Ucraina, un po’ di debunking sull’appello pacifista degli intellettuali italiani

LOCCIDENTALE_800x1600
LOCCIDENTALE_800x1600
Dona oggi

Fai una donazione!

Gli articoli dell’Occidentale sono liberi perché vogliamo che li leggano tante persone. Ma scriverli, verificarli e pubblicarli ha un costo. Se hai a cuore un’informazione approfondita e accurata puoi darci una mano facendo una libera donazione da sostenitore online. Più saranno le donazioni verso l’Occidentale, più reportage e commenti potremo pubblicare.

Ucraina, un po’ di debunking sull’appello pacifista degli intellettuali italiani

Ucraina, un po’ di debunking sull’appello pacifista degli intellettuali italiani

17 Ottobre 2022

L’appello degli intellettuali, docenti universitari e storici italiani, per fermare l’invasione russa dell’Ucraina arriva mentre le truppe di Putin stanno evacuando da Kherson e ripiegano verso la Crimea. Crimea che secondo Ben Hodges, generale a riposo ed ex comandante Usareur, può essere liberata da Kiev entro l’estate.

Considerando il rovesciamento di fronti in atto nei territori occupati illegalmente da Mosca, dunque, non si capisce perché un Paese che ha visto distrutta la sua integrità territoriale dovrebbe accettare proposte come quelle che elenchiamo di seguito. Fondate sul neutralismo e una equivalenza morale tra aggredito e aggressore tipica del pacifismo occidentale. Proviamo quindi a rileggere l’appello degli intellettuali facendo un po’ di sano debunking, alla luce delle considerazioni che abbiamo appena fatto.

1) Neutralità dell’Ucraina: sì a Kiev nella Ue, No alla NATO, come promesso dagli USA a Gorbaciov

Innanzitutto, se Kiev fosse già entrata nella Nato come hanno fatto altri Paesi dell’ex Patto di Varsavia, il criminale di guerra Putin probabilmente non l’avrebbe mai invasa. Detto ciò, l’esistenza di quella promessa non è mai stata verificata ed è stata più volte smentita. Inoltre, e non è un dettaglio da poco, quando Gorbaciov era al potere, l’Ucraina faceva parte dell’URSS.

2) Riconoscere la Crimea come Russia, dato che è tradizionalmente russa e illegalmente donata da Krusciov

Il referendum che nel 2014 ha sancito l’annessione alla Russia è avvenuto dopo l’invasione militare della Crimea. La sua validità non è mai stata riconosciuta da nessuno Stato democratico. “Tradizionalmente russa”, inoltre, è un espressione priva di qualsivoglia significato dal punto di vista delle relazioni internazionali. Altrimenti chissà che fine farebbero Alsazia, Lorena e Sud Tirol. Tanto più che nel 1991 la maggioranza degli elettori della Crimea ha votato a favore dell’indipendenza dell’Ucraina. Infine, la cessione di Krusciov fu assolutamente coerente con le leggi sovietiche.

3) Autonomia delle regioni russofone di Lugansk e Donetsk seguendo accordi di Minsk o referendum ONU

L’autonomia è un bellissimo concetto, ma non si capisce perché dovrebbe essere garantita con le armi da un esercito invasore. Sarà sicuramente una svista degli estensori di questo nobile appello alla pace.

4) Creazione di “rete paritario” russo-ucraino per la gestione delle risorse minerarie del Donbas

In primis, questa decisione spetterebbe al governo ucraino legittimamente eletto. Se anche gli ucraini si convincessero della bontà di tale soluzione, questo punto è in aperta contraddizione con il primo. Se l’Ucraina entrerà nell’Unione Europea, quindi nel mercato unico, è inimmaginabile perlomeno al momento un accordo bilaterale di questo tipo con la Russia. Non siamo più ai tempi di Pratica di Mare e delle pacche sulla spalla a Putin. In Europa le magliette con su il faccione del duce russo non se le mette più nessuno.

5) Simmetrica descalation delle sanzioni europee e internazionali e dell’intervento militare russo

Posto che va valutata l’opportunità di togliere le sanzioni anche in caso di descalation russa, quest’ultima decisione è subordinata a un’azione di monitoraggio. Vuol dire che Putin sia disposto ad accettare osservatori dell’ONU o dell’OSCE in Russia per confermare le sue intenzioni. Siamo certi che il ministro degli esteri Lavrov vorrà accettare questo punto al prossimo vertice di Bali, considerando che adesso i russi chiedono un incontro tra Putin e Biden vista la malaparata.

6) Piano internazionale di ricostruzione Ucraina

Al meeting di Lugano i Paesi Occidentali hanno già iniziato a lavorare alla Ricostruzione dell’Ucraina. Un Paese distrutto da bombardamenti selvaggi che ne hanno piegato l’economia. Ma stavolta colpisce ciò che manca. Infatti, non sono contemplate riparazioni economiche né processi per i crimini di guerra ai danni della Russia. Evidentemente, per gli intellettuali nostrani, deve passare tutto in cavalleria. In attesa che Putin invada un altro Paese. Come ha fatto negli ultimi 20 anni, dopo che l’Occidente, con lui come con altri regimi e dittature sparse in giro per il mondo, ha rinunciato a promuovere quei valori di libertà che gli avevano permesso di vincere anche la Guerra Fredda, dopo la Seconda Guerra mondiale, sconfiggendo il comunismo sovietico dopo il Nazifascismo. Ma la festa per Putin è finita. Auspichiamo che finisca presto anche per i fascisti islamici da Teheran a Kabul.

In conclusione

Va comunque apprezzato lo sforzo degli intellettuali e degli storici italiani per raggiungere la pace in Ucraina. Un Paese dove al momento migliaia di giovani russi vengono inviati a morire dopo essere stati coscritti nelle strade della Federazione, agli ordini di un generale chiamato “Armageddon” che siamo certi apprezzerà anche lui gli appelli alla pace occidentali. Quello dei pacifisti italiani è stato sottoscritto, tra gli altri, da Antonio Baldassarre, Pietrangelo Buttafuoco, Massimo Cacciari, Franco Cardini, Agostino Carrino, Francesca Izzo, Mauro Magatti, Eugenio Mazzarella, Giuseppe Vacca, Marcello Veneziani, Stefano Zamagni. In saluto e buon lavoro. #ResistiUcraina