Un miliardo da investire in ambiente ed energia

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Un miliardo da investire in ambiente ed energia

02 Maggio 2007

A Marco Tronchetti Provera non piace né essere chiamato al telefono né tanto meno ricevere telefonate. La sua esperienza con la telefonia non è stata proprio entusiasmante. E’ schivo e ama la privacy. I telefoni (ed annessi e connessi) lo hanno portato sulle prime pagine di giornali insieme a polemiche di ogni tipo – da quelle puramente politiche a quelle scandalistiche e perfino a quelle para-spionistiche. Alla fine dell’avventura telefonica, si trova comunque con un miliardo di euro in tasca (al netto del ripiano del debito e della distribuzione di qualche dividendo agli azionisti.

Cosa ci farà? In un’intervista al “Corriere della Sera” – le interviste sono più serene delle telefonate soprattutto se si ha il tempo di rivederne il testo – ha affermato che continuerà ad investire in Italia . Ha anche fornito alcune indicazioni: da un lato, tornare al core business (ossia ai cavi di vario tipo); da un altro, dare rilievo ad attività relativamente nuove come l’immobiliare (iniziato quasi per gioco quando, pensando agli anni in cui sarebbe stata chiusa la Scala per ristrutturazione, è stato costruito il Teatro Arcimboldi alla Bicocca); da un altro ancora, mettere a frutto l’esperienza fatta con nuove tecnologie (durante il tormentone telefonico) e spingere sulla banda larga.

Come avviene spesso in interviste in cui si danno indicazioni sugli investimenti futuri della azienda (o del complesso di aziende) di si è alla guida, quanto non è stato detto è probabilmente più importante di quanto destinato alla carta stampata. In effetti, i primi commentatori hanno mostrato una certa perplessità. Tornare al core business più tradizionale (ossia alla merce di famiglia) vuole dire soprattutto riacquistare quanto venduto (principalmente alle banche) per avere il timone della Telecom: in breve, il 40% circa di Pirelli Tyre – ossia una partita puramente finanziaria. L’immobiliare è un comparto su cui si stanno addensando nubi , principalmente negli Usa ma anche in Europa – in Germania, ad esempio, la valorizzazione media dell’edilizia residenziale sta gradualmente scendendo da due anni. Anche ove fosse ancora la fonte di consistenti plusvalenze finanziarie, il suo impatto sull’economia di un Paese è modesto: con un rapporto incrementale tra capitale e output di 4 a 1 contribuisce in modo modesto alla crescita – non appartiene, quindi, alla tipologia di investimento adatta a chi vorrebbe essere un Buddenbrook (attento allo sviluppo dell’azienda di cui è alla guida ma anche e soprattutto della comunità in cui è nato ed opera). E la banda larga? L’approssimarsi del WI-MAX le dà il tono rispettabile di una signorina di buona famiglia di qualche anno fa.

Ciò non vuole dire che i laboratori di ricerca della Pirelli non abbiamo qualcosa molto innovativo in serbo in questi tre settori, specialmente nella aree in cui dalla banda larga si va verso il WI-Max.

Tuttavia, pochi hanno riflettuto che c’è un comparto alla Budenbrook (tale da coniugare rendimenti finanziari all’azienda e rendimenti economico-sociali alla collettività) in cui la Pirelli ha registrato margini di crescita elevatissimi (e di cui pochi anno parlato proprio in quanto travolti dalle nuvole del tormentone). E’ quello delle bonifiche ambientali e del recupero energetico. Nessuno ha notato una coincidenza: proprio mentre Tronchetti Proveva dava addio alla Telecom , il 24 aprile, a Palazzo Vidoni i Ministri Luigi Nicolais e Alfonso Pecoraro-Scanio aprivano le porte a nuove strade in materia di smaltimento rifiuti e recupero energetico con la presentazione delle linee guida sulle migliori tecnologie nel campo quali definite  nel rapporto congiunto della Commissione interministeriale dei Ministeri dell’Innovazione e dell’Ambiente. Occorre “promuovere – dice il documento –  uno o più progetti guida su pirolisi e combustione di bassa temperatura dei rifiuti solidi urbani con sperimentazione di piccola unità di smaltimento (dell’ordine di una decina di tonnellate al giorno) da sperimentare sul campo per realtà rappresentative di piccoli bacini”. La pirolisi non produce diossine (a differenza degli inceneritori), allo stesso tempo trasforma il 90% del rifiuto in energia senza bruciarlo (a differenza del solo 50% degli inceneritori), è riproducibile in economia di scala ed è conveniente finanziariamente. In Germania vi sono due stabilimenti di pirolisi: a Hamm (di proprietà del colosso dell’energia elettrica tedesco Rwe) e a Burgao. Nel mondo gli stabilimenti sono più di quaranta e hanno dato buona prova. I tecnici dei centri di ricerca della Pirelli li hanno studiati a fondo. Con un miliardo di euro in tasca, si piò operare alla grande in comparti nuovi (senza trascurare quelli tradizionali).