La parabola di Berlusconi: dalla rivoluzione liberale alla rivoluzione russa

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La parabola di Berlusconi: dalla rivoluzione liberale alla rivoluzione russa

La parabola di Berlusconi: dalla rivoluzione liberale alla rivoluzione russa

21 Maggio 2022

Nel ’94 in tanti avevano creduto nella rivoluzione liberale del nuovo centrodestra guidato da Berlusconi. I valori di Forza Italia, almeno sulla carta, erano chiari, nell’altro campo l’affollamento dei post-comunisti rendeva impossibile una via sinistra al liberalismo. Si può dire che, senza ombra di dubbio, le aspettative siano state disattese. Giuliano Urbani, architetto della prima FI, ha dichiarato pochi giorni fa che “era un’occasione per dare una classe dirigente liberale, ma abbiamo fallito”.

Nell’ultimo decennio, inoltre, le posizioni del partito di Berlusconi sono andate a collimare sempre più con quelle sovraniste. Il fin troppo trasparente rapporto di amicizia con Putin, ha avuto risvolti non indifferenti da quando è cominciata la guerra. Urbani è durissimo nello spiegare la vicinanza tra i due: “Berlusconi è superficiale e sensibile agli elogi, e siccome Putin lo loda, lui lo reifica”.

Le parole di Berlusconi sulle armi

“Io dico che inviare armi significa essere cobelligeranti, essere anche noi in guerra. Cerchiamo di far finire in fretta questa guerra. Se dovessimo inviare armi, sarebbe meglio non farne tanta pubblicità”. Inizia così il discorso di Berlusconi a Napoli, che poi continua: “bisogna portare Putin al tavolo delle trattative e non bisogna fare dichiarazioni che sento dire da Gran Bretagna e Nato”. La posizione del Cav. è ormai identica a quella di Salvini, tanto che si spinge a chiedere: “l’Ue convinca Kiev ad accettare richieste della Russia”.

Parole da non credere per un leader che ha costruito la sua carriera politica sulla definizione di liberale, ma credibili per un politico che non ha detto una singola parola su Putin durante il primo mese di invasione.

La reazione di Toti e la posizione di FDI

Non si è fatta attendere la replica di Giovanni Toti, Presidente della Regione Liguria, che ha ribadito la propria vicinanza all’Ucraina e ha chiarito che solo il ritiro della Russia sarebbe una prospettiva di pace accettabile. La resa per Toti non è un’opzione, d’altronde come per tutti i paesi occidentali.

Fratelli d’Italia, ha preso da subito una postura indiscutibilmente atlantista. Giovedì, infatti, La Russa ha tenuto un discorso al Senato in cui ha ribadito in modo fermo l’adesione ai valori occidentali, l’appartenenza all’alleanza atlantica e l’importanza dell’invio delle armi per favorire il ritiro delle truppe di Putin.