La rivoluzione green nell’edilizia è a portata di mano ma ci stiamo dormendo sopra

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La rivoluzione green nell’edilizia è a portata di mano ma ci stiamo dormendo sopra

La rivoluzione green nell’edilizia è a portata di mano ma ci stiamo dormendo sopra

14 Giugno 2022

Dopo i dati di Cna, secondo cui sono a rischio fallimento 33mila imprese e 150mila posti di lavoro, è Intesa San Paolo a dare l’allarme: la normativa sulla cessione del credito sta bloccando i bonus edilizi. La legge, al momento, un vincolo di compensazione per tutti gli operatori del mercato. Ogni anno, infatti, i crediti fiscali come quelli edilizi non possono eccedere il livello di imposte e contributi versati dalla banca, quindi possono essere oggetto di compensazione.

“L’elevato flusso delle richieste pervenute” di cessioni di crediti edilizi – ha spiegato Intesa San Paolo ai suoi clienti – “ha comportato l’esaurimento della nostra possibilità di compensare”. La banca, tuttavia, non ha chiuso del tutto la porta: se cambierà la normativa, torneranno operativi.

Non si può abbandonare l’edilizia

Sono tantissime le piccole imprese, soprattutto al sud, che hanno in pancia i crediti per i quali hanno anticipato la liquidità ma che non riescono più a cedere. Il mercato dell’edilizia si sta bloccando, bisogna invertire il trend perché questo settore ha trainato la crescita del Paese e non può essere abbandonato proprio ora.

Serve una nuova normativa per la cessione del credito

Una normativa sulla cessione del credito meno stringente permetterebbe al sistema di incentivi edilizi di diventare ancora più efficienti. La cessione del credito ha infatti diversi vantaggi.

Innanzitutto, la spesa dell’utente finale risulta essere meno onerosa, creando un volano potentissimo per la ristrutturazione green del parco immobiliare italiano.

In secondo luogo, si amplia la platea dei beneficiari, includendo potenzialmente anche chi ha una scarsa capienza fiscale. Questo effetto è determinante per raggiungere i target imposti dal Fit for 55. È difatti necessario riqualificare energeticamente i condomini e le unità plurifamiliari che rappresentano la grande parte del nostro parco edilizio e pure spesse volte la parte più vecchia ed energivora. I dati diffusi da Enea la settimana scorsa parlano chiaro. Solo 15,5% degli interventi riguarda i condomini, mentre l’85,5% interessa case unifamiliari e unità indipendenti.

Inoltre, questo meccanismo ha alcuni effetti positivi sulle entrate dello Stato. La cessione del credito favorisce l’emersione del nero, innescando in un settore opaco una buona pratica e, in più, la circolazione fluida e regolata di crediti sul mercato potrebbe avere un effetto antinflattivo.

Come intervenire sui bonus edilizi

Il dibattito in Parlamento su questo tema è molto politicizzato, ma si stanno delineando alcune ipotesi nell’ambito del Dl Aiuti. L’idea è introdurre la possibilità di usare anche negli anni successivi la quota di credito d’imposta non fruita entro la fine del 2022. In questo modo i grandi istituti, che hanno un’alta disponibilità di liquidità, potrebbero tornare ad acquistare crediti. Questo sarebbe, ad esempio, il caso di Cassa Depositi e Prestiti.

Anche aprire il mercato delle cessioni agli investitori istituzionali è un’opzione sul tavolo, ma è evidente che sia fondamentale una riforma degli incentivi. Come proposto dalla Confederazione Associazioni Europee di Professionisti e Imprese, sarebbe opportuno introdurre un Testo unico in materia di detrazioni fiscali in edilizia. Gli incentivi così potrebbero diventare stabili, chiari e sostenibili, ma soprattutto parte di una programmazione di medio periodo che abbatterebbe le speculazioni. Si garantirebbe così uno scenario di stabilità fondamentale per le imprese del settore che debbono programmare i propri investimenti.