L’identità di un intellettuale al Colle
18 Gennaio 2015
di Redazione
Caro Angelino,
nella Tua odierna intervista a la Repubblica (domenica, 18 gennaio, ndr) e in relazione al prossimo Capo dello Stato hai svolto un ragionamento politico ineccepibile. Hai spiegato, in nome della stima che ogni scelta politica dovrebbe ambire a ricercare, il perché l’intesa tra i partiti dovrebbe portare all’elezione di un presidente che possedesse l’aura della grande tradizione del centrodestra italiano.
E proprio perché l’elezione del presidente della Repubblica è una sorta di riavvio del Paese, io credo che si possa riflettere non soltanto su ciò che non è opportuno, ma soprattutto su ciò che è necessario. Certo, sarebbe ben poca cosa individuare e concordare con gli altri partiti un nome che dia, come risultato più importante, la sua immediata elezione. Al di là dell’effetto legato alla dimostrazione di compattezza dell’attuale maggioranza, resterebbe il vero e sovrastante scenario della gestione del settennato futuro. Né possiamo accontentarci di un presidente che, pur se dotato di comprovato talento istituzionale, debba confidare nell’oblìo collettivo su taluni segmenti della propria vicenda pubblica italiana e/o internazionale. No, il riavvio del Paese, per la parte che compete al Colle, non può fondarsi sullo “scordammoce ‘o passato” del nuovo inquilino.
Riflettere su ciò che è necessario porta a pretendere che il nuovo presidente abbia sia alcune caratteristiche che qui non ripeto perché risapute, ma che, in più, sia dotato di un plus che lo distacchi dalla folla degli attuali candidabili e che, così, lasci prevedere che proprio quel riavvio dell’Italia possa percorrere nuove strade. Fanno paura le nuove strade? Farebbe paura immaginare un presidente che avesse nel proprio insopprimibile e non occasionale DNA l’autorevole spinta a contagiare all’Italia quella bellezza dell’anima collettiva che crea rinascimenti, benessere percepito, nuova qualità della vita, stima internazionale?
E’ per queste ragioni che spero che Tu, inducendo anche chi insieme con Te dovrà decidere, voglia immaginare di affidare il Quirinale ad un uomo che, con l’aura della grande tradizione del centrodestra italiano, assicuri, con il suo comprovato patrimonio intellettuale, la ripartenza italiana. So che c’è un rischio: a parlar di intellettuali la sinistra se n’è sempre ritenuta unico tabernacolo. Ma essa sa, e il centrodestra dovrebbe ricordarlo anche a se stesso, che di infingimento si è trattato, dalle molteplici cause e caratteristiche.
Vedi Angelino, non penso ad un uomo come Muti, proprio no. Muti è un grande artista, nel suo campo. L’intellettuale di altissimo livello è altra identità, con caratteristiche immediatamente riconducibili ai benefici scaturibili dal suo conoscere l’uomo, la società e quindi i veri bisogni individuali e collettivi. Veri oltre i numeri. Questi, i numeri, sono il fardello, l’onere di chi, come Te, governa. Sono gli elementi irrinunziabili a cui deve mirare ogni buon politico. Sul Capo dello Stato, a parte i compiti che gli annette la Carta costituzionale, dovrebbe gravare altro; dovrebbero gravare – ed egli dovrebbe saper portare quest’onere – il senso, l’esempio e le idee di una Italia che sia grande perché può tornare ad esserlo, bellissima perché nei cassetti trascurati ne detiene anche i gioielli immateriali e stimata anche per la sua capacità di scegliersi un uomo simbolo che, come tale, supplisca un po’ alla carenza tutta italiana d’essere nazione compiuta.
Con la stima e l’affetto che sai.
