Quanto vale l’invisibile, da Sotheby’s il ‘progenitore’ degli NFT

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Quanto vale l’invisibile, da Sotheby’s il ‘progenitore’ degli NFT

Quanto vale l’invisibile, da Sotheby’s il ‘progenitore’ degli NFT

19 Aprile 2022

Siamo nella capitale francese nel 1958 quando Yves Klein, protagonista della corrente neo realista e precursore della performance art, inaugura la sua installazione presso un’anonima galleria parigina. Al centro della mostra c’è il Vuoto, che darà anche il titolo all’installazione: l’intera esibizione si svolge all’interno di una stanza contenente solo una vetrinetta. Insospettabilmente, gli spettatori accorrono numerosi.

Dato il successo, nel 1959 Klein promuove una nuova iniziativa artistica, offrendo l’opportunità di acquistare delle «zone invisibili» (o, come le definisce lo stesso Klein, Zone de Sensibilité Picturale Immatérielle) ovviamente in cambio di denaro – per la precisione, di venti grammi d’oro zecchino, a patto però che gli acquirenti brucino la ricevuta emessa dallo stesso Klein. Una forma rituale, come parte integrante della performance, si pensa. Un acquirente, tale Jacques Kugel, tuttavia disobbedisce, rompe il patto e conserva la ricevuta, ad oggi unica testimonianza fisica della bizzarra trovata artistica di Klein.

L’atto di acquistare beni di fatto invisibili altro non può richiamare alla memoria che i sempre più famosi NFT, un collegamento che non è sfuggito nemmeno a Sotheby’s: Klein vendeva la sua arte immateriale e praticamente mancante del medium artistico, in cambio di denaro.
Non dovrà quindi sorprendersi il lettore nell’apprendere che la ricevuta è stata venduta per un 1.2 milioni di dollari a un anonimo compratore europeo.