Home News Anche in Svezia gli anziani muoiono nelle RSA. Ma è tutta colpa del mancato lockdown?

Fase 2 in Europa

Anche in Svezia gli anziani muoiono nelle RSA. Ma è tutta colpa del mancato lockdown?

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Un’altra volta la Svezia? Eh sì, sia pure a malincuore ci devo tornare, ma non è una fissazione, né tanto meno un’ostilità preconcetta verso quel paese.

È che, di fronte all’approccio light sulle misure per l’epidemia, un malpensante grillo parlante mi aveva suggerito l’ipotesi che la venerata socialdemocrazia scandinava godesse di un corposo sconto mediatico: insomma, niente di paragonabile alla levata di scudi – e di insulti, trasformatisi infine in brindisi con lieti calici quando si è ammalato – riservata al brexitaro Boris Johnson, per un discorso oltre tutto distorto. Impressione confermata da un servizio rispettoso della Stampa del 18 aprile, in cui la ministra degli esteri Ann Linde ha spiegato la logica che ha guidato l’azione del governo: «la nostra lotta si basa sulla fiducia».

Per dire tutta la verità, io mi ero sempre ben guardato dall’entrare nel merito dei provvedimenti presi o non presi, anzi – esposti come siamo qua all’odio degli sceriffi del balcone – avevo sordidamente invidiato le belle passeggiate nei parchi ordinati e nei boschi selvaggi là consentite, la corsa dei runner e delle bici nelle apposite corsie e la composta rarefazione della popolazione urbana che ci è dato di vedere nelle foto.

Poi finalmente mi cade sotto gli occhi un inatteso biasimo giornalistico: un articolo del Giornale del 20 aprile denuncia la strage silenziosa degli anziani in corso nelle case di riposo svedesi: circa 500, un terzo dei decessi totali. Effettivamente sono numeri che devono far riflettere, e qualcosa di importante non ha funzionato neppure lì. Dico neppure, perché da noi quello che è accaduto nelle case di riposo è oggetto quotidiano di rinfacci, di polemiche e di strumentalizzazioni politiche. E comunque, al netto dei commenti e dei contorni, il nostro conteggio è arrivato a 7.000.

Dunque se Atene piange, Sparta non ride. In Italia è tutto chiuso e sigillato come in nessun altro paese europeo, multano pure quelli che sono usciti per andare in libreria se non hanno lo scontrino. Eppure nei luoghi dove ospitiamo tanti nostri vecchi o per una disattenzione, o per una negligenza, o per una procedura sbagliata, è stato acceso un fiammifero in una tanica di benzina. Ed è stato subito incendio.

Invece a quanto pare il problema svedese sarebbe questo: «le autorità di Stoccolma non provvedono ancora a imporre il blocco totale delle attività non essenziali e a costringere i cittadini a restare a casa». Avrebbe potuto scriverlo un commentatore grillino-madurista o un sindaco entusiasta dei controlli coi droni sulle spiagge deserte.

Insomma, la bacchettata del giornalista colpisce sì la Svezia, ma un tantino anche noi. Se c’era bisogno di una conferma all’osservazione di Eugenio Capozzi che in quella che fu la “casa delle libertà” ha prevalso l’attitudine securitaria, infiltrandosi anche nelle pieghe dei suoi paraggi giornalistici, eccola.  Piccola forse. Incidentale, sicuramente. Ma in ogni caso abbastanza sintomatica.

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