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Oltre la crisi

Usa-Cina, ecco il nuovo bipolarismo mondiale: l’Italia scelga!

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E’ ancora difficile valutare, ora, quanto e come sarà cambiato il mondo alla fine della pandemia da Covid-19. Tuttavia possiamo già cominciare a ragionare su alcuni dati inequivocabili.

Tra questi il primo e più fondamentale mi pare il fatto che gli sconvolgimenti politici ed economici portati dal contagio rappresentano già ora parte di un grande processo di riassestamento dell’equilibrio di potenza mondiale intorno a una più accentuata polarizzazione tra Cina e Stati Uniti.

Il regime cinese, nonostante l’impatto dell’epidemia nata nella sua provincia di Hubei, sta tentando – attraverso un mix spregiudicato di feroce contenimento e di massiccia propaganda – di trasformare la calamità addirittura in una nuova, grande occasione per estendere la propria potenza economica e politica: e in ciò trae profitto dal fatto che l’Occidente è stato colpito dall’epidemia in maniera massiccia, con reazioni (anche escludendo i casi drammatici di Italia e Spagna) non univoche, né sempre tempestive ed efficaci.

La dittatura comunista/mercatista asiatica può così da un lato contrapporre alle esitazioni, ai ritardi e alle contraddizioni delle democrazie occidentali il “modello cinese”, presentandolo come una marcia trionfale guidata da un potere efficiente ed illuminato (nonostante le proprie catastrofiche responsabilità e censure) e propagandando sé stessa come la potenza generosa che porta soccorsi e consulenza; dall’altro, essa può approfittare della debolezza e del bisogno altrui per guadagnare ulteriori posizioni nella sua strategia di infiltrazione progressiva in Europa e nel Mediterraneo. Una strategia portata avanti con costanza e astuzia nell’ultimo decennio attraverso investimenti massicci e un lobbying incessante, e da ultimo incanalata nell’ambizioso piano della “Nuova Via della Seta”. Allo stato attuale l’incombere dell’Impero di Mezzo trova deboli resistenze, per non dire molte connivenze, in un’Europa mai apparsa così debole e divisa come oggi davanti alla sfida di un’epidemia che non soltanto mina molte economie continentali già avviate su una faticosa salita, ma assesta un altro forte scossone alla tenuta dell’Ue.

Dall’altro lato, gli Stati Uniti saranno costretti ad organizzarsi per contrastare questa avanzata, ma il loro compito non è facile. Donald Trump, pur ovviamente concentrato in questo periodo sulle strategie per contrastare il virus sul piano sia sanitario che di rilancio dell’economia, è evidentemente ben consapevole dei rischi insiti nell’attuale tendenza, e lancia segnali verso molti paesi europei, offrendo sostegno economico e attrezzature mediche. Il problema è se la crisi del Coronavirus sarà in grado di mettere in pericolo quella che fino a poche settimane fa sembrava una facile corsa verso la rielezione. La spinta verso un lockdown severo, contestualmente a misure energiche di sostegno al reddito e alle strutture sanitarie, sembrano garantirgli per ora un consenso solido. Ma non c’è dubbio che attualmente la situazione non congiura a favore di un forte impegno americano sullo scacchiere del Vecchio Continente, anche volendo considerare – come Trump ha già fatto da quando l’operazione “Nuova Via della Seta” è emersa clamorosamente allo scoperto in tutti i suoi tratti “imperiali” – una revisione in senso assai più interventista della originale sua politica estera dell’America first orientata a una presenza a scartamento ridotto sullo scacchiere euro-mediterraneo.

Quel che è certo è che nella prevedibile, nuova fase di recessione economica che il mondo intero subirà quando l’emergenza pandemica sarà finalmente superata l’Europa apparirà ancora di più in tutta la sua fragilità come terreno di conquista del rinnovato bipolarismo mondiale. Un bipolarismo sempre più evidente tra due modelli antitetici di organizzazione del potere, manifestatosi in tutta la sua radicalità proprio nelle opposte risposte dei due paesi all’epidemia: da un lato la repressione spietata imposta con il terrore per la ragion di Stato e di partito; dall’altro una strategia pragmatica attenta a salvaguardare finché possibile le libertà civili, l’impresa, il mercato, la divisione dei poteri.

In questa sfida sempre più serrata che si profila per l’ora della ricostruzione l’Italia, più ancora che altri paesi europei, sarà costretta a fare una scelta di campo precisa ed univoca. Le crepe sempre più innegabili e profonde nella logica che regge ancora l’Ue e l’area dell’euro lasciano oggi il paese sempre più isolato, in balia degli eventi, sospeso tra la svendita a prezzi di saldo degli asset economici ai paesi del Nord e un’impossibile autosufficienza fondata su moneta nazionale, svalutazione selvaggia e debito fuori controllo. In questa situazione saranno prevedibilmente ancora più forti e insinuanti le sirene provenienti da Pechino. Sirene che da molto tempo hanno già fatto breccia in una parte considerevole dell’establishment politico del paese, soprattutto all’interno delle forze componenti l’attuale coalizione di centrosinistra, ma anche in larga parte del mondo imprenditoriale e mediatico, sempre più ricco di “ambasciatori” in chiaro raccordo con l’Impero celeste.

E’ necessario allora che si apra al più presto un dibattito aperto, autentico sulla politica estera del paese in prospettiva globale, e sulle scelte alternative che essa implicherà.

In particolarmente, deve essere chiaro che rispetto al vicolo cieco di un europeismo tradizionale ormai devastato dalla realtà esistono solo due possibili linee tra loro incompatibili: o lasciarsi andare tra le braccia dei cinesi, assecondandone i progetti di potenza euroasiatici (peraltro da confrontare anche con una prevedibile reazione della Russia) e regredendo allo stato di para-colonia insieme a molti paesi africani e mediterranei, o trovare un saldo appoggio in un nuovo raccordo atlantista con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, rafforzando le istituzioni liberaldemocratiche e rinvigorendo la vocazione manifatturiera vocata alle esportazioni della nostra economia.

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2 COMMENTS

  1. Il problema è l’Europa a guida Franco/Germanicha che non piace a nessuno tantomeno agli USA che hanno sempre temuto una Europa Germanocentrica e avevano ragione. Noi Italiani siamo i soliti “sbandati” per non avere mai le idee chiare ed aver eletto una classe politica di inetti. Ora con la sinistra al governo siamo alla svendita totale del Paese ma, come al solito, ce ne accorgeremo a cose fatte per poi lamentarci.

  2. Certo che gli Americani sono incredibili. Attaccano e criticano tutto e tutti pur di riservarsi il privilegio di fare sempre i comodi loro. Ultimamente hanno “criticato” l’U.E. e l’Italia per gli accordi con i Cinesi sulla via della seta, poi per gli aiuti medici, stessa cosa per quanto riguardano gli aiuti Russi per l’emergenza del corona virus. Mi pare che la loro arroganza stia superando i limiti, fanno guerra commerciale e impongono limiti a tutti (giusto o sbagliato che sia) per poi fare accordi fantaggiosi solo per loro stessi.

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