Eco, Mike e il giuramento al regime

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Eco, Mike e il giuramento al regime

08 Settembre 2009

Oggi molti giornali, in occasione della morte di Mike Bongiorno, ricordano il famoso saggetto di Umberto Eco, intitolato appunto "Fenomenologia di Mike Bongiorno". In particolare l’Espresso presenta quello scritto come un "omaggio" allo scomparso. Ma per quanto si possa essere sottili, raffinati, paradossali e semiologicamente scafati, quello scritto era tutt’altro che un omaggio.

Tant’è vero che, molti anni dopo, Mike raccontò in una intervista di aver pianto dopo aver letto la "fenomenologia". Non è difficile crederlo, in quel pamphlet, l’allora giovane Eco (all’epoca aveva 29 anni) parlava di Mike come di un uomo mediocre che sguazza nella sua mediocrità, un ignorante che non sente il bisogno di istruirsi, un piccoloborghese che si fa umile con i potenti e condiscendente con i deboli, una specie di uomo della provvidenza che fa del denaro che elargisce una benevola elemosina…

Nella stessa intervista, ma senza acrimonia, quasi en passant, Mike rivelò che Umberto Eco faceva parte della squadra di ragazzi che preparava le domande per i quiz televisivi. Eco ha sempre negato ma Bongiorno ne era sicuro: "Me lo ricordo che entrava nel nostro ufficio a portare le buste con dentro le domande. A un certo punto questo giovanotto pensò bene di scrivere un libro. Chissà, forse l’ha fatto perché voleva diventare famoso. Sia come sia, io ci rimasi molto male".

L’Espresso offre dunque a Mike Bongiorno l’omaggio sbagliato. Ma il punto non è tanto questo. L’episodio rivela invece qualcosa di Umberto Eco. In questi giorni infatti, l’illustre semiologo si è di nuovo messo a fare il capofila della polemica antiberlusconiana (ricordate nel 2006 quando disse, "se vince Berlusconi lascio l’Italia"?).

Così in una delle sue "Bustine di Minerva" fatta recapitare anche al Telegraph , Eco riprende il paragone tra berlusconismo e fascismo e dice che bisognerebbe fare come i 12 professori che nel 1931 dissero no a Mussolini e rifiutarono il giuramento al regime fascista.

Si accomodi Eco, dica no a Berlusconi ma tenga presente le differenze. All’epoca dire no al regime significava: perdita della cattedra, una pensione al minimo, persecuzioni, divieti, una vigilanza stretta e oppressiva. Oggi firmare un appello contro il Cav. comporta pubblicità sui giornali, applausi a scena aperta nelle manifestazioni, riedizioni dei propri libri, interviste sulla stampa staniera e ospitate televisive e sulle terrazze romane.

Quello che viene da chiedersi però è questo: se Eco fosse stato professore all’epoca del Fascismo avrebbe detto anche lui no al regime assieme a quei 12 temerari? Lui che non è stato capace di dire no a Mike Bongiorno e ai suoi quiz,  e ancora se ne vergogna…