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La politica della porta aperta

A 19 anni da Schengen le frontiere dell’Europa restano un colabrodo

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Inutile nascondere il malcontento di Bruxelles verso gli ultimi provvedimenti nazionali in tema di immigrazione clandestina. E' per questo motivo che la commissione Politiche Europee del Senato è chiamata nei prossimi giorni a dare un parere su un documento dell'Ue in materia di spazio di libertà, sicurezza e giustizia al servizio dei cittadini (COM 2009 - 262).

Il provvedimento presenta delle linee guida per un programma pluriennale che ha l'obiettivo di "costruire l'Europa dei cittadini" e fronteggiare gli oltre 8 milioni di immigrati irregolari presenti sul territorio Europeo. Il documento inoltre mira ad assicurare una gestione efficace dei flussi migratori, tenendo conto in particolare dell'invecchiamento demografico in atto nei Paesi europei, e la promozione di una politica d’immigrazione comune dinamica ed equa, avvalendosi di un approccio globale che coinvolga attivamente i paesi, le regioni ed i continenti terzi. In particolare, sono tre i settori su cui l'UE ha deciso di intervenire: l’immigrazione irregolare, la promozione della mobilità e dell’immigrazione legale e il contributo allo sviluppo dei paesi d'origine.

Fino a qui, nulla da dire. Anzi, è dovere e merito della UE, in particolare della Commissione competente, provvedere alla soluzione globale di dinamiche che affliggono da oltre un ventennio i principali Paesi del bacino europeo. Purtroppo, agli occhi anche degli ultimi eventi di attualità nazionale in termini di sicurezza pubblica, il primo dei tre settori (immigrazione irregolare) merita un'analisi dai risultati poco lodevoli: le strategie messe in atto in questi anni per affrontare il problema dell'immigrazione clandestina hanno portato oggi a considerare questo settore un punto dolente nel programma politico e strategico dell'Europa.

L'analisi va fatta proprio sui tempi e sugli obiettivi che in questo periodo sono stati raggiunti.
Il 19 giugno del 1990 l'Italia firma l'accordo di adesione alla Convenzione di applicazione dell'Accordo di Schengen del 14 giugno 1985. Bisogna aspettare il 26 ottobre del 1997 perché la Convenzione venga applicata. Da quell'anno, per la prima volta, si inizia a parlare di una politica comune delle frontiere.
A seguito di questo evento, nel 1999, durante il Consiglio europeo di Tampere vengono presi i primi provvedimenti in ambito europeo, dove si definisce il primo quadro politico pluriennale per il settore della giustizia e degli affari interni. Nel 2004, esattamente 5 anni dopo e un vertiginoso aumento dei flussi migratori da parte di paesi terzi, l'Europa decide di predisporre una strategia permanente a tutela dei diritti e della sicurezza del cittadino europeo chiamata Programma dell'Aia.
Intanto, sono passati 14 anni.

Questo nuovo documento prevede un arco temporale di azione che scade questo anno. Da quel famoso 2004 a oggi l'Europa ha ottenuto maggiori garanzie per la protezione dei rifugiati, una maggiore competenza e azione nel combattere la criminalità organizzata transfrontaliera e maggiori competenze contro la minaccia del terrorismo, con il potenziamento di Europol ed Eurojust. C'è inoltre stata una riduzione degli ostacoli giuridici e giudiziari nelle controversie  con implicazioni extraterritoriali e importanti provvedimenti a favore degli immigrati regolari per migliorare il settore professionale ( Libro Verde e il Piano di azione).

Resta da capire quali provvedimenti concreti sono stati presi per far fronte al problema gravoso della clandestinità. L'unico atto rilevante si trova nella recentissima direttiva 2008/115/CE del 16 dicembre 2008, recante norme e procedure comuni applicabili negli Stati membri al rimpatrio di cittadini di paesi terzi il cui soggiorno è irregolare. Purtroppo, analizzando il documento si scopre che è che una legge delega contenete un'ulteriore serie di linee con valore di norma dove l'Europa esercita un ruolo di supervisore verso il rispetto dei diritti umani e dei soggetti deboli. Inoltre, questa direttiva, in vigore dal 13 gennaio 2009 non è ancora stata recepita da nessuno Stato Membro dell'Ue. 

Dopo 19 anni, dopo l'abbattimento delle frontiere, due programmi di linee guida e una direttiva comunitaria poco risolutiva l'Europa non è riuscita a rivestire un ruolo di primo piano per una disciplina normativa per la regolazione dell'immigrazione clandestina, costringendo inevitabilmente gli Stati Membri come l'Italia ad attuare provvedimenti normativi per la sicurezza nazionale del cittadino.
Nel 2008 (Fonte ufficiale Frontex) sono entrate illegalmente in Europa 175 mila persone, di cui il 41 per cento, circa 70 mila, nella sola Italia la quale ha stanziato in un anno 29,4 milioni di euro per assistere le persone che hanno richiesto asilo. Sotto la stessa voce, la Commissione europea ha stanziato 21 milioni per sei anni.

A fronte di questa analisi  bisogna sperare che il nuovo documento comunitario in Senato contenente nuove linee guida sulla sicurezza possa essere approvato dalla Commissione europea entro la fine dell'anno, così da approvare un nuovo un programma d'azione per il periodo 2010-2014 che tenga conto degli elementi evidenziati e delle lacune normative evidenti.

Forse, dopo 24 anni dal contratto Schengen del 1990, l'Europa sarà in grado di giocare un ruolo in prima persona su tematiche che toccano direttamente Stati Membri sempre più soggetti alle pressioni di un flusso d'immigrazione che va oltre le capacità geografiche e strategiche di qualsiasi Paese europeo.

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