Villari è la nemesi del Pd e parte dal patto D’Alema-Buttiglione

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Villari è la nemesi del Pd e parte dal patto D’Alema-Buttiglione

21 Novembre 2008

 

Riccardo Villari non si dimette dunque dalla presidenza della Vigilanza e la pietruzza rotolante di questo suo rifiuto, ora dopo ora, si sta trasformando in una valanga che rischia di portare il Pd al suo giusto destino: la fine ingloriosa.

Come il calcio, infatti, la politica ha le sue regole, i suoi “principali”. Come nel calcio queste regole si intrecciano con il fato e la fortuna. Come nel calcio, infine, quel che conta è l’uomo. E la fine ingloriosa del Pd che Villari sta accelerando era scritta là dove la storia di Villari inizia e quel luogo politico non è affatto la Dc, come si affrettano a dire i commentatori di sinistra –quasi tutti- oggi affranti. No, il destino di Villari, la sua coazione e non dimettersi, la sua incredibile capacità di bloccare la storia “gloriosa” del Pd, trasformandolo in una casa d’appuntamenti (tesi dell’ideologo di Veltroni, Tonini), hanno origine in ben altro luogo che non la Dc: il ristorante Gambero Rosso di Gallipoli. In quel delizioso locale, infatti, nella tarda estate del 1994 si incontrarono Massimo D’Alema e Rocco Buttiglione. Quella cena diede l’inizio ad una infinita giravolta di complotti di Palazzo –vuoi con regia D’Alema, vuoi con regia Veltroni, vuoi dell’uno contro l’altro- che colpirono a morte il primo governo Berlusconi, che “inventarono” il governo Dini, che fecero del trasformismo più cinico il baricentro della azione dei Ds, che portarono alla vittoria elettorale del ’96, poi al ribaltone contro Prodi del ’98, poi alla crisi del governo D’Alema nel 2000 e giù giù per li rami fino alle miserie attuali (turbinio di congiure di cui lo stesso Buttiglione, fu peraltro, ora artefice, ora vittima). Bene, Riccardo Villari è il prodotto eccelso, vero e proprio “homunculus” di quell’alchimia, di quella pietra filosofale dalemian-veltroniana che doveva trasformare in oro, il vile metallo di una sinistra che tutto sapeva fare, tranne elaborare il lutto della fine del comunismo e trasformarsi in partito riformista.

Villari è infatti il prototipo dell’ “uomo mastellato”, di quel politico forgiato da Rocco Buttiglione –ma ben più, e meglio, da Clemente Mastella- che ha svolto un ruolo decisivo, cruciale, in tutta la strategia di potere dei Ds per ben 13 anni, sino alla nascita del Pd. Villari è il prototipo puro del dirigente dell’Udeur, quel accrocco di transfughi che nel 1998 lasciò la Casa delle Libertà -in cui erano stati tutti eletti- e votò la fiducia a quel Massimo D’Alema che aveva appena sgambettato Romano Prodi, dopo che Rifondazione era uscita dalla maggioranza. Villari,  viene da lontano e va lontano e non è affatto un democristiano Doc. Quando la Dc è morta, lui era ancora in fasce, politicamente. Lui è un pupillo del trasformismo dalemian-mastelliano, custodisce nel suo Dna la banalità dell’isteria per il potere e il cinismo del peggio della tradizione comunista e del peggio della politica democristiana.

Villari, insomma, è un messo della Nemesi.

Una Nemesi che ferisce a morte il Pd, si badi bene, dopo pochi mesi che altri suoi due messaggeri avevano travolto definitivamente le speranze della sinistra italiana di potersi presentare come forza di governo.

Il secondo governo Prodi, infatti, ebbe la Nemesi come assassina, nelle vesti di un Procuratore di S. Maria Capua Vetere che –emulo di Borrelli, e forte della sua stessa arroganza antipartitica- decise di arrestare la moglie di Mastella, senza prove, per un reato inesistente. E la Nemesi si ripresentò al centro della scena poche ore dopo, quando Mastella, proprio lui, il figlio prediletto della cultura della cena del Gambero Rosso di Gallipoli, il campione del trasformismo promosso e diretto da D’Alema, decretò la fine ignominiosa del Prodi secondo.

 Si dirà, che il Pd, però, è nato proprio per uscire da quella logica, che Veltroni l’ha voluto per chiudere con le coalizioni, con le congiure di Palazzo, ed è vero. Nelle intenzioni. Ma sono bastati pochi mesi e ormai anche i ciechi si sono accorti di una mancanza radicale, costitutiva: il Pd di Veltroni non ha la minima idea di quali riforme proporre, non si pone neanche il problema di come obbligare la maggioranza a trattarle di fronte ad un tavolo. Il Pd di Veltroni (con Epifani) corre persino dietro ai piloti di Alitalia, poi dietro l’Onda studentesca, poi dietro al proprio salvifico corteo del 25 ottobre, poi dietro Barack Obama. Veltroni corre, corre… e sta sempre fermo. Non elabora, non propone, e quindi segue sempre più supino l’iniziativa del braccio destro di Borrelli, che non a caso, si è scelto come unico supporto, avendo ben cura di uccidere tutti gli altri alleati portatori di una cultura riformista.

 Su questa scena, con questi complici, con questa storia alle spalle Villari si muove.

E la Nemesi si scalda, pronta a colpire di nuovo il certo vincitore di questa ennesima congiura contro il leader che colpisce oggi Veltroni, come ieri Prodi, e Rutelli, e Amato e D’Alema.

 Il prossimo giro, in questo demente gioco dell’oca di una sinistra senza anima, pare essere di nuovo di D’Alema, quantomeno come kingmaker, ma c’è da scommettere che se non verrà ucciso da un altro Villari, sarà ferito a morte da un altro inviato dalla Nemesi, magari con la toga.