“Going flat”. La rivoluzione culturale per una nuova società liberale
30 Luglio 2025
In una società liberale propriamente detta, pagare le tasse è dovere di ogni cittadino. Su questo non vi è evidentemente alcun dubbio. Piaccia o no, lo Stato deve sostenere costi estremamente elevati per la gestione della macchina pubblica, i quali devono essere giustamente finanziati dai contribuenti attraverso la riscossione delle imposte. Pagare le tasse è sia un obbligo di legge che un dovere morale.
Tuttavia, poiché è lo Stato a imporre il pagamento delle tasse attraverso leggi a cui il cittadino non può sottrarsi, sembra (e di fatto è) del tutto ingiusto che sia lo Stato stesso ad imporre al cittadino anche l’onere di calcolare le tasse che egli deve pagare, applicando sanzioni elevate in caso di suoi errori. Questa inversione di ruoli è l’evidente distorsione di un rapporto asimmetrico e non paritario tra entità pubbliche e private.
In una società funzionante, dovrebbe valere il seguente mantra: “tu, Stato, imponi le tasse, quindi sei tu, Stato, che devi dichiarare quanto devo pagarti”. E se lo Stato sbaglia a calcolare il quantum delle imposte che il cittadino deve pagare, l’errore – e le relative sanzioni – devono rimanere a suo carico, non a carico del contribuente.
Diciamolo più apertamente: le dichiarazioni dei redditi che ogni anno milioni di famiglie e imprese sono costrette ad affrontare non dovrebbero essere prodotte dai contribuenti all’Agenzia delle Entrate, perché i contribuenti non dovrebbero spendere né tempo né denaro per produrle e presentarle. Dovrebbe semmai accadere il contrario. Le dichiarazioni dovrebbero essere inviate direttamente dall’amministrazione finanziaria ai contribuenti, senza che questi siano costretti, per una giustificata incapacità di comprendere la fin troppo contorta normativa fiscale o per semplice mancanza di tempo, a ricorrere a costosissimi commercialisti, consulenti fiscali, centri di assistenza fiscale, ecc., che lucrano enormi profitti da questa distorsione, sfruttando le inefficienze del sistema per svolgere un’attività dall’impatto praticamente trascurabile sul PIL. In una società liberale veramente tale non ci sarebbe spazio per questi “intermediari della burocrazia”.
È possibile che tutto ciò accada? Sì, e due sono gli strumenti a disposizione del policy-maker affinché questo tipo di società possa davvero concretizzarsi: la flat tax e i pagamenti digitali. O meglio, la somma delle due.
L’ampliamento del perimetro di applicazione della precompilazione delle dichiarazioni dei redditi da parte dell’amministrazione finanziaria e la flat tax rappresentano la strada maestra da seguire. Ma la possibilità di rafforzare l’istituto della precompilazione dei redditi è funzione di un altro elemento fondamentale che caratterizza una società liberale di tipo “2.0”: il potenziamento dei pagamenti elettronici delle spese sostenute dai contribuenti.
Quindi, in una prospettiva going flat, l’aggettivo flat non sta ad indicare solamente l’aliquota proporzionale, unica e sola, adottata in un sistema fiscale, ma diventa sinonimo di un sistema fiscale, e di riflesso di un intero sistema economico, semplice, immediato tra Stato e contribuente, gratuito e non distorsivo. Nella visione di un’economia going flat, la tecnologia della digitalizzazione è utilizzata per eliminare la costosa e inefficiente ‘burocrazia fiscale’. Lo Stato, e solo lui, precompila le dichiarazioni dei contribuenti e calcola gli importi delle imposte che questi devono versare, attraverso algoritmi informatici certificati e trasparenti che rendono del tutto superfluo l’intervento dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate. La riduzione dei burocrati fiscali, già oggi possibile grazie alla digitalizzazione non solo delle dichiarazioni ma anche dei relativi controlli, è un altro dei risultati positivi che un sistema going flat consente di raggiungere. Allo stesso tempo, figure professionali arcaiche e novecentesche quali i commercialisti, i consulenti fiscali, i revisori contabili e gli assistenti fiscali diventano del tutto inutili. La loro eliminazione produce così enormi risparmi per famiglie e imprese, ovvero consente di liberale nuove risorse a disposizione per maggiori consumi e investimenti. Grazie ai pagamenti delle fatture e delle spese effettuati esclusivamente tramite strumenti digitali, immediatamente registrati nella banca dati dell’Agenzia delle Entrate, anche i bilanci delle società, dalla grande multinazionale alla piccola bottega, possono di conseguenza essere compilati, controllati e certificati automaticamente da un algoritmo pubblico predisposto nel rispetto di tutte le normative contabili.
Un sistema fiscale e contabile di questo tipo è l’elemento chiave per la costruzione di una futura economia (e di riflesso società) liberale. La tecnologia per rendere tutto ciò possibile è già a disposizione di politici e policy-maker. I cittadini evidentemente sosterrebbero in pieno questa transizione rivoluzionaria, che prima o poi ineluttabilmente avverrà. Spetta solo a politici illuminati agire immediatamente per accelerare il processo.
