Una museruola per Meir Dagan, l’ex capo del Mossad
09 Giugno 2011
Meir Dagan, l’ex capo del Mossad da poco in pensione, continua come previsto ad esternare a tutto campo concentrandosi sui suoi obiettivi preferiti Bibi Netanyahu ed Ehud Barak, primo ministro e responsabile della Difesa dello Stato Ebraico, etichettati in un’intervista al Guardian con toni forti ai limiti dell’offesa personale.
Per l’affascinante Miri Regev, membro della Knesset sotto le insegne del Likud e già in servizio presso l’esercito israeliano nel ramo pubbliche relazioni, è giunta l’ora di mettere un freno alla facondia degli ufficiali a riposo, che con la loro esuberanza polemica possono mettere a rischio la sicurezza nazionale. Da qui l’elaborazione di un emendamento, subito chiamato, a scanso di equivoci, "Dagan law", in cui si propone di rendere obbligatorio un previo permesso della Difesa rispetto alle dichiarazioni degli alti papaveri militari fuori servizio; una vera e propria museruola che non mancherà di suscitare aspre polemiche nei già fumantini ambienti delle forze armate di Gerusalemme.
Nel frattempo, e per molti la coincidenza con le polemiche verbali riportate sopra non è affatto casuale, cresce l’attenzione su un possibile attacco di Israele contro gli impianti atomici di Teheran. Dopo un articolo del solitamente ben informato Amir Oren su Haaretz in cui si paventava una sortita tra la fine di giugno e settembre, è delle ultime ore la diffusione di uno studio dell’americana Rand Corporation, in cui si sostiene che l’Iran, bramoso di triplicare la capacità di produzione di uranio arricchito al 20 per cento sul sito di Fordoo, è già in grado di sviluppare la bomba nucleare, con l’annesso consiglio ad Obama di mettersi in moto quanto prima per evitare il peggio. Chissà se Dagan provvederà a dire la sua anche su queste nuove rivelazioni. Miri Regev, e museruola, permettendo.
