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Joseph Ratzinger, la ricerca dell’uomo, le Verità del Papa

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Si tratta ancora una volta del centro. Il cuore dell’avvenimento cristiano è Cristo stesso. I Padri della Chiesa hanno introdotto alla teologia del Mistero di Dio a partire da questo assunto, all’apparenza, come molte verità, del tutto ovvio e banale, eppure così contrastato e contraddetto. Tanto che Benedetto XVI si pone di fronte agli interlocutori come uomo che cerca Cristo, sapendo che proprio questa ricerca, cioè Cristo stesso, è lo scandalo, la ferita che lacera l’io. Nessuna scontatezza, dunque, perché Cristo non può mai essere scontato, in molti, i clericali soprattutto, lo pensano e con ciò aprono la strada all’ateismo pratico, all’apostasia dell’anima. Joseph Ratzinger, invece, cerca Cristo: “Il tuo volto io cerco”. Il volto di Gesù di Nazaret, vero Dio e vero uomo, nient’altro che questo. Il centro, appunto. Non si dà pace il cuore dell’uomo finché non riposa in Lui, consegna questa verità il magistero dei Padri della Chiesa, insieme all’umanesimo profondo che fa della libertà l’angolo visuale della verità. Joseph Ratzinger, credente e teologo che crede (e ciò non è affatto scontato), si pone la domanda fondamentale: com’è possibile, ieri come oggi, che Dio si riveli all’uomo? Com’è possibile che Dio abbia scelto, con Gesù di Nazaret, la strada del dramma storico, del sacrificio, della croce, della misecordia assoluta, della riconciliazione?

Nel linguaggio biblico, Dio è il Dio della giustizia, cioè della santità, il prezioso dono che viene consegnato nelle mani dell’uomo perché egli ne faccia tesoro condiviso. Il Dio di Gesù Cristo è, così, il Dio della giustizia e della riconciliazione, ma la storia, il teatro del dramma della sua crocifissione, sembra strappare questa docile verità all’evidenza razionale, tutto appare dimidiato e smembrato in molti rivoli in comunicanti, senza che appaia il bandolo della matassa; di qui un certo senso di disperazione dell’uomo, alla Benedetto XVI, in questa sublime meditazione in presa diretta su Gesù, è prossimo, costantemente prossimo. La formazione del teologo Joseph Ratzinger, emersa nel Concilio ma sempre dominante nei suoi scritti, rende la sua pagina tersa e ragionevole, immersa nel discernimento intellettuale, con un preciso senso comparativo e una straordinaria dialogicità con il moderno (Cacciari non ha capito niente, da questo punto di vista: Ratzinger non è affatto “frettoloso con la filosofia moderna”), tanto che circolano nelle sue riflessioni spunti di Buber, il filosofo del dialogo, ma anche un confronto teso e virile con Nietzsche, smascherato nella sua cattiva coscienza e nella sua disperata rassegnazione, genialmente votata al cinismo pratico e intellettuale. Circola, nella pagina ratzingeriana, il confronto duro con il modernismo teologico progressista e con la cristologia che da un secolo e mezzo a questa parte, riduce Cristo a qualcosa di esterno alla realtà del Mistero di Dio: ora semplice profeta, ora liberatore delle masse oppresse. Una riduzione che assume le sembianze di un calcolo ideologico. Niente di tutto questo. E Ratzinger non ci sta. Non sta al gioco del compromesso e della mediazione, rilanciando la sfida su Gesù di Nazaret. Laicamente: contraddire è lecito, ma non si contraddice senza ricercare. Questa è la completa versione della sua indicazione che leggiamo nella Premessa.

Qual è il peccato della modernità e del progressismo teologico? Perché l’alleanza si ravvisa in qualche modo. Uno soprattutto: mettere ordine nel mondo e nella storia dell’uomo senza Dio. Il teologo progressista censura la divinità di Cristo e azzera, di fatto, l’umanità di Gesù; l’agnostico moderno vive come se Dio e Cristo, come volto di Dio, non esistessero. Conclusione: la disperazione elevata a ideologia. Il nichilismo di oggi è la spremitura di tutto ciò che contrasta con la serena e cordiale adesione al Dio di Gesù Cristo. Questa la conclusione, pacata e puntuale, di Ratzinger. Tutto ciò che nasce contro Cristo è stato elevato a idolo ideologico, culturale, politico. Questo è il punto. Censurare Cristo. Cancellarne il volto dalla storia, dalla vita quotidiana, dal desiderio dell’uomo. E il gioco è fatto. Un rovesciamento assiale, anche delle migliori istanze e domande della laicità: “La libertà per l’universalità e quindi per la giusta laicità dello stato si è trasformata in qualcosa di assolutamente profano – in “laicismo” – per il quale l’oblìo di Dio e l’esclusivo orientamento verso il successo sembrano diventati elementi costitutivi” (p.147). E’, su molti e diversificati piani, la tragedia dell’umanesimo ateo. Risponde Ratzinger: “Solo in Dio e solo a partire da Dio si conosce veramente l’uomo. Un conoscersi che limita l’uomo alla dimensione empirica e afferrabile non raggiunge affatto la vera profondità dell’uomo. L’uomo conosce se stesso soltanto se impara a capirsi partendo da Dio, e conosce l’altro soltanto se scorge in lui il mistero di Dio” (p.327). Tutto qua. E ciò da sempre. La gloria di Dio è l’uomo vivente, reale, in carne e ossa, teso alla ricerca del significato che tutto regge e tutto accoglie. Una ricerca vera. La fede vera. La fede di un popolo. La fede di sempre. Della Chiesa e delle nostre nonne. Quando, parlando dell’uomo, si diceva: “quel cristiano”; quando il mondo sconfessava sì Cristo, ma senza doversi per forza auto-proclamare veramente “cristiano” perché sostenitore della “Chiesa dell’amore”. Cioè della Chiesa di Scalfari, di Enzo Bianchi e dei clericali à la page. Tradimento dei chierici. Ancora. E Joseph Ratzinger non grida allo scandalo, ma desta scandalo, davvero. Perché cerca e ricerca, il centro, il cuore del mondo, la via, la verità e la vita. Uno solo, necessario: Cristo.

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1 COMMENT

  1. cristo reinventato da ratzinger
    E bravo Signor Iannuzzi! senza concludere niente, vuoi far credere -tangenzialmente e con il pastore tedesco- che la ragione altro non è che “la disperazione elevata a ideologia”; e poi, in memoria di milioni di morti per la “fede”, evviva la scoperta della “serena e cordiale adesione al Dio di Gesú Cristo”.

    Luciano Tanto
    Salta (Argentina)

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