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Nella mostra "Pimp my Mary" a Carrara

La Madonna versione Batman o dark: così la pop art azzera l’icona sacra

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Abbiamo letto della mostra “Pimp My Mary” - da Pimp my car, titolo di un programma TV americano in cui vecchie auto vengono ‘truccate’ e tornano presentabili - in corso all’Accademia di Belle Arti di Carrara (Corriere Fiorentino, e altri quotidiani, del 28 luglio). L’evento presenta artisti che hanno  “rielaborato a modo proprio” una statuetta della Madonna largamente commercializzata, la stessa per tutti.

Il cronista ci informa che “ne è nata una serie di Madonne di tutti i tipi, di fronte alle quali è difficile restare insensibili: ce ne sono tipo manga, una vestita da Batman, una immersa in una teca (un’altra in un vaso di vetro da conserve, p.d.m.) piena di centesimi, quella che si rimira allo specchio e quella dark”. Si consulterà www.pimpmymary.it per qualche immagine e notizie sull’evento, nonché per la costellazione di giovani artisti e illustratori variamente ‘connessi’.

Ripercorrendo l’inimitabile profilo di Bernadette Soubirous scritto da René Laurentin, e sintesi di ricerche vastissime, rileggo l’incontro della santa con lo scultore Joseph-Hugues Fabisch, incaricato di dar forma in marmo di Carrara ad aquerò, “quella (cosa) lì”, l’Immacolata Concezione che si era  manifestata pochi anni prima.

Siamo nel settembre del 1863. Fabisch, esercitato al compito di scultore sacro (molto del suo lascito è andato disperso, sembra, nel corso della disastrosa “adeguazione al Concilio” delle chiese francesi) e per questo ben pagato,  “ha  paura”, scrive Laurentin. Tenterà di comporre il proprio linguaggio con la mirabile mimesi dell’apparizione che Bernadette compie di fronte a lui: Com’erano il corpo, la testa? le chiede. Dritti. E le mani, come le ha giunte la Signora ?

“Bernadette si è alzata con grande semplicità, ha giunto le mani e levato gli occhi al cielo. Non ho mai visto niente di più bello. Né Mino da Fiesole, né Perugino, né Raffaello hanno mai fatto niente di così soave …”, si appunta Fabisch su un foglio. Lo scultore cercherà di conciliare icona e grazia, con l’astrazione del volto (come per la Madonna con bambino della chiesa di San Policarpo a Lione) e l’espressività del panneggio.

Bernadette, santamente testarda, non ammetterà che la statua assomigli a Colei che ha visto (‘era più giovane, sorridente, la mani giunte più serrate, il velo scendeva giù diritto, alla buona’, come nelle donne del paese) ma l’immagine mariana del Fabisch è lì, per noi, e polarizza da un secolo e mezzo la preghiera, nella grotta di Massabielle come nelle infinite “grotte di Lourdes” che ne ospitano le riproduzioni, nelle chiese o, moltissime, all’aperto. Indifferente, com’è l’immagine sacra, alla deprecazione della sua “riproducibilità tecnica”.

Gli organizzatori di “PimpMyMary” negano intenzioni sacrileghe o solo irriguardose, anche se non potrebbero giurare, per dire così, sulle intenzioni degli ‘artisti’ invitati. Avanzano anzi positive ragioni ‘critiche’: la manifestazione è contro la mercificazione delle immagini sacre. Ma tra gli argomenti a favore della manipolazione pop delle statuette mariane quello che ha minore plausibilità è proprio la protesta anticonsumista.

Le eredità della pop art, ipercommercializzata, hanno una poetica che cozza con giustificazioni impegnate; si lavora a stupire con “l’oggetto conosciuto e banale”, abbinato ironicamente a forme, materiali, usi eterogenei. La straniazione e,  spesso, l’irrisione, del materiale iconico di partenza sono inevitabili. Non sorprende dunque che, almeno dalle immagini date in anteprima, non appaia la “ricerca di un volto nuovo” dell’icona mariana (come si esprime la stampa) ma una serie di interventi-aggiunte (oggetti, colori, tagli) all’originale, interessanti al più come documento di quello che colonizza l’immaginario dei giovani creativi.

Il titolo stesso della manifestazione, che richiama all’imbellettamento di vecchie carcasse ed è, credo, in origine gergo da magnaccia (pimp), non era fatto per favorire una sperimentazione seria su “un’immagine tanto importante per la nostra religione”, come rassicurano gli organizzatori.  

Ma il punto, per l’aspetto ideologico, è che la cultura di artisti e fruitori (quale appare sui blog) ignora lo statuto dell’immagine sacra. Tra chi sostiene che, religiosamente, diamo troppa importanza alle immagini, chi suggerisce che le immagini tradizionali vanno individualmente ricreate, e chi dice di scandalizzarsi per la loro commercializzazione (proprio in distretti, come Carrara, ove l’artigianato specializzato vive, oggi come un tempo, anche di questo), vi è un assunto comune: l’immagine (sacra) sarebbe disvalore, in quanto oggetto comune e pubblico.

Merce come ogni altro manufatto che si venda in serie, è infatti destinata alla devozione dei molti: dunque, un massimo di alienazione e di kitsch. Forse i giovani amici non si sono mai chiesti perché nessuno pregherebbe, in uno spazio “sacro” non New Age, di fronte alla Luchadora (la Lottatrice, alla maniera delle eroine dei cartoons) o alla sgargiante Madonna incinta della mostra carrarese,  come non si prega dinanzi a qualsiasi simulacro marcato dal gesto dell’artista.

Non vi è approfondimento nell’arbitrio che ‘innova’ o sconcia, né vivente integrazione, ma solo sottrazione; nessun belletto da salotto o da strada può aggiungere niente, solo togliere, alla semplice, diretta, epifania della grazia che una statuetta, confermata dai sacramentali e posta al “suo” luogo (un altare, anche domestico), misteriosamente ‘rappresenta’.

To pimp my Mary è azzerare l’icona sacra, mentre il fare e vendere Madonne non lo è; il realismo religioso non ha mai preteso che le immagini del divino scendessero dal cielo. Non a caso sono rari gli archetipi “non dipinti da mano d’uomo”.   

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4 COMMENTS

  1. VIGLIACCHI
    I Vigliacchi cacasotto se la prendono con una religione che non gli taglia la gola e non gli costringe a vivere sotto scorta. Non hanno le palle per azzardarsi a pronunciare verbo contro altre religioni “pericolose” per il loro fondoschiena. Ma anzi, da vigliacchi DOCG fanno anche di più: non solo non hanno mai niente da dire su altri simboli religiosi ma addirittura sono gli CHIC che difendono per esempio il Burqa, cioè il simbolo della violenza e del totale annientamento delle donne. E, per contro, se ne fregano appieno di offendere la sensibilità dei cattolici. I vigliacchi sanno che con gli Islamici non c’è da prenderci confidenze. Meglio leccargli le terga sedmpre e comunque. Non si sa mai. La pseudo arte di questi ominicchi infatti MAI tocca l’Islam. Forse che questa religione non gli ispira mai mai??? Invece offendere i cattolici “fa fino”, fa “progressista” e, soprattutto, non fa rischiare la pelle. Mica sono scemi, loro. Scemi sono quelli che gli danno credito. SONO VIGLIACCHI COME LORO. E gli artefici di tali stronzate sono “artisti” quanto può esserlo un macaco di Swartz che pasticcia con l’argilla. Tra qualche mese nessuno si ricorderà di questi fannulloni. Dimenticati, come tutti quelli che ricercano la notorietà con tali espedienti, proprio perchè inetti e inapaci, nella loro assoluta e totale mediocrità, di far parlare di sè per la boro bravura (che infatti non possiedono).

  2. Ma il sabato su questo
    Ma il sabato su questo giornale ci lavora qualcuno, o no?? Ho inviato un commento stamattina e ancora non è stato pubblicato… mi spiegate che ce li tenete a fare gli articoli in prima pagina, se poi non ci pubblicate ANCHE i relativi commenti??? E mi spiegate anche, per favore, perchè i commenti filo-islamici e quelli degli “educati” e “rispettosi” DiPietristi sono invece sempre presenti? Voglia di autolesionismo acuto ??(povero Berlusconi..)

  3. All’anonimo dei commenti
    All’anonimo dei commenti precedenti: una camomilla?
    Anche la Vergine Maria portava il velo…saluti!

  4. La Vergine Maria
    La vergine Maria
    portava il Burka per via delle antiche convenzioni
    Patrircali e Gerontocratiche in uso anche tra noi ufficialmente
    fino agli anni cinquanta
    officiosamente : SEMPRE.
    Recenti studi Antropologici narrano di antiche civilta’
    ormai remote e di AMAZZONI dimenticate.
    Antichi scritti e reperti ci tramandano
    la LEGGENDA
    di altre VERGINI
    LE VERGINI ARCICHE ,
    le
    FAIR-MAIDEN
    a lungo censurate e perseguitate
    fino a quando
    sulla cui
    ICONOGRAFIA
    si sovrappose
    la VERGINE MARIA.

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