a immaginare un suo futuro in politica l’unica cosa che sembra plausibile è che egli possa diventare il leader, l’agit-prop di un manipolo di estremisti anti-sistema, il campione degli odiatori professionali dei social media. Eppure capire che la scelta era sbagliata non era difficile. Bastava un po’ di intelligenza. Appunto!

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1 COMMENT

  1. Guardate solo il “bicchiere mezzo vuoto”, che ne dite di come si è sollevata l’economia Americana rispetto alle gestioni precedenti? ed è stato meno guerrafondaio di chi lo ha preceduto. Il problema è se Trump sia stato un cattivo presidente oppure abbia “scontentato” equilibri consolidati ma non per questo decenti e da qui gli attacchi a tutto campo, la storia spero chiarisca.

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