Una crisi politica con la suspence
23 Gennaio 2008
In questa fase di grande confusione istituzionale soccorre una piccola consolazione. E’ sicuramente vero che la politica italiana appare ormai avvitata in una spirale perversa nella quale è sempre più complesso interpretare e giudicare i comportamenti dei protagonisti. Una situazione nella quale non solo la resa complessiva delle istituzioni e della politica è bassissima ma nella quale è anche difficile scorgere concreti indizi sulla possibilità di modificare, correggere le cose. Di fronte a tutto ciò possiamo almeno consolarci constatando come oggi la vita politica risulti interessante, dall’esito incerto, quasi avvincente, come non lo era stata mai negli ultimi tre decenni. In alcuni momenti l’animo dell’osservatore è quasi pervaso da un (forse perverso) sentimento di puro divertimento intellettuale.
Un piccolo esempio. Grazie a Prodi nel panorama politico istituzionale italiano ha fatto il suo esordio una figura nuova: la seduta parlamentare con suspence. Secondo gli stereotipi consolidati l’attività parlamentare è normalmente la teatralizzazione e la formalizzazione di decisioni già assunte in sede politica. Solo una mente ingenua (in modo preoccupante) può pensare che deputati e senatori si formino il proprio convincimento partecipando alla discussione che si svolge nelle aule parlamentari, che l’esito di un voto parlamentare dipenda effettivamente dal confronto fra le diverse posizioni assunte in Parlamento. Soprattutto nei momenti decisivi della vita di una democrazia, i lavori del Parlamento hanno conclusioni assolutamente prevedibili, almeno per chi segua con una minima attenzione le vicende della politica. E per questo assistere ad una seduta della Camera o del Senato è spesso noioso. Certo a volte (raramente) ci sono anche delle sorprese: la maggioranza viene battuta, perché ha sottovalutato il voto (molte assenze) o perché registra delle defezioni. Quando si vota con lo scrutinio segreto (come era prassi fino a qualche decennio fa) le sorprese possono poi derivare da manovre trasversali ed oscure interne alla maggioranza, alcuni componenti della quale votando in modo difforme dalle indicazioni dei gruppi di appartenenza intendono inviare messaggi politici di disagio al Governo o agli altri alleati. Ma mai le sedute parlamentari vengono convocate al buio, senza che il Governo e i leader dei partiti siano in alcun modo in grado di prevedere il risultato.
Con l’epilogo della vicenda della (supposta) crisi di governo di questi giorni, assistiamo quindi ad un fenomeno nuovo: una seduta parlamentare dallo svolgimento strutturalmente incerto. Un Governo che affronta un delicato voto senza avere alcuna certezza sulla concreta possibilità di ottenere il voto dalla maggioranza del Parlamento. Un Governo che ci prova, … hai visto mai!
Certo la retorica del purismo costituzionale (alla quale si è puntualmente appellato Prodi) è infarcita di moniti contro le crisi di governo extra – parlamentari (ovvero non determinate da un voto delle camere). Ma un approccio realistico sa bene come le crisi siano sempre extra-parlamentari (ovvero determinate dall’andamento dei rapporti fra i partiti che supportano il governo) e che al massimo possono essere parlamentarizzate (quando il Presidente della Repubblica, rinvia in Parlamento il Governo per formalizzare la crisi).
In realtà, il comportamento di Prodi più che a ragioni di rigore e di correttezza istituzionale, sembra ispirato a molto più prosaiche ragioni di potere e di poltrone. L’impressione, infatti, è che il Presidente del Consiglio sia perfettamente consapevole del fatto che la sua vicenda politica è in ogni caso giunta al capolinea. Indipendentemente dall’esito del voto di domani, indipendentemente dallo svolgimento del referendum e dall’esito della alchimie della legge elettorali, è assolutamente improbabile che Romano Prodi possa guidare a lungo il governo del Paese o giocare un ruolo da leader negli assetti del Partito democratico e della sinistra in generale. L’impressione è allora che egli stia facendo di tutto per guadagnare qualche mese di vita artificiale, giusto il tempo di giungere ad aprile quando andranno a scadenza i vertici di alcune delle più importanti imprese pubbliche italiane (ENI, Enel, Finmeccanica, INPS, Poste italiane, Alitalia …) ed il Governo in carica dovrà provvedere alle nomine di competenza. Gli occorrono solo pochi mesi per poter blindare il suo sistema di potere e potersi godere tranquillo la pensione.
Naturalmente se il piano dovesse funzionare, non c’è in alcun modo da stare allegri pensando alle concrete capacità che avrà il governo di guidare il Paese. La situazione è stata pessima sino ad oggi, da domani potrebbe solo peggiorare.
Però, va almeno riconosciuto che, grazie alla spregiudicatezza tattica di Romano Prodi, gli italiani potranno domani godersi in diretta televisiva, a partire dalle ore 20, un spettacolo appassionante, più avvincente di un film di Hitchcock o di una finale di Coppa dei campioni. Verrebbe quasi da dire: basta con i thriller, basta con lo sport … lasciateci vedere in pace una bella diretta dal Parlamento!
