20 Maggio 2022


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‘Rise of Nardella’, sul Pnrr il partito dei sindaci suona la carica contro la burocrazia

‘Rise of Nardella’, sul Pnrr il partito dei sindaci suona la carica contro la burocrazia

Sul Pnrr arriva un allarme dai sindaci. A darne notizia è Italia Oggi che rilancia le parole di Dario Nardella. Il sindaco di Firenze sostiene che “senza l’adeguamento dei prezzi nelle gare d’appalto le ditte non lavoreranno, gli appalti ritarderanno e l’Ue non ci farà sconti”. “Sono stato a Bruxelles – continua- e ho parlato con il commissario per gli Affari economici Paolo Gentiloni, il vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, la presidente dell’europarlamento, Roberta Metsola. Credo che l’Italia sia l’ultimo paese che si può permettere di chiedere una proroga visto che è stato il più favorito”.

Tra burocrazia e politica rischio paralisi

La denuncia di una burocrazia ottusa e limitante pone questioni politiche che vanno al di là dei cantieri del Pnrr. Perché Nardella è influente esponente del Partito democratico, parte della maggioranza a sostegno del governo Draghi, e il Pnrr è il core business della compagine nata per essere guidata dall’ex presidente della Bce. 

Per gli enti locali serve fare di più

Burocrati, sovrintendenti, procedure d’appalto, ministri che non hanno ancora messo sul tavolo i dossier più caldi, tra cui il costo delle materie prime che mette a rischio la sopravvivenza delle ditte del settore. Nardella ne ha per tutti.

A dargli manforte arriva anche l’Ali, l’associazione degli enti locali. Il presidente e sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, anche lui esponente Pd, sottolinea che le misure messe in atto dal governo “non bastano. I Comuni che hanno preso delle risorse hanno cominciato a fare le prime gare ma vanno deserte perché non ci sono le imprese che eseguono i lavori pubblici. Il 75% dei progetti registra un aumento abnorme del costo delle materie prime, con le imprese che scappano perché non vedono margini ma rischi. Il 110% rafforza l’inflazione e diventa l’incentivo per spostare le imprese verso l’ecobonus e non sugli investimenti pubblici. Se oggi il 110% diventasse 90% avrebbe lo stesso effetto sull’impresa privata e avremmo imprese per gli investimenti pubblici”.

Il governo, intanto, ha fatto sapere, attraverso la sottosegretaria Bergamini, di essere disponibile a “valutare eventuali correttivi”.