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Paura delle urne

Venezuela, le elezioni si avvicinano e Chavez mette a tacere l’opposizione

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Il pugno duro di Chávez miete nuove vittime. La messa sotto stato d’accusa di uno dei suoi acerrimi nemici, il proprietario di Globovisión, Guillermo Zuloaga, oggi rifugiato negli Stati Uniti, è solo l’ultimo atto della repressione politica portata avanti dal dittatore venezuelano. Alle porte di un importante evento elettorale, il chavismo s’inasprisce, sferrando attacchi contro i nemici interni e riaccendendo vecchie, ma mai risolte, questioni con i vicini regionali, prima tra tutti la Colombia. Una cartina tornasole di un regime autoritario ormai in crisi, incapace di mantere il controllo interno e di garantirsi il consenso popolare.

67 anni, Zuloaga è una delle figure più odiate dal regime chavista. Il suo canale TV, Globovisión, è l'unica voce ancora indipendente, pronta a denunciare lo stato di degrado in cui versa il Venezuela. La sua linea editoriale, contraddistintasi sempre per libertà ed autonomia, infastidisce non poco il governo centrale, rinomato nel mal sopportare qualunque tipo di critica gli sia mossa. Non sottoposta alle “linee di indirizzo” dettate da Chávez, Globovisión si è sempre premurata di mostrare all’opinione pubblica l’altro volto del “neobolivarismo”, fatto di corruzione, scandali e mal governo. L’ultimo reportage mandato in onda, ad esempio, denunciava la presenza di decine di milioni di tonnellate di cibo avariate, importate dal governo, e lasciate marcire. Fatto non certo encomiabile, se si pensa che il cibo è divenuto il nuovo “oro sociale” in Venezuela.

Dopo diversi tentativi di zittire la rete, tutti miseramente falliti, il caudillo ha deciso di impiegare uno dei suoi bracci più efficaci per annientare lo “scomodo” Zuloaga: la frangia corrotta della magistratura. L'11 giugno, infatti, Chávez è riuscito a far emettere un avviso di garanzia contro il dirigente, accusato di “appropriazione indebita di denaro” per aver truccato il prezzo di alcune vetture della sua concessionaria d’auto. Le porte del carcere di massima sicurezza si sarebbero aperte per il temuto oppositore al regime, se questi non fosse riuscito prontamente a fuggire e ottenere asilo politico negli Stati Uniti. Dopo la fuga di Zuloaga negli USA, il Presidente venezuelano ha deciso di assestare un altro colpo all'indipendenza di Globovisión: un’abile manovra finanziaria ha assicurato allo Stato la detenzione del 48,5% delle quote azionarie della rete TV, garantendo la presenza di un rappresentante governativo all'interno del consiglio di amministrazione (CdA) dell'emittente. E proprio mentre Hugo Chávez enunciava la sua visione di come dovrebbe essere composto il CdA di Globovisión, questa promulgava un comunicato stampa nel quale ricordava che la “la linea editoriale non ha quote azionarie, acquistabili da alcun soggetto, privato o pubblico che sia”.

Il caso di Zuloaga e Globovisión non e’ tuttavia l’unico nel Venezuela di Chávez. La scure del regime ha infatti colpito giornalisti “indomabili” come Francisco Pérez, condannato a tre anni e nove mesi di reclusione per “offesa a pubblico funzionario”, dopo aver denunciato il nepotismo di un sindaco venezuelano. Nel 2007, la repressione aveva mietuto un’altra vittima importante: l’emittente televisiva RCTV. La sua chiusura aveva provocato reazioni di sdegno a livello nazionale, tanto che manifestazioni prevalentemente organizzate da gruppi studenteschi si erano ripetute per giorni lungo le strade delle principali città del paese. Zuloaga è quindi solo l’ultima vittima della strategia praticata dal Chávez, preoccupato per un possibile rafforzamento del fronte dei suoi oppositori.

Come riportato da Freedom House, il Venezuela oggi si colloca tra i paesi a rischio d’implosione per la natura antidemocratica del regime e la crescente mancanza di libertà, come quella di espressione. L’inasprirsi della repressione deve far riflettere sullo stato dell’arte di questo governo: garantitasi la possibilità di essere rieletto a vita alla carica presidenziale (in seguito al referendum costituzionale del febbraio 2009), Chávez deve affrontare oggi il problema del mantenimento del consenso popolare. Un’impresa non semplice, data la crisi economica e la povertà in cui versa il paese, ma che per il regime e’ di fondamentale importanza, alla luce delle elezioni per l’Assemblea Nazionale che si terranno il prossimo 26 settembre. Secondo gli ultimi sondaggi, infatti, il fronte anti-Chávez conquista sempre più l’opinione pubblica, tanto da far temere al PSUV (Partido Socialista Unido Venezuelano) di perdere la maggioranza dei seggi in Assemblea.

 Incapace di risolvere i problemi reali che attanagliano il Venezuela, il governo preferisce ricorrere a vecchie tattiche, come la creazione di “nemici della patria che cospirano contro la felicità ed il benessere del popolo venezuelano”. Non solo nemici interni, come la stampa sovversiva, ma anche esterni, in primis Bogotà, sempre pronta, grazie all’“avallo degli yankees” ad “infangare il buon nome del Venezuela, con fumose accuse di collusione di Caracas con le FARC”. I problemi del paese, invece, non appaiono così vaghi. Questi sono identificabili e quantificabili: inflazione al 30 per cento; criminalità organizzata dilagante; carenza di servizi pubblici di base; gap sempre maggiore tra zone urbane e rurali; violazioni delle libertà democratiche; corruzione come pratica sociale istituzionalizzata.

L’agenda politica di una classe dirigente responsabile dovrebbe porli come primi punti all’ordine del giorno, ma così non è nel caso venezuelano. La violazione quotidiana della libertà di stampa è il riflesso di una più generale e disprezzabile pratica governativa per il sostentamento dello status quo politico. La propaganda istituzionale a tutto campo, il controllo dei mezzi di comunicazione, l’asservimento della magistratura e delle forze di polizia sono i pilastri su cui si è costruita e si regge oggi la “dittatura chavista”.  

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3 COMMENTS

  1. Democrazia Occidentale e verità alla maniera di Goebbels
    Uno degli aforismi più conosciuti di Joseph Goebbels fu: “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”.
    Dal 1998 tutti i mezzi di comunicazione, di proprietà della vecchia oligarchia, hanno applicato questo aforisma, spacciando per verità evangeliche le menzogne più descaratas, come avrebbero detto gli amici Venezuelani.
    Globovisión fu tra le più attive TV che pilotarono il golpe del 2002, fatto riconosciuto pubblicamente dai militari golpisti in decine di interviste andate in onda nei giorni 11-13 aprile 2002. Chávez ebbe il torto di non sbattere in galera i 350 firmatari del decreto Carmona e consiglio all’autrice di spulciare detta lista.
    Però l’autrice fa apparire come martire al signor Guillermo Zuloaga, perseguitato dal dittatore, costretto a rifugiarsi negli Stati Uniti, da perseguitato politico e non perché non vuole sottoporsi a un processo per svariati reati, in cui si parla sempre di soldi e non di diritti dell’informazione. I giudici che sentenziarono che in Venezuela non vi fu nessun golpe, erano onestissime persone. I giudici che cercarono di portare in tribunale i golpisti erano inetti e corrotti, anche se qualcuno, come Danilo Anderson, fu ammazzato, bloccando ogni processo contro i golpisti.
    Un altro martire è il signor Nelson Mezerhane, anch’egli rifugiatosi negli USA dopo aver fatto fallire il suo Banco Federal, lasciando al dittatore il compito di rimborsare decine di migliaia di piccoli risparmiatori.
    Per essere brevi, fin dal 1998 tutta l’opposizione, compreso la CEV, non ha saputo organizzarsi politicamente perché l’unico elemento in comune di tutta la vecchia classe politica è stato non perdere gli enormi privilegi di cui godeva a discapito dei marginales, come vengono chiamati i seguaci di Chávez.
    L’unica via di uscita, per l’opposizione, è un altro golpe e questa volta con l’eliminazione di Chávez, nell’illusione che possa essere rimessa in auge la Costituzione, o meglio, il patto di PuntoFijo. Tutto il resto è semplice demagogia.

  2. Complimenti a Maria Chiara
    Complimenti a Maria Chiara Albanese pero il suo articolo. E un sollievo vedere che pian piano in Italia si capisce qualcosa di quello che succede nel Venezuela, cosa per niente facile nemmeno per noi venezuelani.

    Al signor Renzo per il suo commento posso soltanto dire che una bugia ripetuta cento volte diventa verità apparente. E questo è il caso del mio Paese. Io La inviterei a vivere un paio di mesi nel cuore stesso della ‘rivoluzione XXI secolo’di Chàvez.

    Li avrà modo di riformulare la sua opinione tra una pausa di energia elettrica e l’altra, tra un sequestro e l’altro, con l’elenco di morti ogni fine settimana in tutto il territorio, intanto guarda il popolo felice che fa la fila per comprare pollo, zucchero,latte nei meravigliosi mercati MERCAL con prodotti scaduti (vedere caso corruzione PDVAL tonnellate di alimenti scaduti), mentre cerca di capire come mai in questi 11 anni si è venduto il petrolio ai prezzi più alti della storia, e gli ospedali cadono a pezzi trascurati in una maniera mai vista. Seduto accanto ad un venezuelano qualsiasi (non chavista acerrimo,non “ricco oligarca”)che deve lavorare e badare alla sua famiglia, forse potrà capire qualcosa di quello che soffre il Venezuela.

  3. ma siete fuori? RCTV è
    ma siete fuori? RCTV è quella che ha organizzato il colpo di stato fallito…. gran bei democratici d’avvero. Capisco l’odio verso chi non la pensa come voi, ma Zuloaga è stato condannato per appropriazione indebita non so se mi spiego. A già dimenticavo che è colpa della magistratura corrota, d’altronde in America Latina per voi sono tutti corrotti, ladri, stupidi…. insomma inferiori

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