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“E’ ora di decidere da che parte stiamo”

Il Nuovo centrodestra è a un bivio: deve decidere se restare al governo - ma con un’alleanza strutturata in cui Renzi non possa scegliere, di volta in volta, con chi allearsi, a seconda della convenienza, - oppure se perseguire da subito una ricomposizione di un centrodestra, oggi balcanizzato, che superi la leadership di Berlusconi. È questo in sintesi il pensiero del coordinatore del Ncd, Gaetano Quagliariello, che si appresta ad aprire un confronto nel partito dopo le polemiche interne registrate in seguito all’elezione di Mattarella al Quirinale.

Senatore, quando dice «avremo molto da discutere», ce l’ha con il suo partito o con Renzi?

«Innanzitutto, serve una discussione interna. Come Ncd siamo partiti più di un anno fa con l’idea di costruire un’alternativa moderata ed europea alla sinistra, nell’ottica di un bipolarismo fondato sul rispetto reciproco tra forze contrapposte. Un’alternativa distante dalla destra antieuropea e xenofoba. Per questo motivo pensammo di preservare un’esperienza di governo per realizzare le riforme dello Stato, elettorale, economiche e sociali, indispensabili per costruire le fondamenta comuni del terzo tempo della Repubblica. In questo periodo abbiamo superato lo scoglio delle elezioni europee e delle regionali in Calabria, abbiamo aggregato altre forze di centro, mentre si aggravava la crisi di altri spezzoni del centrodestra. E non lo dico con soddisfazione. Dopo le vicende che hanno preceduto l'elezione di Mattarella, dovremo chiederci: se il programma che ci eravamo dati è ancora valido; se passa ancora attraverso questa alleanza di governo; e quale deve essere il rapporto con gli altri spezzoni del centrodestra che sembrano sempre più in difficoltà».

Partiamo dal governo.

«La parola verifica è stata eliminata dal vocabolario italiano, ma è chiaro però che c’è un problema nel rapporto con il nostro alleato di governo, per il modo sbagliato scelto da Renzi per candidare Mattarella. Sono prevalse esigenze di tenuta interna del Pd, a discapito dell'attenzione per le forze che hanno portato avanti le riforme. Anche in vista delle regionali, dovremmo chiederci se è possibile strutturare un’alleanza con il Pd, visto che Renzi parte sempre dalla sua centralità per poi allearsi tatticamente, di volta in volta, con chi più gli conviene».

Lei pensa che sia possibile o no?

«Per realizzare il cambiamento di cui ha bisogno il Paese, in astratto sarebbe necessaria una collaborazione con il Pd che andasse anche oltre questa legislatura. Ma dovrebbe trattarsi di un rapporto strutturato, non lasciato all’improvvisazione del momento, che non smarrisca la visione. Per ora non è così. Fino a pochi giorni fa abbiamo approvato riforme importanti con una maggioranza non disegnata da noi, ma da Renzi. Poi, con l'elezione di Mattarella - che sarà un ottimo Presidente - questa maggioranza è saltata. La si intende rigenerare? E per quali obiettivi? Un’alleanza con il Pd dal nostro punto di vista possiamo giustificarla solo se c’è un progetto riformatore chiaro, capace di portare a termine riforme che negli ultimi 20 anni non è riuscito a fare né il centrodestra, né il centrosinistra. Altrimenti, le strade di Renzi e Ncd dovranno dividersi».

A proposito di divisioni, dopo le polemiche sollevate da Sacconi, Saltamartini e De Girolamo, prevede uscite dal suo partito?

«Sacconi si è dimesso, comprensibilmente, per una mancanza di rispetto di alcuni senatori, mentre i problemi politici che pone sono condivisi da tutti. In ogni caso, in questo momento i numeri dei gruppi parlamentari passano in secondo piano: è più importante la chiarezza della prospettiva politica che vogliamo perseguire. Una volta decisa, qualcuno potrebbe andarsene e qualcuno potrebbe anche arrivare. Le risposte emergeranno dal confronto interno, partendo da un punto fermo condiviso: non possiamo fare alleanze con questa Lega».

Le regionali sono vicine: dovrete decidere anche se Ncd va da sola, con il Pd o con Forza Italia.

«Non accetterò che le alleanze siano determinate solo da esigenze localistiche. Non possiamo presentarci in Campania in un modo e in Puglia in un altro. Bisogna assumere una posizione che tenga anche conto della diversità dei territori ma che sia comprensibile all'esterno. Per quanto riguarda il centrodestra, ragionare in termini di rapporti con Forza Italia rischia di essere inattuale. E' in atto una crisi profonda che rischia di sfociare in una vera e propria balcanizzazione del centrodestra. Serve una ricomposizione più ampia che salvi i pezzi migliori. Area popolare, che ha unito Ncd e Udc, è una tappa verso questo obiettivo, che ora va allargato anche ad altri, senza rivendicazioni di egemonia».

Resta il problema della leadership di questo nuovo partito, che presuppone un passo indietro di Berlusconi.

«Se si vuole creare qualcosa di nuovo, bisogna non riproporre nulla di quello che c'è oggi, né come ricomposizione né come sommatoria».

(Tratto da Il Mattino)

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