Una svolta per l’Europa

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Una svolta per l’Europa

06 Maggio 2007

Per l’essenziale, l’esperienza politica di Charles de Gaulle si chiuse nel ‘68. Anche se al termine del maggio francese la sfilata della maggioranza silenziosa sugli Champs Elisée rimise il Generale in carreggiata, de Gaulle non fu in grado di dare una risposta all’altezza di quell’evento epocale. Nelle sue intenzioni questa sarebbe dovuta provenire dai referendum sulla cosiddetta “partecipazione”, promossi un anno più tardi. Il popolo li respinse e il Generale, senza batter ciglio, fece ritorno a Colombay les deux Eglises.

Dopo di lui i due gollisti succedutigli all’Eliseo – Pompidou e Chirac –, anche per ragioni generazionali, si sono confrontati solo empiricamente con quella stagione senza prenderla di petto. Sarkò, invece, nella sua vittoriosa campagna elettorale è partito da dove de Gaulle aveva fallito: da una critica senza indulgenza al ’68 e a ciò che ha rappresentato in termini ideologici e di sociologia della classe politica. E’ questo un passaggio indispensabile affinché la destra europea si ponga all’altezza dei problemi che l’agenda politica del terzo millennio ci sta proponendo.

Anche per questo, la vittoria di Sarkozy può rappresentare una svolta nelle vicende politiche del continente europeo. Il voto francese dice alla sinistra che le emergenze del nuovo secolo – dalla sicurezza alle nuove emarginazioni – non si affrontano con un rapido cambio d’abito né limitandosi a offrire un’immagine indubbiamente più gradevole di quelle del passato. E concede al centro-destra la possibilità di una “egemonia post-ideologica” che dia sostanza, omologandole, ad alcune intuizioni che per primo ebbe Berlusconi in Italia nel 1994. In pochi anni il centro-destra ha la possibilità di trovarsi al governo in Francia, Germania e Gran Bretagna. Anche per noi italiani è un’occasione da non perdere: sprecarla, come s’usa dire in questi casi, sarebbe “da infermi mentali”.