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Il dibattito sui 150 anni dell'Unità

Viva l’Italia dei quattro cantoni e addio al centralismo giacobino

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Non c’è niente da fare. Il politicamente corretto alla fine stufa. E’ palloso e stantìo e soprattutto non indica nessuna strada alla politica. Il limite più grave. Prendiamo l’unità d’Italia. Ne parlano i leghisti con il classico senso della realtà e subito si agitano le acque come se si bestemmiasse in chiesa. Calderoli afferma il principio di realtà: se l’unità d’Italia, oggi, non passa per il federalismo, si fa solo chiacchiera salottiera. Infatti, fino ad oggi, con il freno a mano tirato su questo snodo cruciale si è fatto chiacchiericcio indistinto, senza tono e sostanza.

L’Italia ha visto in campo molti progetti di unità nazionale, ha vinto quello delle élites piemontesi. Qualcuno dirà massoniche, qualcun altro dirà anticlericali, sia come sia, ha vinto quell’idea. Ma questo non è un dogma perché nella storia vige il revisionismo intelligente. Dunque, cari laici filo-sabaudi, largo alle critiche e al pensiero. Zaia, fra gli altri, ne ha uno niente male: la nazione è divisa, ci sono già due Italie, il Nord e il Sud, allora tanto vale prendere di petto la questione e sottrarre al centralismo giacobino l’egemonia.

Meglio un cantone europeo con territorio che si autogoverna, legifera, rimane ancorato alla propria storia, alla priopria tradizione e alla propria lingua. Così si fa solidarietà inter-territoriale, e, aggiungo, interdistrettuale. Un cantone europeo con Padania, Svizzera e Slovenia. I quattro cantoni, se ci mettiamo il cantone del Sud Italia. Se ne discute di geografia a macchie di leopardo in Europa e nel mondo, perché la globalizzazione passa per i territori attraverso flussi ingovernabili dagli stessi vincoli nazionali e di sistema-paese.

Dov’è lo scandalo? Inoltre, l’Italia dei quattro cantoni, l’Italia-Europa dei quattro cantoni, e l’Europa dei popoli sui territori, con intrecci e reti socioeconomiche non indifferenti. Roba che non si può fare al di fuori delle trame di unità, dei distretti industriali e culturali. Che superano i confini ottocenteschi.

Zaia cita Napolitano e il suo richiamo alla coesione nazionale. E' coeso ciò che può stare insieme e allargare lo spettro della società italiana. Non serve a niente ignorare che la Calabria è più vicina al Marocco che alla Svizzera. Anzi. Del resto, questa spinta "cantonale" ha radici in storie trasversali e nobili. Penso al teorico dei distretti industriali, Giacomo Becattini, che osserva: "La proposta pratica che mi pare discenda dall’analisi dello sviluppo locale è una combinazione ancora poco definita, quindi da approfondire assai, fra una 'cantonalizzazione', diciamo infra-nazionale, e un integrazione, diciamo continentale, degli stati-nazione, dall’altro". Inoltre, si precisa che il "cantone" è "che in sostanza ripete in piccolo lo stato-nazione".

Federalismo a geometria variabile: art. 116 della Costituzione. Oggi conta il radicamento territoriale – dunque locale – non ristretto. I quattro cantoni non sono uno spazio localistico asfittico. Macroregioni alla Miglio e luoghi concreti. Non si può stare insieme come apolidi o spaesati. Ciò toglie al quotidiano dei cittadini quella giusta quota di joie de vivre, oggi necessaria come il pane. Le banche di credito cooperativo potrebbero favorire la ricchezza di aree più vaste e coese. Muterebbe la forma del risparmio e la cultura diventerebbe coltivazione di un’idea per stare insieme. Un ethos, che poi, in greco, vuol dire "luogo". Giochiamo ai quattro cantoni. Per l’Italia.

Tratto da Il Tempo

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2 COMMENTS

  1. No ai cantoni si ai cantucci
    Non sono d’accordo, perchè il cantone è troppo grande e sa di globalizzazione. Mogli e buoi dei paesi tuoi. Io propongo di federare le parrocchie, che però devono essere poco estese e conservare la purezza del rione; diciamo settecento – mille parrocchiani al massimo. Comanda il Parroco, eletto direttamente dai parrocchiani con il consiglio del farmacista. Il Vescovo sta a casa sua e non si impiccia; però può venire una volta all’anno al massimo: invece che baciare i bambini, che forse è meglio, gli diamo un cesto di prodotti locali, così lui benedice e se ne va. Il Papa stà a Roma e se abbiam bisogno andiamo noi.

  2. ridurre le tasse
    sono abbastanza d’accordo con Esatau. Ma in alternativa a quanto da lui proposto si possono abolire le regioni e le province. Grazie ai soldi risparmiati sarà possibile ridurre le tasse. Di questo, soprattutto, c’è bisogno. Non certo di quattro o sei od otto cantoni.

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