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Quagliariello: “Contenuti al centro per dare stabilità al Governo”

«Sarò sincero: penso che Renzi abbia i numeri per la maggioranza, anche senza di noi. Ma che non gli convenga affatto nell’interesse del Paese». Gaetano Quagliariello, coordinatore nazionale del Nuovo centrodestra (Ncd), tira le fila di una settimana difficile, col partito nell’occhio del ciclone dopo il voto sul nuovo presidente della Repubblica.

Ma se non gli servite, non crede che il premier possa scaricarvi?

«Se anche fosse, non lo temo. E poi, una cosa è avere i numeri sulla carta, altro è governare il parlamento: se la maggioranza viene ottenuta da un’accozzaglia di richieste e pretese diverse, si può anche restare in sella, ma poi tutto si riduce a un continuo do ut des».

Cioè?

«Non si cambia il Paese attraverso una contrattazione continua. Molto meglio provare a dare un assetto stabile al governo».

Per questo chiedete un nuovo patto per governare. Su quali basi?

«Mettendo al centro i contenuti. Siamo entrati al governo per due ragioni: per impedire che l’Italia finisse nel baratro delle elezioni anticipate e per portare a termine quelle riforme  che consentano al paese di uscire dal tunnel. Il primo motivo non esiste più, il secondo diventa ora il principale».

Già, le riforme. Senza patto del Nazareno come si fa?

«Portare a casa per intero le riforme costituzionali ed elettorale oggi è più complicato. Ma attenzione: un loro naufragio sarebbe un disastro. Ormai dovremmo averlo imparato: se non fai le riforme, poi i cittadini ti puniscono».

Renzi vi considera un ‘partitino’. L’ennesima prova muscolare di una ‘maggioranza bullesca’, come l’ha definita Bombassei (Sc)?

«Ho pensato male di quelle dichiarazioni di Renzi, ma non faccio falli di reazione. Il nostro rapporto con il governo si deve misurare sui fatti, non sulle parole. Abbiamo uno scopo, costruire un’alternativa alla sinistra diversa da quella della Lega di Salvini, di cui siamo avversari».

Un bell’obiettivo. Intanto, però, perdete pezzi...

«In realtà una persona sola, Barbara Saltamartini»

C’è anche lo strappo di Sacconi.

«Si è dimesso da capogruppo, ma resta saldamente nella classe dirigente Ncd».

Non teme di morire cespuglio?

«No, in ciò la mia attitudine è craxiana. Il leader socialista stava al governo con la Dc ma intanto pensava all'alternativa. Ovviamente a parti invertite: Ncd sta nell’esecutivo e continua a lavorare per costruire un’alternativa alla sinistra».

Lupi e Alfano devono restare ai loro posti, o uno si deve dimettere dall’incarico di governo per dare supporto al partito?

«Non devono lasciare nulla. Fin quando ci sono le condizioni per stare al governo, dobbiamo esercitare il maggior peso possibile».

C’è ancora spazio per un centro, o il sistema si è polarizzato?

«Una nuova Italia deve avere una nuova polarizzazione. Sono appena stato a Firenze, dove ho tenuto a battesimo Area popolare (Ncd-Udc), in vista delle regionali. Ho trovato entusiasmo e voglia di aggregarsi. Non mi sembra un caso che, nonostante alcuni errori, negli ultimi sondaggi, Ncd abbia raggiunto il suo record storico (è accreditata del 5,1%, ndr). E' un punto di partenza».

Nessuna autocritica sulla partita-Mattarella?

«In una prima fase abbiamo anteposto gli errori di metodo commessi da Renzi rispetto alla persona. Avremmo dovuto subito dire sì a Mattarella. Ma sul metodo non è che poi avessimo torto, visti i problemi che oggi ci troviamo ad affrontare sulle riforme».

Cosa ci sarà in questo Patto per governare che sottoporrete a Renzi?

«Sicurezza, infrastrutture e welfare, competenza dei nostri ministri. E poi, riequilibrio della tassazione sugli immobili che ha messo in ginocchio il ceto medio».

Su Ius soli e Unioni civili siete già in fibrillazione...

«Sappiamo di non poter imporre del tutto la nostra visione, ma abbiamo la forza e la dignità per pretendere un compromesso. Se questo verrà fatto all’interno di un’intesa-quadro, andremo avanti».

Se no?

«Il Pd si dovrà rivolgere ad altri. Noi riteniamo di poter offrire un contributo di serietà, garantendo così che la maggioranza sia adeguata alla portata della crisi e del cambiamento necessario. Ma per stare al governo con la schiena dritta, bisogna assumersi un rischio di impresa».

(Tratto da Quotidiano Nazionale)

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