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Un mondo in frantumi. La peggiore eredità del Concilio Vaticano II

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Mentre l’imperialismo sovietico estendeva la sua ombra sul mondo, nel mese di giugno di quell’anno (1978, ndr) Alexander Solženicyn tenne ad Harvard un memorabile discorso, dal titolo Il mondo in frantumi in cui denunciava il cedimento dell’Occidente di fronte al “socialismo reale”. Il dissidente russo individuava l’errore di fondo nella “concezione del mondo dominante in Occidente che, nata nell’epoca del Rinascimento, ha assunto forme politiche a partire dall’Illuminismo ed è alla base di
tutte le scienze dello Stato e della società: la si potrebbe chiamare umanesimo razionalista o autonomia umanistica in quanto proclama e promuove l’autonomia dell’uomo da qualsiasi forza. Oppure ancora – e altrimenti – antropocentrismo: l’idea dell’uomo come centro di tutto ciò che esiste”247. Tale concezione, secondo Solženicyn:

“ha posto alla base della civiltà occidentale moderna la pericolosa tendenza a prosternarsi davanti all’uomo e ai suoi bisogni materiali. Al di fuori del benessere fisico e dall’accumulazione dei beni materiali, tutte le altre particolarità, tutti gli altri bisogni, più elevati e meno elementari dell’uomo, non sono stati presi in considerazione dai sistemi statali e dalle strutture sociali, come se l’uomo non avesse un significato più nobile da dare alla vita. E così in questi edifici sono stati lasciati vuoti pericolosi attraverso i quali oggi scarrozzano liberamente in ogni direzione le correnti del male”.

Il comunismo rappresentava, secondo Solženicyn, la forma più radicale e coerente dell’umanesimo moderno, “così che Karl Marx ha potuto dire (1844): il comunismo è un umanesimo naturalizzato”. Egli aggiungeva che:

“Se il sistema comunista ha potuto resistere e rafforzarsi nell’Est è precisamente per l’accanito e massiccio sostegno dell’intellettualità occidentale, che non notava le sue scelleratezze o, quando proprio non poteva fare a meno di notarla, si sforzava comunque di giustificarle. E oggi è lo stesso: da noi all’Est il comunismo, da un punto di vista ideologico, ha subito un completo tracollo, vale ormai zero, o anche meno; è l’intellettualità occidentale a restare in larga misura sensibile alla sua attrazione e a conservargli le sue simpatie. Ed è questo che rende incomparabilmente difficile all’Occidente il
compito di far fronte all’Est”.

Il cammino percorso dall’Umanesimo rinascimentale in poi, costituisce, secondo lo scrittore russo, la causa della perdita di interiorità dell’uomo contemporaneo. “All’Est è il bazar del Partito a calpestarla, all’Ovest la fiera del commercio. Quello che fa paura, della crisi attuale, non è neanche il fatto della spaccatura del mondo, quanto che i frantumi più importanti siano colpiti da un’analoga malattia. Se l’uomo fosse nato, come sostiene l’umanesimo, solo per la felicità, non sarebbe nato anche per la morte. Ma poiché è corporalmente votato alla morte, il suo compito su questa Terra non può essere che spirituale: non l’ingozzarsi di quotidianità, non la ricerca dei sistemi migliori di acquisizione, e poi di spensierata dilapidazione, dei beni materiali, ma il compimento di un duro e permanente dovere, così che l’intero cammino della nostra vita diventi l’esperienza di un’ascesa soprattutto morale, che ci trovi, al termine del cammino, creature più elevate di quanto non fossimo nell’intraprenderlo. Inevitabilmente dovremo rivedere la scala dei valori universalmente acquisita e stupirci della sua
inadeguatezza ed erroneità”.

Il discorso di Solženicyn fu commentato in tutto il mondo. Ciò che colpì gli osservatori più attenti, come Eugenio Corti, fu il fatto che i cristiani, anzi i cattolici, non avessero immediatamente individuato in quel discorso la analogia con la concezione della storia che li aveva caratterizzati quando la cultura cattolica non era entrata nell’attuale stato di confusione: quella visione storica che individua l’inizio della scristianizzazione nel passaggio dal teocentrismo medievale all’antropocentrismo e all’immanentismo moderno.

Nel 1959, Plinio Corrêa de Oliveira aveva tracciato sinteticamente il grande quadro di questo processo di scristianizzazione della società in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. L’opera del pensatore brasiliano, a differenza di quella del dissidente russo, era animata dalla speranza soprannaturale di chi confida nella forza indistruttibile della Chiesa cattolica. Il libro si concludeva con un omaggio di filiale devozione al Pontefice appena eletto, Giovanni XXIII, e con una espressione di fiducia assoluta nel trionfo del Cuore Immacolato annunciato dalla Madonna a Fatima. Nell’appendice alla nuova edizione dell’opera apparsa in Italia, nel 1977, il pensatore brasiliano, che 35 anni prima aveva denunciato l’infiltrazione degli errori liturgici nell’Azione Cattolica, vedeva nelle vicende storiche del proprio tempo lo sviluppo e i frutti di quegli errori che risalivano alla crisi modernista di inizio secolo. Il dialogo con il mondo era stato una resa al nemico, che ora costituiva una terribile minaccia.

Il punto di osservazione di Plinio Corrêa de Oliveira non era quello del teologo, ma del laico, filosofo, storico e uomo d’azione. Non sul merito teologico dei documenti conciliari, ma sulla realtà dei fatti e sulle loro conseguenze storiche, si fondava la denuncia che egli faceva del “silenzio enigmatico, sconcertante e spaventoso, apocalitticamente tragico, che il Concilio Vaticano II ha osservato a proposito del comunismo”.

“Questo Concilio – scrisse – si volle pastorale e non dogmatico. Infatti non ha avuto portata dogmatica. Inoltre, la sua omissione a proposito del comunismo può farlo passare alla storia come il concilio a-pastorale per eccellenza. Con tattiche aggiornate – delle quali, per altro, il minimo che si può dire è che sono contestabili sul piano teorico-pratico254 – il Concilio Vaticano II ha tentato di mettere in fuga, per così dire, api, vespe e uccelli rapaci. Il suo silenzio sul comunismo ha lasciato tutta la libertà ai lupi. L’opera svolta da questo Concilio non può essere scritta, come realmente pastorale, né nella storia, né nel Libro della Vita”.

“È duro dirlo. Ma l’evidenza dei fatti indica, in questo senso, il Concilio Vaticano II come una delle maggiori calamità, se non la maggiore, della storia della Chiesa. A partire da esso è penetrato nella Chiesa, in proporzioni impensabili, il ‘fumo di Satana’, che si va ogni giorno sempre più diffondendo, con la terribile forza di espansione dei gas. A scandalo di innumerevoli anime, il Corpo Mistico di Cristo è entrato in un sinistro processo che potrebbe essere chiamato di autodemolizione”.

Tratto da Roberto de Mattei, Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, Lindau 2010

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12 COMMENTS

  1. Sogno, o son desto?…
    …Non credo ai miei occhi, ma in poche righe ho letto la sintesi del pensiero mio, e di qualche altro eretico, riguardo alla “caduta” dei Valori della Chiesa Cattolica e dell’Occidente in generale.
    Per i pochi che “comprenderanno” appieno l’articolo (ed infatti credo personalmente che vi saranno pochissimi commentatori) è fin troppo chiaro che tutto il mondo moderno è basato sull’effimero soddisfacimento dei più elementari bisogni dell’uomo, diventati oramai patologici, e sulle grandi menzogne instillate nella sua mente con rigorosa scientificità per confonderlo e non fargli più capire la differenza tra il bene ed il male, il vero ed il falso.
    I miei più sinceri complimenti a Roberto De Mattei.

  2. Teocentrismo medievale
    In questo articolo, con ogni rispetto per il suo estensore, a me pare che prevalga la nostalgia per il teocentrismo medievale quale sistema dittatoriale perfetto ed assoluto per l’umanità.
    Anche le posizioni di Alexander Solženicyn risultano abbondantemente strumentalizzate e piegate a questa esaltazione nostalgica.
    Karl Marx e la sua teorizzazione dell’umanesimo naturalizzato vengono individuati con criterio paranoide in termini antagonistici rispetto al teocentrismo medievale, assegnando loro valenza di unica piaga dell’umanità.
    Si tratta di una offesa all’umano intelletto, che contiene la consueta e scomposta reazione ad un fatto del tutto evidente: le zecche dell’umanità sono state contrastate dall’umanesimo naturalizzato, quanto furono favorite dal teocentrismo medievale.
    Una rabbia quindi, purtroppo ceca, verso quello specifico tentativo di profilassi; una rabbia che solo le zecche, non gli uomini, dovrebbero avere.

  3. Frantumi.
    Nessuna sorpresa in chi, come il sottoscritto, conosce da anni il pensiero di Plinio Cordera de Oliveira e la rivista mensile “Radici Cristiane” diretta dal Prof: De Mattei. Credo che sia difficile da parte di chiunque negare la crisi profonda e la scristianizzazione del mondo attuale e l’analisi presentata dagli autori predetti, credo abbia un notevole fondamento. La mancata condanna ed addirittura il silenzio (chi tace acconsente?) del Concilio Vaticano II sul Comunismo ha lasciato per lo meno perplessi parecchi pensatori e teologi successivi. Il Comunismo scientifico è stato il principale errore applicato alla società moderna nel secolo scorso, quello che ha avuto le più devastanti conseguenze in termini sociali ed umani; non so se nelle assemblee del Concilio è stato trattato, ma certo che questo silenzio è, con termine abusato, veramente “assordante”. Quanto poi alle “zecche dell’umanità contrastate dall’umansesimo” evocate da Esatau, credo che andrebbero esplicitate meglio, beninteso in una prospettiva escatologica dell’uomo e del mondo.

  4. A ciascuno il suo
    Quanta grazia ci mette il signor Esatau nell’assegnare ruoli di zecche …. La verità è che la Ragione è stata sbattuta fuori dal mondo a calci nel sedere, perchè non annoiasse più gli uomini con pensieri tristi sulla propria natura e sul proprio destino.
    In principio era la Ragione …. ora solo mosche gaudenti nel guano. E tutto era il medioevo, tranne che le contorte onanie che spacciano i venditori di progresso un tanto al chilo. Leggere almeno un libro -anche mentre ci si spulcia dalle zecche- non può nuocere.

  5. Forse faccio parte di quelli
    Forse faccio parte di quelli che non hanno “compreso appieno l’articolo”, ma non mi sembra che lo scopo del Concilio Vaticano II fosse di condannare il comunismo, che era già stato definito da Pio XI “intrinsecamente perverso”. E’ vero che successivamente al Concilio c’è stato un periodo di crisi e purificazione interno alla Chiesa, ma da qui a definire il Concilio Vaticano II “come una delle maggiori calamità, se non la maggiore, della storia della Chiesa”, mi completamente fuori luogo! Tutti i Pontefici post-conciliari lo hanno unanimemente definito un grande dono dello Spirito Santo, e un grande evento Ecclesiale. I problemi si sono avuti più che altro da una interpretazione erronea del Concilio (come recentemente puntualizzato anche da Benedetto XVI), da parte di alcuni che vi hanno voluto vedere un punto di discontinuità nella Storia e nel Magistero della Chiesa.

  6. Sveglia compari ! Siamo nel 2011.
    Come se un papa ottantenne, un concilio di catecumeni imbolsiti, un grimaldello della propaganda americana di cinquantanni fa … avessero potuto di cambiare il corso degli eventi.
    Il comunismo avrebbe fatto il suo corso storico con o senza bisogno degli anatemi del concilio vaticano II.
    E’ bastato un papa polacco (e i dollari dello IOR) a far crollare quel regime ormai giunto al suo epilogo.
    La chiesa è sempre venuta al seguito delle grandi delle grandi svolte epocali, non le ha mai determinate.
    Tutt’al più ne è stata strumento.
    Le altre elucubrazioni intellettualoidi sui nobili significati della vita mi fanno semplicemente ridere.
    Sveglia compari !
    Siamo nel 2011, e il governo ha già allo studio il prossimo taglio ai fondi per la cultura.

  7. scristianizzazione
    Le argomentazioni di De Mattei mostrano una certa compattezza logica e storica ma non altrettanta congruita nella pertinenza comparativa delle interazioni culturali e politiche poste in gioco nelle epoche indicate. Per es. la cattolicità non è senza correità ideologica nello scivolamento verso la scristianizzazione a far conto delle continue soppressioni delle voci profetiche via via levatesi a denunciarne le devianze dal Vangelo, sia da parte laica che ministeriale ed le conseguenti intese con i poteri forti. Solo oggi,per es.,il papato si accorge che in materia finanziaria non si può essere riserva speciale. Inoltre quel che viene etichettato come teo-antropo-centrismo non è così definitorio ma ben più sfaccettato. Per es. Tommaso d’Aq. sostenne che non si può credere contro la propria convinzione anche a rischio di eresia (S.Theol. I-II,19.5) nè i rinascimentali Ficino ed Erasmo sono dei pervenu rispetta ai Vangeli! Quanto al Vaticano II non bisogna contaminare i contenuti profetici con le paure politiche.

  8. Però il discorso di
    Però il discorso di Solženicyn era critico contro entrambi i materialismi. Quello marxista e quello liberista. Il primo lo abbiamo sconfitto. A quando la caduta del secondo? Non dimentichiamoci che la visione di Solženicyn ra conservatrice, organica e spiritualista. Non aveva niente a che vedere con il liberal – liberismo attuale. Se non si tiene presente questo è facile ingenerare degli equivoci

  9. raziocinio
    é questo l’unico senso che si puo’ attualizzare,tutto il resto é nulla,con l’esperienza che si ha il raziocinio diventa la massima espressione dell’essere pensante

  10. Vada a lavorare
    L’ennesima provocazione integralista da parte di un fanatico dichiarato della Santa Inquisizione.
    Un kilometrico coacervo di cazzate per sostenere che sono sbagliate quelle ideologie ed in generale quelle idee e movimenti di pensiero che privilegiano il soddisfacimento dei “bisogni materiali” dell’uomo a discapito di “piu’ elevate necessita'”. Ora, questo sarebbe giusto se si contemplasse tra i bisogni “piu’ elevati” la cultura (quella vera, non la becera attualita’), e quindi l’istruzione, formale e non, ma in ogni caso aconfessionale. Tutto il lungo (sic!) articolo e’ invece teso a declamare la necessita’ di maggiore spiritualita’. Tradotto per noi comuni mortali che pensavamo ancora che il ruolo della politica e della filosofia sia di migliorare la vita degli uomini e la coesione sociale (che si ottiene soddisfacendo i tanto vituperati “bisogni materiali”): i santoni parassiti si fanno propaganda per non essere messi da parte. Ne hanno un paura fottuta, di essere messi da parte. Sanno che con il progredire ed il diffondersi dell’istruzione le nuove leve si chiedono sempre piu’ il perche’ dovrebbero mantenere dei parassiti autoproclamatisi intermediari con un dio (concetto vaghissimo ma estremamente capace di materializzarsi quando si tratta di alleare i suoi rappresentanti al potere secolare del luogo) che nessuno ha mai visto e sentito se non pochi mentecatti od imbroglioni senza credibilita’.

  11. Il comunismo inteso nel suo
    Il comunismo inteso nel suo nucleo fondante di valori ha una straordinaria superiorità etica e di attrazione. Altra storia sono i tentativi storici di realizzazione. Come insegna la teologia della Liberazione l’uomo non può esprimere tutta la sua meravigliosa spiritualità se non viene liberato dalle catene dello sfruttamento e dall’ingiustizia sociale.

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