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Wikileaks, l’asse Chavez-Castro si rafforza e preoccupa gli USA

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Nell’attuale scenario internazionale, l’asse Caracas-l’Avana è una delle alleanze più pericolose ed ostili a Washington. Questa affermazione, che fino a poco tempo fa era considerata l’opinione di alcuni, oggi trova concretezza anche nei documenti riservati messi online sul sito Wikileaks. Tra le oltre 2 milioni e mezzo di mail del Dipartimento di Stato pubblicate da Julian Assange, fondatore di Wikileaks, si leggono note, dispacci e pareri del corpo diplomatico statunitense dispiegato in America Latina. Il leit motiv? La cubanizzazione del Venezuela.

La pervasività dell’influenza castrista nella struttura statale venezuelana farebbe leva da un canto sulla comunanza ideologica dei due leader, entrambi esponenti del movimento neobolivariano, dall’altro sulla sinergia tra le rispettive intelligence. Tra gli organi di Stato meno cubanizzati risulterebbe paradossalmente l’Esercito, con la sola eccezione del corpo armato preposto alla sicurezza del presidente Chávez, tra le cui fila si conterebbero molti 007 castristi.

Una sinergia d’azione e d’intenti, quella tra i servizi segreti dei due paesi caraibici, che avrebbe dato vita anche a missioni a direzione cubana, ma attraverso organi di Stato venezuelani: questo il contenuto di una nota del Dipartimento di Stato circa alcune operazioni compiute, nel gennaio di quest’anno, dalla Direzione di Intelligence Militare (DIM) e dai Servizi Bolivariani di Intelligence (SEBIN). Da quanto emerge da un’altra nota, inviata a Washington il 30 gennaio 2006, l’ambasciatore americano a Caracas si sarebbe mostrato alquanto preoccupato per lo spadroneggiare di uomini dei servizi segreti cubani in Venezuela. Talmente potenti da bypassare i loro “colleghi” locali e fornire direttamente informazioni e dossier top secret a Hugo Chávez.

Un supporto necessario, quello de l’Avana, a detta del consigliere politico dell’ambasciata statunitense a Caracas: in una sua nota, infatti, informa che gli 007 venezuelani sono tra i più ostili a Washington, ma allo stesso tempo non godono di quella destrezza che, invece, i loro “colleghi” cubani hanno sempre dimostrato di possedere. Di qui la volontà di Chávez di far penetrare quanto più possibile in Venezuela uomini di fiducia di Castro, dalla grande esperienza sia in counter-intelligence come in repressione del dissenso. I palazzi di Governo venezuelani, quindi, sono diventati luogo di incontro e frequentazione di alcuni uomini di spicco dell’élite castrista, come il comandante Ramiro Valdés, ministro delle Comunicazioni e fondatore del Ministero dell’Interno dopo il 1959, e del generale in congedo Antonio Rivero, ex-direttore generale del servizio di protezione civile.

L’influenza cubana in Venezuela è andata crescendo sin dagli anni ’90, da quando cioè Hugo Chávez ha fatto la propria entrata nella scena politica del paese, con il tentato golpe del 1992 ai danni dell’allora presidente Andrés Carlo Pérez. L’alleanza, però, nascerà ufficialmente solo nel 1998, quando il Tenente Colonnello, scontata la sua pena in carcere, vincerà le elezioni politiche e si recherà dal “mito della revolución”, per suggellare quella comunanza ideologica, fatta di antiamericanismo e di un’idea propria del socialismo in America Latina.

Una sinergia che spazia dal ramo militare a quello politico, come dimostrano le continue sovvenzione cubane per imponenti campagne demagogiche e propagandistiche antioccidentali in Venezuela. Temendo probabili ripercussioni economiche, Washington ha risposto negli anni sostenendo e promuovendo la presenza statunitense nel paese, in termini di progresso e benessere per gli stessi venezuelani.

Le apprensioni statunitensi su un possibile rafforzamento dell’asse tra Caracas e l’Avana erano da tempo evidenti. La conferma arriva dalla lettura della corrispondenza inviata a Washington, nella quale questo tema la fa da padrone: la Casa Bianca teme da sempre l’affermazione in America Latina di movimenti antioccidentali – come quello neobolivariano – e le cui alleanze a livello globale, come nel caso dell’Iran, costituirebbero una seria minaccia alla pace e sicurezza mondiale.

I documenti pubblicati da Wikileaks, quindi, confermano quel processo di cubanizzazione del Venezuela e la mutua dipendenza tra i due paesi caraibici .Un’alleanza, questa, che lo stesso Fidel Castro ha definito un “asse vitale” della politica regionale latinoamericana, due entità fusesi in una sola: VenCuba.

 

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1 COMMENT

  1. Castro non ha segreti?
    Domandatelo a questi due Signori, sicuramente simpatici ai seguaci del furbino Assange, se hanno avuto segreti, si li hanno oggi e se li dovranno avere in futuro, per mantenere (come tutti, Assange compreso) il loro potere…

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