Renzi scelga tra strategie e simboli
01 Febbraio 2015
di Redazione
Sergio Mattarella è il nuovo presidente della Repubblica. Area Popolare lo ha votato per responsabilità istituzionale e per lo spessore politico, morale e personale del candidato. E’ stata anche una risposta all’appello lanciato ieri sera dal presidente del consiglio Renzi che, dopo il metodo arrogante usato nei giorni precedenti, ha chiesto di convergere su una candidatura che non fosse espressione solo di un partito ma della più ampia parte delle forze che siedono in Parlamento.
L’appello di Renzi ora deve sostanziarsi per garantire la prosecuzione del percorso delle riforme che le forze moderate e popolari considerano asset della loro presenza in maggioranza. E viene da chiedersi se Renzi saprà ritrovare il giusto equilibrio tra simboli e strategia politica. Spieghiamoci meglio.
Ancora una volta Renzi dimostra di essere un politico pronto a sparigliare, che divide per unire, ma ieri, quando per un momento si è temuto sui numeri si è avuta anche la percezione di quanto possa essere fragile la spregiudicatezza. Perché appunto la politica è fatta anche di simboli. E il simbolo della nuova Italia è il governo delle riforme, capace di rispondere “alle speranze e alle difficoltà degli italiani”, come ha detto il presidente Mattarella, superando il vietnam parlamentare della seconda Repubblica.
Renzi deve ritrovare l’equilibrio tra strategie e simboli, allora. Vuol essere solo il Frank Underwood della situazione o raccogliere l’eredità ideale dei suoi modelli – si pensi al di là di come va giudicato Obama alla capacità di cambiamento e alla vitalità dimostrate dalla democrazia americana – rappresentando un elemento di innovazione nella politica italiana? Pur sapendo che la politica non si fa senza strategie e che ogni strategia ha i suoi rischi riuscirà il presidente del consiglio a essere ancora il simbolo di qualcosa?
