La carta di Feltri contro Boffo canta ma stona

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La carta di Feltri contro Boffo canta ma stona

31 Agosto 2009

Questo giornale non si è omologato, non si è aggiunto al coro di sdegno e disgusto orchestrato dalla grande stampa nazionale contro Feltri e il suo Giornale. Le notizie sono fatte per essere pubblicate e le campagne politiche sono nutrimento per il buon giornalismo. Feltri aveva una notizia interessante che calzava per una campagna politica non peregrina e da gran giornalista qual è ci si è lanciato a capofitto. Ma qualcosa non ha funzionato. Non ci interessa qui evocare trame, retroscena, servizi segreti e altre fantasie con cui altri hanno intessuto le loro critiche. Qui però interessa stabilire che i presupposti per pubblicare la notizia e lanciare la campagna erano piuttosto zoppicanti.

"Carta canta" dice oggi Vittorio Feltri a sostegno della sua inchiesta contro Dino Boffo condotta in nome della moralizzazione dei moralisti immorali. Il problema è che le carte fatte cantare dal Giornale sono due e una delle due, la più ricca di particolari, stona.

Feltri, tornando oggi alla carica, non se ne dà pensiero e reagisce da par suo ripubblicando in prima pagina l’unica carta che in effetti “canta” ma che nessuno ha mai messo in discussione: la sentenza del tribunale, ma sorvola sulla cosiddetta “informativa” rivelatasi finta.  Al di là di ogni considerazione deontologica o politica sull’opportunità dell’attacco a Dino Boffo, il Giornale è incappato in un infortunio professionale piuttosto serio.

Sul numero di venerdì scorso infatti la bomba esplode in prima pagina con questo titolo: "Boffo intimidiva la moglie dell’uomo con il quale aveva una relazione". Ma la "carta" che consentiva al Giornale di fare questo titolo – fatta passare per un documento giudiziario – era in realtà una lettera anonima in circolazione già da mesi e cestinata dai destinatari.

Feltri invece non se ne rende conto, o preferisce non farlo, nell’esaltazione che colpisce ogni giornalista quando crede di avere a che fare con uno scoop. Così nel suo editoriale (sempre di venerdì) mescola le due carte: la prima, vera, proveniente dal casellario giudiziario da cui solo si apprende che Boffo nel 2002 ha patteggiato una condanna per molestie; la seconda, anonima, in cui queste molestie vengono raccontate e associate alla sua presunta condizione di "noto omosessuale" e si spiega che la vittima sarebbe la moglie del suo compagno.

Tutto questo Feltri lo attribuisce con sicurezza al Tribunale di Terni e infatti scrive: "Non lo affermiamo noi in base a chiacchiere di portineria, ma il tribunale di Terni. Ecco che cosa risulta dal casellario giudiziale (riportiamo testualmente)…." In realtà quello che subito dopo il direttore de il Giornale riposta testualmente  è il secondo documento, la lettera anonima,  cioè qualcosa di assimilabile a "chiacchiere di portineria".

La questione non è di poco conto perché sulla veridicità delle fonti viene in gran parte giustificata la campagna contro Boffo. Scrive infatti Gabriele Villa sempre su il Giornale di venerdì: “Visto che le prove in nostro possesso sono chiare, solide e inequivocabili, abbiamo deciso di divulgare la notizia”. Il Giornale insomma ci tiene a far notare la differenza tra le “chiacchiere” contro Berlusconi e le prove contro Boffo.

Feltri in realtà si è accorto benissimo dell’errore, perché sempre nel suo editoriale di oggi mostra di andare per le spicce sostenendo: “La realtà è questa: Boffo ha patteggiato, e perché lo abbia fatto sono affari suoi, che se vuole può spiegare”. Ma le cose non stanno esattamente così, perché sul motivo del patteggiamento il Giornale ha lanciato la sua tesi (non provata) e ora vorrebbe che fosse Boffo a spiegarsi. Ma da questa pretesa alle dieci domande di Repubblica il passo è breve.

Al punto in cui siamo non serve aggiungere ancora molto. Può anche darsi che la lettera anonima contenesse elementi di verità. Boffo lo nega e sulla base di quel documento ha citato Feltri in tribunale. I prossimi giorni ci diranno qualcosa di più. Può anche darsi che dietro le quinte dello scontro Feltri-Boffo si agiti una resa dei conti tutta interna alle gerarchie vaticane. Gli addetti ai lavori già ne scrivono con toni alla Dan Brown ma è probabile invece che su questo versante non si saprà molto di più.

Quello che è certo è che Feltri avrebbe potuto difendere molto meglio un’iniziativa giornalistica border line e portare acqua al mulino di una campagna seria contro i moralisti se non avesse perso di vista i fondamentali del giornalismo d’inchiesta: verificare le fonti, interpellare gli interessati, ammettere gli errori.