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Il ritorno del nucleare/5

Un’opinione pubblica ben informata è più favorevole al nucleare

Come abbiamo già visto nel nostro primo articolo il supporto dell’opinione pubblica è uno dei fattori chiave che rendono un paese “appetibile” per un investimento nell’energia nucleare. Recenti eventi internazionali (come l’incremento nei prezzi energetici e il dibattito a riguardo del cambiamento climatico) e il continuo interrogarsi e discutere sul ritorno del nucleare, non solo in Italia ma in molti altri paesi europei, ha fatto sì che, naturalmente, il pubblico abbia cominciato a conoscere più in dettaglio cos’è l’energia nucleare e cosa può offrire.

In alcuni paesi questo processo naturale è stato aiutato da una campagna informativa dei vari governi – si vedano i casi della Finlandia e della Gran Bretagna – attraverso vari processi consultativi. E sembra che l’opinione pubblica si stia spostando rapidamente verso un atteggiamento più favorevole e possibilista. Questo sta accadendo non solo in Europa ma anche in Italia.

Secondo il sondaggio reso noto da Eurobarometro nel  mese di giugno 2008, in Europa la percentuale tra favorevoli (44 per cento) e contrari (45 per cento) all’utilizzo del nucleare per la produzione di energia elettrica è ormai simile, con gli indecisi all’11 per cento. Ma il trend è chiaramente favorevole ai sostenitori. Un precedente sondaggio di Eurobarometro del 2005, infatti, registrava una percentuale del 54 per cento contraria al nucleare, contro il 37 per cento a favore (gli indecisi erano l’8 per cento). Da notare che il sostegno all’energia nucleare è più forte nei Paesi che già utilizzano tale fonte di energia.

Lo stesso sondaggio ha rilevato che in Italia la percentuale dei cittadini favorevoli al nucleare è aumentata dal 30 per cento del 2005 al 43 per cento attuale, mentre i “contrari” sono scesi dal 55 per cento al 45 per cento (gli indecisi si sono incrementati dall’8 al 11 per cento). In tutta Europa, rispetto al sondaggio di tre anni fa, sono proprio gli italiani che hanno fatto registrare il maggior incremento a favore, cosa molto significativa in quanto in Italia non ci sono centrali nucleari attualmente in servizio.

Va sottolineato come siano i cittadini che si considerano “bene informati” sulla tecnologia nucleare ad essere quelli più favorevoli. Il livello di informazione è rilevante, perché, in generale, i cittadini europei dichiarano di sentirsi poco informati. Sempre secondo Eurobarometro, le conoscenze degli europei sulla tecnologia nucleare sono comunque limitate, in particolare riguardo la sicurezza e la gestione dei rifiuti. E sono proprio gli aspetti della sicurezza e della gestione dei rifiuti quelli considerati fondamentali dagli oppositori del nucleare.

Quasi il 40 per cento dei contrari afferma che sarebbe disposto a cambiare opinione se esistesse una soluzione definitiva e sicura per la gestione dei rifiuti radioattivi. Questo risultato è una chiara indicazione di come una politica di informazione e di consultazione con i cittadini costituisca un elemento importante nell’aumentare il sostegno per il nucleare.

Infine, gli europei riconoscono che l’energia nucleare ha numerosi aspetti positivi. La grande maggioranza ammette che il ricorso al nucleare è vantaggioso perché permette di diversificare positivamente le fonti di energia (64 per cento), riduce la dipendenza dagli idrocarburi (63 per cento) e consente di lottare efficacemente contro l’effetto serra (62 per cento).

Ancora più recente è un sondaggio della Demos, condotto in Italia nell’Ottobre 2008. Il sondaggio mostra  un’opinione pubblica aperta verso l’opzione nucleare – i favorevoli alla costruzione di centrali nucleari in Italia sono il 47 per cento, mentre il 44 per cento rimane contrario all’ energia nucleare, con gli indecisi al 9 per cento. I dati raccolti dalla Demos illustrano anche come le opinioni mutano leggermente quando la domanda su una generica centrale nucleare viene spostata nella provincia di residenza dell’intervistato: i contrari alla costruzione, in questo caso, crescono al 50 per cento, mentre quanti si dicono comunque "a favore" sono il 41 per cento (il 9 per cento  rimane incerto).

Altri risultati mostrano come i maschi siano più favorevoli delle donne; gli “over 45” siano più favorevoli dei giovani; il nord più favorevole del centro o del sud. Infine, gli elettori di destra (PdL, Lega Nord) e Udc si distinguono per essere favorevoli a un rilancio del nucleare, mentre diffidenza e opposizione si ritrovano tra gli elettori del Pd, dell’IdV e in particolare della Sinistra Arcobaleno.

Ma in genere, questi due sondaggi (condotti nel 2008) mostrano come l’opinione pubblica in Italia (così come in Europa) stia cambiando e come stia emergendo una base (e una maggioranza) di cittadini a favore del nucleare. Un’adeguata politica informativa e un serio processo consultivo – da far partire probabilmente una volta che il corrente disegno di legge sia stato approvato – creerebbero una base ancora più numerosa che renderebbe più sicuro un investimento nel nucleare, a fronte anche di mutamenti futuri nella compagine governativa. In questo modo diventerebbe più probabile una politica bi-partisan sul nucleare (un elemento ritenuto importante nel rilancio del nucleare in Gran Bretagna).

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2 COMMENTS

  1. E’ doveroso prima informare gli informatori
    “Gli italiani sanno poco di energia atomica”. Una affermazione simile è quasi “arrogante e offensiva” nei confronti dell’intelligenza dei cittadini italiani. In nome del profitto è indegno di un paese civile accettare qualunque soluzione che “condanna all’estinzione qualsiasi forma di vita” dal nostro pianeta. Ciò premesso dovrebbero essere bandite da qualunque discorso serio e cristianamente responsabile, frasi del tipo “da noi l’energia costa il 30% in più degli altri paesi occidentali”. Purtroppo spesso ci si schiera solo per partito preso, vedi la vertenza sulla questione clima a livello europeo, chiaramente il governo Berlusconi ha ragione da vendere quando invoca il fatto che noi non abbiamo il nucleare e non produciamo scorie radioattive, e di conseguenza certi parametri non possono tener conto soltanto della CO2(sempre trattata dai signori “informatori” come un veleno, quando invece è un elemento indispensabile alla vita, senza CO2 non può esistere l’ossigeno, studiare prego), ma chiaramente devono considerare anche le scorie radioattive prodotte dalle 59 centrali nucleari francesi e non solo, che non possono essere considerate come una buona riserva metallica, ma chiaramente quello che realmente rappresentano e cioè “un problema enorme” per tutta l’umanità. Detto ciò il governo dovrebbe essere conseguente con le sue proteste ed invece, si fa prendere la mano da una propaganda becera e scientificamente arcaica.
    Non è questione di Destra, Sinistra o Centro, ma soltanto di onestà intellettuale e buon senso.
    In un momento in cui tutti i governi delle “nazioni” più evolute e nuclearizzate, sono orientate a ripensare la loro politica energetica, puntando decisamente all’Energia Solare, Stati Uniti, Germania e Francia e si non sembra vero proprio la Francia le cui 59 Centrali Nucleari stanno per arrivare al capolinea, sta pensando seriamente ad altre forme di produzione energetica, in quest’ottica il presidente Sarkozy ha spinto decisamente sull’acceleratore dando vita a all’Unione Mediterranea che ha tra i suoi punti fondanti proprio la produzione di Energia Solare dalle aree desertiche, soluzione che a prescindere dalla propaganda sterile spesso ignorante a volte pure in malafede è scientificamente fattibile, in quanto le soluzioni ipotizzate per il trasporto dell’energia in tutta Europa sono già utilizzate da anni negli USA ed in Canada ed anche in piccola parte nello stesso Mediterraneo. Il punto debole di questa soluzione è data dall’instabilità politica di dette aree desertiche, problema che chiaramente Nicolas Sarkozy mira a risolvere con la creatura “Unione Mediterranea”. Negli Stati Uniti non si costruiscono Centrali Nucleari dal 1979, le 103 presenti a breve saranno a fine vita, ed il governo è fortemente impegnato a fianco delle migliori imprese ed Università nella ricerca di soluzioni energetiche innovative che vadano oltre il nucleare, non a caso il Dipartimento di Stato nel dicembre 2006 con un comunicato ufficiale ha annunciato che una ditta che collabora alle Missioni Spaziali aveva raggiunto nel fotovoltaico a concentrazione un fattore di conversione di oltre il 40%, ebbene a poco meno di due anni sempre da quelle ricerche hanno preso corpo soluzioni concrete che hanno portato, già le prime commesse Europee, 10 MW in Spagna(Madrid è stata scelta come sede europea della società che ha il suo quartier generale nell’area della Silicon Valley, territorio proiettato nel futuro ormai da diversi lustri) e 1,6 MW in Grecia, con circa 1 MW già installato. Come al solito noi stiamo a guardare nonostante l’Università di Ferrara è da parecchi anni che lavora a questo progetto senza credito alcuno, in quanto la cantilena le energie alternative “non possono”, “non servono” la fanno da padrone nei salotti che contano, portando a pensare che ciò che si vuole raggiungere non sia la soluzione energetica ma piuttosto il prestigio di poter esibire a livello internazionale il “potere nucleare”. Il problema è uno solo stare ai passi con i tempi, anziché essere sempre a ruota degli altri, sembra una vera maledizione ma ormai da decenni in Italia sembra impossibile riuscire a stare all’avanguardia, ed allora che cosa partorisce la mente illuminata dei nostri governanti sia di Destra ma sopratutto di Sinistra: il “Nucleare”, figlio culturale della Sinistra Riformista(Chicco Testa, Veronesi e tanti altri meno coraggiosi) che dovrebbe essere rispedita a scuola. Spiace che la Destra cerchi il sorpasso proprio in uno dei campi più beceri, Casini, Scaiola e tutti quelli che s’ispirano ai valori Cristiani si dovrebbero confessare di corsa perché peccano gravemente nel proporre la “soluzione nucleare”. Ormai le centrali da installare nel nord Africa sono molto più economiche del Nucleare, ed in quest’ottica un grazie per l’accordo raggiunto con la Libia da Silvio Berlusconi, che potrebbe essere molto più prosperoso per entrambi i Paesi di quanto certe menti chiuse riescono ad immaginare sia a destra che a sinistra, Silvio a differenza di tanti altri(che gli stanno vicini) spesso è lungimirante, altrettanto dicasi per gli ottimi rapporti con la Turchia. Relativamente al nucleare mettiamo da parte i contrasti sterili con il più grande scienziato vivente che abbiamo e valutiamo seriamente l’ipotesi di Centrale al Torio, che comunque chiaramente non può che essere vista come una soluzione di supporto e da soppiantare dalla “tecnologia solare” su cui siamo fortemente in ritardo.

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