Scheda bianca e assemblee condominiali
27 Gennaio 2015
di Redazione
Caro Angelino, caro Silvio, caro Renzi, cari alcuni altri,
quando la signora Giovanna lesse la convocazione condominiale trasalì, corse dal portiere e contestò: "Perché la prima è fissata alle sei del mattino? Io non ce la faccio…". Il portiere sorrise e spiegò: "Tranquilla, è per finta, perché la legge vuole così. La vera convocazione è la seconda, per la sera alle nove".
La signora Giovanna sorrise e si volse per andar via, poi tornò indietro: "Ma è la legge che vuole la finzione o è una scelta dell’amministratore che non vuole complicazioni? ". E il portiere: "…è per evitare, fatta la legge trovato l’inganno…". La condomina andò via, rimuginando che, in fondo, quell’amministratore non le piaceva e sapeva perché. Era come tutti gli altri, un situazionista.
Però…eh…però, quando era lei a fare fatica a pagare la rata mensile perché la situazione del borsellino s’era fatta drammatica, l’amministratore non voleva sentire ragioni… "La legge-fisarmonica – pensò – è un pessimo strumento musicale. Perché dovrei fidarmi dell’amministratore?". Già, perché giovedì e venerdì per il Quirinale si dovrebbe votare scheda bianca? Perché, pur sapendo che il voto utile sarà quello successivo, dare ai condòmini dell’Italia questo esempio di, seppur legale, disinvolto salto dell’ostacolo?
La forma è cosa diversa dal formalismo. E mentre quest’ultimo allena all’ipocrisia comportamentale, la prima allena al rispetto. Non ci sono nomi-simbolo, dai capigruppo a illustri personaggi esterni, che potrebbero generosamente servire da appoggio per evitare il sapore sgradevole dell’astensione concordata?
La signora Giovanna pensa di sì.
