Veltroni parla di salario minimo ma non conosce la storia
21 Febbraio 2008
Nel suo programma di
governo Walter Veltroni ha indicato anche la proposta di prevedere un salario
minimo per i lavoratori precari, intorno a 1.000 euro al mese. Trattasi di una
misura tipicamente dirigista e distorsiva, che evidenzia le radici ideologiche
del candidato e dei suoi consiglieri.
Il salario minimo
garantito, previsto nell’ordinamento di molti paesi industriali, ma non in
Germania o nei paesi scandinavi, é fortemente criticabile sotto diversi punti
di vista.
Innanzitutto costituisce un’inopportuna intromissione dello Stato
nella libertà di contrattazione tra le parti. Oggi sindacati e imprenditori
possono negoziare liberamente la struttura dei salari e stabilire dei livelli
minimi, se lo ritengono opportuno. L’inserimento, per altro non richiesto,
del legislatore costituisce un grave
esempio di dirigismo statalista di cui il nostro sistema non ha proprio
bisogno.
Sul piano strettamente economico, gli effetti negativi di un tale provvedimento
sono numerosi. Innanzitutto, si riduce la domanda di lavoro meno qualificato,
il che comporta una riduzione delle ore lavorate o la disoccupazione dei
lavoratori meno qualificati.
In secondo luogo, per le imprese che operano su
mercati concorrenziali si riduce il margine di profitto con la uscita dal
mercato di quelle più deboli. Per altro le imprese piccole o di carattere
artigianale, dove elevata è l’occupazione di lavoratori poco qualificati,
risulterebbero le più danneggiate da tale provvedimento. Per le imprese che
invece operano in un comparto monopolistico, l’aumento del costo del lavoro
conseguente all’introduzione del salario minimo verrebbe trasferito sui prezzi
finali dei prodotti. Ciò determinerebbe un’ulteriore spinta inflazionistica,
che giungerebbe nel momento in cui l’inflazione è in ripresa in Italia. Infine non va sottovalutato l’impatto sociale
di tale provvedimento.
Escludendo o
penalizzando sul mercato del lavoro i lavoratori meno qualificati si rende più
difficile l’inserimento di giovani nel mondo produttivo, condannandoli alla
marginalità o alla economia sommersa, così come si complica il processo di
integrazione degli immigrati, che avranno maggiore difficoltà ad essere
assunti. Sottolineo che in Sud Africa, all’epoca dell’apartheid, i sindacati
bianchi erano decisi sostenitori del salario minimo perché costituiva una
“barriera” economica e del tutto legale alla assunzione di lavoratori di colore
che per la maggior parte erano non qualificati.
In definitiva la
proposta di Veltroni presenta aspetti buonisti “ma anche” serie conseguenze
negative proprio per coloro che si vorrebbe aiutare.
