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Una svolta per l’Europa

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Per l’essenziale, l’esperienza politica di Charles de Gaulle si chiuse nel ‘68. Anche se al termine del maggio francese la sfilata della maggioranza silenziosa sugli Champs Elisée rimise il Generale in carreggiata, de Gaulle non fu in grado di dare una risposta all’altezza di quell’evento epocale. Nelle sue intenzioni questa sarebbe dovuta provenire dai referendum sulla cosiddetta “partecipazione”, promossi un anno più tardi. Il popolo li respinse e il Generale, senza batter ciglio, fece ritorno a Colombay les deux Eglises.

Dopo di lui i due gollisti succedutigli all’Eliseo - Pompidou e Chirac –, anche per ragioni generazionali, si sono confrontati solo empiricamente con quella stagione senza prenderla di petto. Sarkò, invece, nella sua vittoriosa campagna elettorale è partito da dove de Gaulle aveva fallito: da una critica senza indulgenza al ’68 e a ciò che ha rappresentato in termini ideologici e di sociologia della classe politica. E’ questo un passaggio indispensabile affinché la destra europea si ponga all’altezza dei problemi che l’agenda politica del terzo millennio ci sta proponendo.

Anche per questo, la vittoria di Sarkozy può rappresentare una svolta nelle vicende politiche del continente europeo. Il voto francese dice alla sinistra che le emergenze del nuovo secolo – dalla sicurezza alle nuove emarginazioni – non si affrontano con un rapido cambio d’abito né limitandosi a offrire un’immagine indubbiamente più gradevole di quelle del passato. E concede al centro-destra la possibilità di una “egemonia post-ideologica” che dia sostanza, omologandole, ad alcune intuizioni che per primo ebbe Berlusconi in Italia nel 1994. In pochi anni il centro-destra ha la possibilità di trovarsi al governo in Francia, Germania e Gran Bretagna. Anche per noi italiani è un’occasione da non perdere: sprecarla, come s’usa dire in questi casi, sarebbe “da infermi mentali”.

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2 COMMENTS

  1. Prof. Quagliarello,

    lei ha
    Prof. Quagliarello,

    lei ha veramente ragione, se Sarkozy manterrà le promesse, egli rappresenterà, in un paese chiave come la Francia, una svolta in positivo per l’Europa.
    Nei suoi ultimi discorsi egli ha sempre detto che il centro-destra vince quando difende i suoi VALORI. Questa affermazione sottintende che se il centro-destra rappresenta solamente i poteri economici esso non va da nessuna parte.
    Oltre alla rivalutazione del lavoro ed al rilancio della competitività francese, i valori su cui Sarkozy ha insistito sono:
    Identità nazionale, non in contrasto con un rilancio dell’Unione Europea anche a livello politico, non solo economico.
    Immigrazione scelta, controllata e non subìta.
    Amicizia con gli Stati Uniti, facendo loro presente però che essere amici non vuol dire essere sempre d’accordo. Un importante tema di dissidenza riguarda l’adesione della Turchia all’UE: l’inizio del processo di adesione è stato forzato dagli Stati Uniti (e da Israele) nonostante gli europei siano in maggioranza contrari.

    Ora, bisogna dire che Berlusconi, se è certamente credibile quando sostiene la cultura del fare e del lavoro, non è molto credibile per quanto riguarda altri valori. Sul tema della Turchia anche Fini è piuttosto amorfo e va contro la volontà della sua base.

    Per fortuna che nel centro-destra ci sono persone come lei, Sen. Quagliarello, e come il Sen. Pera, che sono molto più credibili di Berlusconi quando si tratta di difendere certi valori fondamentali del centro-destra.

    Politici del centro-destra italiano, prendete tutti esempio dall’uomo nuovo del centro-destra europeo, Nicolas Sarkozy!

  2. La speranza: effetto-Sarkozy anche in Italia
    Allons enfants. Dalla Francia giunge una ventata di rinnovamento e di speranza per l’Europa, con tanti spunti di riflessione per l’Italia. La parola d’ordine della sinistra transalpina, supportata dagli immancabili ascari di centro, era: tutto tranne Sarkozy. Ebbene, la missione è fallita. Così come qui da noi è fallita in passato, sta di nuovo fallendo giorno dopo giorno e – ci scommetto – fallirà anche in futuro l’analoga operazione “Tutto tranne Berlusconì” (l’accento è mio). La sinistra conferma, anche al di fuori del nostro Paese, di essere incapace di lanciare messaggi positivi, di coniugare i verbi al futuro, di parlare alla gente. E di avere un solo, eventuale collante: la demonizzazione delle idee altrui e l’anatema verso questo o quell’avversario. Spero che l’esperienza francese possa insegnare qualcosa anche ai centristi di casa nostra: mi fanno un po’ tenerezza quando rivendicano la vittoria di un gollista come se fosse “cosa propria”. Ovviamente, se fosse stato eletto Bayrou avrebbero gridato al trionfo e se avesse prevalso la Royal avrebbero festeggiato il successo di una socialista, ottenuto grazie ai voti del Centro. E’ il solito gioco delle tre carte, il tentativo di esportare sul piano internazionale l’italico sport del salto sul carro del vincitore. Meditino, piuttosto, su tutte le mosse sbagliate da Bayrou, che ha scelto un percorso solitario e contorto con i seguenti risultati: è rimasto fuori dal ballottaggio e non ha inciso sul risultato del secondo turno (nonostante un ipocrita e per certi versi ambiguo endorsement: “Non voterò per Sarkozy”).
    Rifletta, però, anche la Casa delle Libertà. La conquista dell’Eliseo da parte di Sarkozy dimostra che la politica non deve limitarsi alla difesa dell’orticello, ma può essere passione e fermezza, orgoglio e chiarezza. Quanti, in Italia, avrebbero trovato il coraggio di frenare sull’ingresso della Turchia nell’Ue, come invece ha fatto Sarkozy dichiarando: “Quella è Asia Minore, non è Europa”. E ancora: quanti, nel nostro Paese, avrebbero avuto il coraggio di tuonare: “Il ’68 va seppellito”. Per quello che può valere, questa è una tesi che il sottoscritto ripete da anni nelle discussioni con amici e familiari: al di là delle intenzioni di partenza e della buona fede di qualcuno, il sessantottismo si trasformò ben presto in un movimento all’insegna di un ribellismo anarcoide, in una moda chic per i figli di papà, in un caotico e velleitario contenitore di “no” senza alcuna proposta concreta. Ed è lì che affondano le radici il declino attuale, il degrado dei costumi, la dissoluzione di alcuni valori-chiave. Con il suo coraggio e la sua franchezza, Sarkozy ci ha dimostrato che si può ricominciare a lottare (e vincere) nel nome di obiettivi – sono parole sue – come autorità, morale, merito, identità. Con moderazione, responsabilità e buon senso. Ma senza più inchini ai troppi totem del “politicamente corretto”.
    Cordiali saluti
    – Enzo Sara –
    Avellino, 7/05/2007

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