Vincono gli Azzurri ma ieri è tornato “Bongo”, eroe dello sport di provincia
10 Settembre 2009
di Redazione
Ieri sera la nazionale di calcio di Marcello Lippi ha battuto la Bulgaria per 2-0 in una partita valida per le qualificazioni al mondiale di Sudafrica 2010. Su questo si è già detto e scritto tutto, dalla formazione alle pagelle, per concludere con le immancabili polemiche post partita. Molto meno clamore ha invece suscitato il ritorno sul campo da gioco di un personaggio che in comune con Lippi ha solo il fatto di averlo incontrato tra il ‘73 e il ‘77 come avversario, Lamberto Boranga. Oggi vogliamo parlare di lui – evitando di impelagarci in discussioni sulla Italjuve e sugli oriundi – e raccontare una storia fatta di passione, quasi anacronistica nella sua genuinità.
Boranga, a 67 anni suonati, sarebbe dovuto tornare a giocare una partita tra 2 settimane, ma ha anticipato il proprio ritorno in campo e ieri ha indossato la maglia della squadra dell’Amneto esordendo in una partita ufficiale. L’occasione è stata la partita di Coppa Primavera contro Santa Sabina, competizione riservata alle squadre di Prima e Seconda categoria. “Bongo”, come è soprannominato, è rimasto in campo per tutto il primo tempo, salvando la propria porta in due occasioni.
Emblematiche le sue parole dopo il match: “Da una ventina di giorni avevo deciso di tornare a giocare ed in questo periodo mi sono allenato con grande intensità insieme ad un preparatore, probabilmente anche con maggior impegno rispetto a quando ero un giocatore professionista e la condizione acquisita mi ha permesso di anticipare il ritorno in campo”. A dispetto della paura di farsi male e di chi lo sconsigliava Boranga ce l’ha fatta, ma non è ancora soddisfatto: “È ovvio che giocherò, come stabilito, anche il 20 settembre, a Fratta Todina, in campionato, per cui il fatto di tornare a giocare una partita vera mi ha permesso di smaltire in questo caso quell’emozione che anche a quest’età non si può evitare”.
La vita di “Bongo” è però piena di sorprese, esordì in Serie A con la maglia della Fiorentina nel lontanissimo (calcisticamente parlando) 1967, vestendo poi le maglie di Reggiana, Brescia, Cesena, Varese, Parma e Foligno (dove giocò fino ai 41 anni). Durante la sua lunga carriera riuscì a trovare il tempo anche per laurearsi, ben due volte. La prima in Biologia e la seconda in Medicina. Una vera mosca bianca nel mondo del calcio, dove ancora oggi chi si dedica agli studi fa notizia.
Nel 1992 il primo rientro. A quell’epoca era medico sociale della squadra dilettantistica di Bastardo (un piccolo paese in provincia di Perugia) e causa la contemporanea assenza di tutti i portieri della rosa, si tolse lo sfizio, a 50 anni, di tornare tra i pali. Per dovere di cronaca va detto che l’incontro si concluse con una sconfitta per 1-0 ma Boranga si distinse per il fisico ancora scattante e per un intervento in tuffo con il quale, a detta dei presenti, impedì un gol quasi certo.
Come se non bastasse “Bongo” è primatista italiano di salto in alto (con la misura di 1,61 m) nelle categorie master over 45, over 55 e pre 65. Inoltre è recordman anche nel salto in lungo over 65 (con ben 5,22 m) e nel salto triplo over 65 (con 11,26 m). Una sorta di superman di provincia, capace però di distinguersi anche per la sua onestà.
Dal 2002 è parte integrante del "Maifredi Team", squadra nata nella trasmissione “Quelli che il Calcio”. Partita come ribalta televisiva utile a "simulare" i gol per il pubblico Rai (allora senza diritti per il calcio) l’avventua del "Maifredi" si è trasformata, diventando protagonista di partite di beneficenza. Insieme a Bongo ex campioni come Ruggiero Rizzitelli, Massimo Agostini, Alessandro Bianchi, Graziano Mannari, Moreno Mannini, Luca Pellegrini, Massimo Bonini, Ivano Bonetti, Maurizio Ganz, Stefano Eranio e tanti altri si sono prestati per aiutare più di una associazione benefica.
Nell’ottobre 2005, in un’intervista, denunciò l’abuso di cocaina nel mondo del calcio, in particolare tra i calciatori. Da medico, assunto dalla Asl di Perugia, sosteneva la necessità di test tricologici per individuare la sostanza nel corpo di chi l’ha assunta. I fatti gli diedero ragione, non passò molto tempo quando scoppiò il caso di Adrian Mutu, denunciato dalla sua ex squadra, il Chelsea, per uso dello stupefacente. In Italia casi più recenti si sono avuti con Flachi e Carrozzieri, ex compagni di squadra nella Sampdoria, entrambi squalificati per un lungo periodo dalla giustizia sportiva.
Ieri sera l’ultimo (forse) capitolo di questa storia che ha tanto da insegnare. Gli azzurri ci perdoneranno se li abbiamo snobbati per un “vecchietto”, ma lo sport è fatto prima di tutto di persone, con i loro vissuti e i loro episodi. Alcune volte, per un motivo o per un altro, questi percorsi meritano una sottolineatura. Oggi che l’integrità è un valore in disuso vogliamo mettere in copertina “Bongo”, che a 67 anni ancora si emoziona per una partita di calcio. 1000 di questi giorni.
