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Il Mistero

“Vi spiego la ‘solidarietà radicale’ della Sindone”

Oggi è il Sabato Santo, il giorno del silenzio. Una pietra copre il sepolcro, il Maestro è morto.

Le domande si rincorrono: e le sue promesse? Tutto finisce qui, nello sgomento di un addio cruento? Il cuore è in subbuglio. Ma il sabato non è solo questo, è anche attesa nella paura. Sospensione tra morte e resurrezione. È allenamento della speranza. E la sua icona è la Sindone che “sta a testimoniare precisamente quell’intervallo unico e irripetibile nella storia dell’umanità e dell’universo, in cui Dio, in Gesù Cristo, ha condiviso non solo il nostro morire, ma anche il nostro rimanere nella morte. La solidarietà più radicale”, scriveva Benedetto XVI.

E oggi più che mai la bramiamo questa solidarietà, questa prossimità di Dio. Forse anche per tale ragione, dalle 17.00 del pomeriggio sarà possibile un pellegrinaggio virtuale fino a Torino, per contemplare il Sacro Telo. Cosa ci dice questo oggetto su cui tanti scienziati, credenti e non, si soffermano da anni?

Abbiamo intervistato il Dr. Girolamo Spagnoletti, MD, PhD, Medico Chirurgo e specializzato in Studi Sindonici, per rispondere ad alcuni interrogativi sul mistero che accompagna il Telo, per comprendere la sua specificità dal punto di vista scientifico e la sua grandezza agli occhi della fede.

Come è giunta fino a noi la Sindone? Per chi non l’avesse mai vista, può fornirci una descrizione?

La Sindone è un tessuto di lino a spina di pesce delle dimensioni di circa 4,41×1,12 metri, contenente la doppia immagine di un uomo. Sia la fibra tessile utilizzata, sia il metodo di lavorazione, sia le sue misure corrispondenti precisamente a 8×2 cubiti siriani narrano di una provenienza mediorientale, di un ambiente giudaico, e di rituali funebri del I secolo. La prima fonte storica sulla Sindone è risalente al 1353, quando il cavaliere Goffredo di Charny fece costruire una chiesa a Lirey (Francia), per custodire il Sacro Lino. L’analisi dei pollini presenti sul Telo conferma che essa è stata esposta in Palestina, a Edessa e a Costantinopoli. Come sia giunta da Costantinopoli in Francia non è dato sapere. Posso solo ipotizzare che un cavaliere l’abbia messa in salvo durante l’assedio di Costantinopoli del 1204 e l’abbia portata in Europa.

Possiamo escludere scientificamente si tratti di un falso, ad esempio, dell’opera di un artista?

È estremamente difficile, con le conoscenze scientifiche di oggi, ipotizzare che si tratti dell’opera di un artista. L’immagine sulla Sindone non contiene alcun pigmento, né organico né inorganico, e le più sofisticate tecniche attuali non permettono di riprodurre nei dettagli un’immagine simile. Pensare a un artista medioevale con conoscenze più evolute delle nostre mi pare quanto meno ardito. Da qui a concludere che la Sindone sia il lenzuolo che avvolse il Cristo ce ne passa. “C’è abbastanza luce per chi vuole credere e abbastanza ombra per chi non vuole credere”.

Di fronte alla Sindone occorre più ragione o più fede?

Perché scegliere tra le due? “La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s’innalza verso la contemplazione della verità”. “La fede se non se non è pensata, non è niente”. Anche dinanzi al Telo di Torino fede e ragione vanno a braccetto. Tuttavia, ripeto spesso dalla mia prospettiva di uomo di scienza, nella mia esperienza con la Sindone è stata soprattutto la ragione a guidarmi. Le difficoltà che la mia ragione dovrebbe affrontare e risolvere, se la Sindone fosse un falso, sarebbero molte di più delle difficoltà che, nella stessa situazione, affronterebbe la mia fede, che non dipende dalla Sindone. Atei e credenti di altre religioni, con poche ideologizzate eccezioni, studiano il Lino con la stessa attenzione con cui lo studiamo noi. La Sindone è un fatto. E interpella la ragione di tutti.

Sul Telo ci sono dei particolari che possono essere attribuiti esclusivamente alla figura di Gesù di Nazareth?

Se parto dal presupposto che l’immagine sulla Sindone sia davvero l’impronta di un cadavere, non mi è noto nella Storia alcun altro caso di condannato a morte che sia stato flagellato, coronato di spine, crocifisso, trafitto nel costato, avvolto in un lenzuolo, eccetera, eccetera. Molti si sono avventurati sulla strada del calcolo delle probabilità. Un’analisi statistica, che a me piace perché fornisce un risultato facilmente comprensibile e che ha preso in considerazione 8 aspetti del telo, 9 caratteristiche delle microparticelle sul tessuto, 14 caratteristiche del sangue, 16 ipotesi sulla produzione dell’immagine, 3 elementi sulle altre immagini presenti sul telo, 20 elementi relativi all’ “uomo della Sindone”, 12 eventi storici e 18 analogie tra “uomo della Sindone” e narrazioni evangeliche, ha concluso che è più probabile che alla roulette esca lo stesso numero per 116 volte di fila piuttosto che l’ “uomo della Sindone” non sia Gesù di Nazareth. Eppure non è ancora abbastanza per chi non vuole credere.

Se la Sindone è il sudario di un uomo morto, perché per i cristiani proverebbe la resurrezione?

Sindone e sudario sono due componenti distinti del corredo funebre ebraico e non dobbiamo confonderli. Molti elementi supportano che il Lino fu a contatto con un uomo veramente morto, primo fra tutti la macchia di sangue post-mortale a livello del costato. Tuttavia ci sono anche indizi della Resurrezione. Li chiamo “indizi” perché la Resurrezione non si può “provare”. L’assenza di sbavature ed effrazioni delle tracce ematiche, l’assenza di segni di decomposizione, i calcoli temporali della fibrinolisi e del rigor mortis, una lettura attenta del capitolo 20 di Giovanni mi confermano che, dopo un tempo di circa 40 ore, il Corpo si sia separato dal lenzuolo, senza aprirlo.

È possibile che un cadavere lasci su un tessuto un’impronta simile a quella della Sindone? Attraverso quale processo scientifico potrebbe accadere?

Non mi è noto nella Storia alcun altro caso di cadavere che abbia lasciato nel suo telo funebre un’immagine simil-sindonica. Se qualcuno sapesse scientificamente come l’immagine della Sindone si sia prodotta, avrebbe risposto alla Domanda delle domande. Ma Dio ama celarsi nel chiaroscuro. Egli aspetta la nostra libera risposta d’amore. Se fossimo costretti ad aderire a lui dall’evidenza della scienza, il nostro non sarebbe amore. Tra le decine di ipotesi avanzate, quelle più accreditate tra gli studiosi sono le ipotesi con le radiazioni. È difficile ottenere sperimentalmente risultati visibili perché sono necessarie tensioni fino a decide di milioni di Volt. L’idea che la Resurrezione si sia accompagnata a un lampo energetico, magari anche luminoso, ci affascina e ci introduce alla contemplazione. Guardiamo la Sindone non solo come documentazione dei segni della Passione, non solo come custode del Corpo morto durante il Sabato Santo, ma anche come primo testimone della Resurrezione.

 

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