Nella ripida scalata al Colle ciò che conta è il metodo

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Nella ripida scalata al Colle ciò che conta è il metodo

22 Dicembre 2014

Augurandosi che l’elezione del nuovo presidente della Repubblica avvenga in clima più serio rispetto a ciò che vedemmo in Parlamento nel 2013, e in attesa delle decisioni del Capo dello Stato, l’identikit del potenziale successore sembra prendere forma. Ma bisogna intendersi sul metodo con cui salirà al Colle. Deve essere una figura autorevole e fin qui ci siamo; dovrà esercitare una funzione di garanzia, testimoniare i valori costituzionali, conoscere bene le istituzioni, non limitarsi a un  compito di pura rappresentanza. Dovrà far valere l’interesse nazionale all’estero salvaguardando il processo riformatore iniziato dal Governo Letta e proseguito dall’esecutivo di Matteo Renzi sul fronte economico e costituzionale. Raccogliere e saper interpretare l’eredità di Napolitano, che e’ stata anche, com’è accaduto altre volte per gli inquilini del Colle, una sfida alla politica e alla sua capacità di cambiare.

L’alternanza tra laici e cattolici forse è una vecchia tradizione ma se fosse cattolico, e ne manca uno da tempo, estenderebbe le garanzie ai principi della tradizione cristiana. Si dice no a soluzioni "stravaganti" ma d’altra parte è ingiusto sia ridurre gli outsider che non masticano solo pane ed economia a delle macchiette, sia bollare alla stregua di "vecchie scarpe" i politici che hanno fatto il loro dovere onorando il patto con gli elettori. Il metodo, allora. Se qualcuno a sinistra avesse delle tentazioni, sappia che non si accettano candidati a scatola chiusa: dopo tanto parlare sul "Presidente di tutti" non si può sceglierlo nelle stanze di un partito imponendolo agli altri. In Parlamento c’è una maggioranza ed è da lì che bisogna partire confrontandosi tra le forze di Governo e guardando a chi nell’opposizione ha deciso, o almeno sembra, di voler giocare il campionato (i grillini per ora restano in panchina o sugli spalti).

Certo, sempre a sinistra c’è chi si propone come pivot della partita, rivendicando di essere il più alto e massiccio in squadra, ma vale la pena ricordare agli amanti delle metafore e delle similitudini che nella danza moderna il pivot è un passo in avanti che poi si rigira tornando indietro. Esattamente come andò a finire il gran ballo in maschera di due anni fa, aspettando Godot. Niente veti allora. L’elezione del nuovo presidente sarà un altro, importante traguardo per cambiare paradigma, scendere dalle barricate, confrontarsi in una contesa aperta dalle regole chiare e funzionanti, come sta avvenendo in Europa tra popolari e socialdemocratici. E chissà che un giorno, eletto il presidente, con il nuovo Senato e una diversa legge elettorale, l’iter delle riforme non possa completarsi imboccando la strada del (semi)presidenzialismo. C’è chi si sta battendo per portare a casa tutto questo.