Una volta c’erano le camicie nere. Oggi ci sono le toghe
10 Luglio 2008
“Per la sostenuta parzialità e non serenità della sede milanese, aveavano anche inserito la storia del pinocchietto, cioè l’assidua presenza alle udienze di una signora che alle affermazioni degli imputati e dei loro testi, sventolava appunto un pinocchietto di legno” Dice Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera (10 luglio) Ferrarella è giustamente indignato dagli avvocati berlusconiani che non accettano un po’ di giusto dileggio per gli accusati. In quella magnifica patria del diritto che era la Cina maoista, ispiratrice di tanti nostri pm, agli imputati mettevano opportunamente un cappello da asino in testa
“Non è un modo per chiamarmi fuori, ma non voglio giudicare parole che non ho sentito” Dice Andrea Camilleri al Corriere della Sera (10 luglio) Gli hanno detto a Camilleri che per informarsi, se uno non ha potuto seguire un evento in diretta, ci sono quei lenzuoloni di carta pieni di segnetti neri che sembrano formichine? Giornali, mi pare che li chiamino
“E’ possibile una rinascita di tutta la sinistra” Dice Achille Occhetto alla Stampa (10 luglio) Cari amici di sinistra, spero che la mamma vi abbia spiegato a sufficienza come d’estate, a luglio, magari in una piazza assolata il bollito possa essere devastante per la salute
“Chi di noi è passato per il lungo viaggio dentro il fascismo, ha visto in questi anni e mesi, ripetersi il cammino verso la riduzione della libertà” Dice Giorgio Bocca sulla Repubblica (10 luglio) Questa volta alcuni sentimenti di Bocca li proviamo anche noi: i processi politicizzati, le intercettazioni passate ai media per organizzare selvaggi linciaggi delle persone, i comizi in piazza con il linguaggio da osteria degli squadristi. Ecco tutte vicende che ci ricordano il fascismo. Che per noi resta sempre quello di individui che ti vogliono togliere la libertà. E che perlopiù si vestono di nero. Magari con una toga invece che una camicia nera
