America in bilico tra conservatorismo e politicamente corretto. Per non parlare dell’Europa

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America in bilico tra conservatorismo e politicamente corretto. Per non parlare dell’Europa

America in bilico tra conservatorismo e politicamente corretto. Per non parlare dell’Europa

14 Febbraio 2020

Pochi giorni fa Eugenio Capozzi ha delineato il profilo politico-culturale di un possibile conservatorismo italiano, facendo riferimento all’esperienza “fusionista” americana, e auspicando un chiarimento sui punti fondamentali dell’agenda politica, anche alle nostre latitudini. E ha indicato nitidamente i punti chiave di un manifesto che attende solo di essere diffuso e dibattuto capillarmente nella rete di associazioni e fondazioni di area.

Più in generale il debito culturale che abbiamo con la cosiddetta “Anglosfera” è così grande che facciamo fatica a mettere in fila tutti i nomi: il mondo che espresse Edmund Burke ha continuato a produrre pensatori antigiacobini e antitotalitari praticamente senza sosta: da ultimo Roger Scruton, da cui non possiamo smettere di imparare. Nel secolo scorso l’emigrazione dall’Europa nazificata verso gli Stati Uniti ha rinverdito la pianta con nuove prospettive, innestandovi il meglio della riflessione europea, e restituendocela con tutto il suo spessore: sono in molti, e almeno Hannah Arendt si deve menzionarla, ma anche la lezione epocale di Eric Voegelin.

Si tratta di un contributo che non si limita alla sfera storico-politica in senso stretto. La resistenza intellettuale ha avuto anche una forte connessione con la letteratura e con la critica letteraria. Pochi giorni fa la scomparsa di George Steiner (1929-2020) ci ha ricordato quanto sia importante e vitale la tradizione letteraria dell’Occidente. Steiner è stato accostato ad Harold Bloom, ed è vero che con accenti diversi ambedue hanno creduto nel ruolo insostituibile della grande letteratura e nella critica letteraria come esegesi e spiegazione, rifiutandone la torsione propagandistica e ideologica a cui è stata piegata in modo crescente in Occidente.

Un particolare illuminante sul rapporto con i classici che questo mondo continua ad avere: Boris Johnson ha stupito i suoi detrattori – quelli che (da ignoranti veri)  lo avevano pregiudizialmente classificato come ignorante, al pari di tutti i fautori della Brexit –  mostrando di essere in grado di recitare interi brani di Omero in greco, e anche di capirli, che non è esattamente l’aspetto meno importante; ebbene, dalla biografia di Steiner apprendiamo che a sei anni il padre gli fece leggere l’Iliade in greco.

Insomma, dall’Atlantico arriva una flotta – come dire? – gagliarda, che ci può veramente rafforzare nella battaglia delle idee.

Ma, curiosamente, se guardiamo a quello che succede negli Stati Uniti non ci imbattiamo certo in un quadro confortante: parallelamente alla grande affermazione del conservatorismo popolare e del fenomeno Trump, nella sfera socio-culturale è tutto un susseguirsi di polemiche su statue abbattute, sante contestate perché ‘bianche’, processi improbabili a “schiavisti” di duecento anni fa e passa, attenzione ossessiva e inquisitoriale ai diritti gender e al multiculturalismo. In particolare le università sono veramente in uno stato preoccupante: news incalzanti attestano una deriva crescente verso tutti i dogmi del politically correct. E’ vero che in qualche caso, ad un esame più accurato, alcune notizie risultano imprecise e gonfiate, come è capitato per i corsi di storia dell’arte “aboliti” a Yale; ed è vero anche che stanno emergendo segnali di reazione consapevole, come è successo in Arizona con la proposta del deputato Anthony Kern per una reale tutela di tutte le opinioni nelle università.

Segnali incoraggianti, ma ancora molto deboli e sporadici.

Nel frattempo la vecchia Europa non è da meno, e la conquista del nuovo totalitarismo light e del pensiero unico, anche se sembra avvenire con modalità meno parossistiche, non per questo è meno costante.

E la flotta poderosa di idee che arriva dall’Atlantico? Se non facciamo del nostro meglio per ancorarla alla proposta politica della destra – ancora abbastanza confusa-  nel vecchio mondo e non si innerva nel conservatorismo popolare in quello nuovo, potrebbe restare incagliata nelle secche del disinteresse, come una testimonianza alta, ma ahimè perdente.