Scontro Giornale-Avvenire. Feltri: “Mai parlato di schedatura giudiziaria”

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Scontro Giornale-Avvenire. Feltri: “Mai parlato di schedatura giudiziaria”

30 Agosto 2009

"Non ho mai parlato di schedature o informative giudiziarie e il Viminale non c’entra in nessun modo. Abbiamo un documento che prova un fatto, se il fatto non è vero Boffo lo smentisca offrendo i suoi documenti ai giornali". Così il direttore de Il Giornale Vittorio Feltri, replica alle affermazioni del direttore dell’Avvenire.  E sui presunti contatti con il premier dice: "Mai stato negli ultimi quattro mesi a Roma, né a Palazzo Chigi né a Palazzo Grazioli e non ho sentito il premier Silvio Berlusconi al telefono".

Per quanto riguarda la vicenda Boffo il direttore del Giornale non retrocede di un passo: "Abbiamo un documento, che tra l’altro domani ripubblichiamo, in cui si prova che il direttore dell’Avvenire ha patteggiato per molestie personali e che la cosa è stata trasformata in una pena pecuniaria. Sui motivi del patteggiamento vai a capire, comunque noi abbiamo un documento che prova un fatto. Dovrebbe essere lui a questo punto ad offrire la sua documentazione ai giornali, il resto non conta. Non conta da chi lo abbiamo avuto, non conta se ci sono errori perché non è un testo di diritto. Anche se i termini fossero impropri i fatti sono questi e se qualcuno è in grado di smentirli lo faccia".

"Io non provo nessun imbarazzo – aggiunge Feltri -, l’imbarazzo dovrebbe essere di Bagnasco se lo sapeva e anche di Boffo. Mi rendo conto che è un’intromissione nel suo privato e mi dispiace ma quello che volevo dire era proprio questo, il mio discorso era politico. Volevo dire che bisogna fare attenzione al privato se non hai tutte le carte in regola e nessuno di noi ce l’ha. Io per esempio non mi permetterei di fare la morale sulle signorine con cui qualcuno si accompagna. Non capisco perché si può fare a Berlusconi e non al direttore dell’Avvenire, non siamo tutti uguali?".

Quanto all’editoriale di oggi di Eugenio Scalfari su La Repubblica, in cui dice che Feltri si sarebbe recato a Palazzo Chigi subito dopo la sua nomina, il direttore del Giornale che domani avrà come titolo "La patacca di Repubblica", dice: "Io non vado a Roma da almeno quattro mesi e ciò risulta all’Ufficio scorte di Milano. Non sono stato a Palazzo Chigi, né a Palazzo Grazioli e non ho parlato al telefono con il premier. Controllassero i miei tabulati. L’unico che ho sentito, venerdì scorso, è stato Gianni Letta. Il sottosegretario mi ha chiamato alle 23.30 perché aveva saputo del pezzo che sarebbe uscito il giorno dopo su Boffo e voleva chiedermi se era vero. Ma il giornale oramai era chiuso e in questi tempi di crisi non mi sarei mai sognato di buttare un’edizione del giornale".