Carretta (Terzo Polo): “Bergamo terra del Pil e delle comunità”

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Carretta (Terzo Polo): “Bergamo terra del Pil e delle comunità”

Carretta (Terzo Polo): “Bergamo terra del Pil e delle comunità”

16 Settembre 2022

Le elezioni si avvicinano, ormai mancano solo undici giorni al momento in cui gli italiani saranno chiamati a votare. Anche a Bergamo la campagna elettorale è in fermento, dove Niccolò Carretta guiderà il Terzo Polo alla Camera dei Deputati. Candidato sia come capolista nella parte proporzionale sia nel collegio uninominale, Carretta è già stato consigliere comunale di Bergamo e attualmente siede al Pirellone. Ha aderito ad Azione sin dalla sua fondazione nel 2019, ora vuole cambiare l’Italia, sul serio.

Carretta, lei è candidato a Bergamo, che viene spesso descritta come una terra di lavoratori. È un’invenzione giornalistica oppure è una realtà?

Tra i tanti stereotipi su Bergamo, quella di essere la Terra del Lavoro è sicuramente veritiero ed è quello che ci rende più orgogliosi. I dati sulla disoccupazione, sia generali che giovanili, nella bergamasca sono tra i migliori in Italia. Tutto questo, tuttavia, non significa che non ci siano dei problemi da affrontare. Ad esempio, migliorare l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro o attivare politiche efficaci per ridurre il numero di Neet, purtroppo numerosi anche nella bergamasca e in Lombardia. Detto ciò, il lavoro è intrinsecamente dentro la nostra cultura. Il rimboccarsi le maniche lo svegliarsi presto la mattina, il mettere il dovere di fronte ai diritti. Sono parte della nostra tradizione, del nostro presente e spero che questa cosa sia da stimolo anche per il resto del Paese. Lo abbiamo visto quando abbiamo affrontato l’emergenza pandemica con grande dignità, con grande decoro e soprattutto con grande forza d’animo.

Bergamo è anche uno dei posti a cui si pensa quando si parla di “partito del Pil”. È un’invenzione giornalistica oppure è la realtà?

In parte è così, ma sarebbe riduttivo ridurre Bergamo a “terra del Pil”. Qui il mondo economico è strettamente connesso con il terzo settore e con l’associazionismo. Non ci sono solo la spinta economica delle imprese e l’attitudine che ho descritto prima. La forza di questo territorio risiede nell’unione di questi valori a una forte consapevolezza di solidarietà sociale che serve per tenere insieme la società. Credo che questi elementi assicurino un modello positivo di coesione e di sviluppo territoriale.

All’inizio della legislatura, Di Maio al Mise ha smontato Industria 4.0: la misura più importante implementata da Carlo Calenda quando era ministro. Quanto era stata importante per Bergamo?

A Bergamo è servita tantissimo. Bergamo e Brescia, insieme, sono diciamo una zona industriale leader a livello europeo per presenza di manifatturiero. Parliamo in assoluto di una delle province con la più alta intensità di imprese manifatturiere, che sono distribuite su tutto il territorio ed esportano in tutto il mondo. Soprattutto quelle di dimensioni più significative hanno beneficiato di Industria 4.0, una misura straordinaria nella sua semplicità.

Cosa intende?

Si innescava un meccanismo automatico di incentivazione fiscale importante, lasciando però piena libertà all’imprenditore di scegliere quale fosse la miglior tecnologia da applicare per il suo prodotto. Questo perché, da liberali, crediamo che nessun imprenditore conosca meglio di altri la propria azienda, il proprio prodotto, ciò che fa. Così la bergamasca, come anche il resto del Paese, ha raggiunto percentuali di crescita di produzione industriale e di export fenomenali in quel periodo. Come andamento, parliamo di cifre addirittura superiori a quelle della Germania, da sempre il mercato ì di riferimento a livello europeo.

Quindi la vostra coalizione vorrebbe tornare indietro, ripristinando ciò che Di Maio, oggi alleato di Letta, ha tolto…

Mettere mano a Industria 4.0 come ha fatto Di Maio è stato deleterio. Non è stato all’altezza di Carlo Calenda, suo predecessore al ministero dello Sviluppo Economico e ora leader del Terzo Polo. Vogliamo rafforzare Industria 4.0, valorizzando ulteriormente le realtà imprenditoriali che diminuiscono il proprio impatto ambientale grazie all’innovazione tecnologica.

Il reddito di cittadinanza è tornato a essere un tema centrale nella campagna elettorale, qual è la valutazione del reddito di cittadinanza da parte del Terzo polo?

Il reddito di cittadinanza è una misura che ha un obiettivo corretto, aiutare i cittadini in forte difficoltà, ma con una applicazione totalmente sbagliata. Per noi è sbagliato il messaggio, cioè dare un reddito perché è solo perché si è cittadini. Il reddito deve arrivare dal lavoro, perché il lavoro è l’unica roba che rende l’uomo libero e degno. Lo Stato, prima di tutto, deve creare le condizioni fertili per la crescita dell’occupazione e l’aumento posti di lavoro. Uno Stato che eroga sussidi a pioggia, uno Stato che eroga senza fine assistenza ai propri cittadini, uno Stato che li vuole tenere schiavi ed è uno Stato che non risponde invece al dovere che dovrebbe avere.

Quindi come volete superarlo?

Migliorando le politiche attive del lavoro, tagliando il cuneo fiscale e potenziando la formazione, a partire dagli ITS. Secondariamente, prevediamo anche interventi di sostegno sociale, destinati solo a chi è non riesce a stare dentro al mercato del lavoro. Il reddito di inclusione, in vigore prima del reddito di cittadinanza, era una misura efficiente che comunque dava una risposta efficace a dei bisogni sociali reali.

Partito Democratico e terzo polo sono gli unici che hanno parlato ai giovani ben prima della campagna elettorale. Il Pd propone una dote di 10k per i neo-diciottenni con coperture vaghe, qual è la vostra proposta distintiva per i giovani?

Spero di aver davvero bene a fuoco l’emergenza generazionale che c’è nel nostro Paese, è uno dei motivi per cui io, quando avevo 22 anni, ho iniziato a fare il consigliere comunale della mia città, Bergamo, prima di diventare consigliere regionale. Certamente l’emergenza numero uno è l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro. Inserirli in modo virtuoso nel mondo del lavoro, dando delle prospettive stabili, significa dare loro la possibilità di rimanere in Italia e costruire una famiglia qui, il contrario di ciò che accade ora, o addirittura di tornare. Per noi bisogna intervenire sul cuneo fiscale, azzerando i contributi fiscali per le assunzioni dei giovani fino ai 25 anni e dimezzando questo beneficio fino ai 30 anni. A questa misura prevediamo di affiancare una serie di politiche per la natalità sulla scia di quanto ha iniziato a fare il ministro Bonetti con il Family Act.

Perché questa proposta dovrebbe essere migliore di quella del PD?

A differenza del Pd, per noi l’emergenza è dare prospettive di lavoro ai giovani, non dargli una mancia, peraltro pagata, stando a Letta, con l’ennesima non meglio specificata tassa di successione. La differenza è, ancora una volta, culturale.

Lo stato della finanza pubblica rimane critico anche dopo il governo Draghi. Come Terzo Polo avete in programma la razionalizzazione e il taglio della spesa pubblica?

La premessa che nessuno fa è che lo Stato italiano ormai ha raggiunto un rapporto tra debito e Pil pari al 150%. Chi governerà dovrà ragionare come una famiglia. Bisogna vedere ogni mese le entrate, le spese, i risparmi, ma non basta. Bisogna anche decidere la priorità delle uscite. In questo momento la grande famiglia italiana ha molti anziani da mantenere, pochi giovani che lavorano e pagano l’assistenza per gli anziani con i propri contributi e, soprattutto, ha sempre meno soldi in banca e sempre più debiti contratti a destra e sinistra. In una situazione di questo tipo ciascun italiano dotato di buon senso, a prescindere dal colore politico, capirebbe che l’attenzione deve essere massima. Questo significa anche tagliare la spesa pubblica improduttiva. Ogni euro recuperato da efficientamento della spesa o dal recupero dell’evasione fiscale lo desineremo alla scuola pubblica e alla sanità pubblica.

Ma se si tratta solo di buon senso, perché la sinistra e il centrodestra parlano in modo diverso?

Letta è arrivato a dire che si è alleato con Bonelli e Fratoianni solo per le elezioni e che non ci farebbe mai un governo insieme, ma se andasse al governo aumenterebbe solo le tasse e parlerebbe di antifascismo. A destra, invece, non si sono ancora messi d’accordo sull’aliquota della loro flat tax, che stanno proponendo per la decima volta e per la decima volta non sarà fatta, anche perché costa almeno 50 miliardi di euro.

Dai rigassificatori alle grandi opere la maggioranza dei partiti è ambigua, se non contraria. L’Italia che dice sì può essere maggioritaria il prossimo 25 settembre?

Dopo anni di tentennamenti, di sindrome Nimby, di no del tutto demagogici, è arrivato il momento di dire anche sì. Noi siamo favorevoli ai rigassificatori, la nostra coalizione è l’unica che non è stata ambigua in questi mesi. Ma siamo favorevoli da sempre anche alla Tav e alle trivellazioni nell’Adriatico per emanciparci dal gas russo, a differenza di Salvini che nel 2016 andava in giro con le magliette con scritto “stop trivelle”. Siamo favorevoli anche al nucleare, che ci permetterà di avere energia pulita, fermo restando che sarà una soluzione efficace nel lungo periodo e non per i problemi di questo inverno.

Presentando la Carta di Taranto, il manifesto del PD per il Sud e le Isole, Letta proposto di assumere 300.000 nuovi dipendenti pubblici. Su questo qual è la posizione del Terzo Polo?

Letta e Conte stanno facendo la gara a chi ingraziarsi più voti al Sud con metodi discutibili. Da un lato, Conte convoca comizi non rivolti ai cittadini ma rivolti a soli percettori di reddito di cittadinanza. Dall’altro, Letta, ormai disperato perché sa di essere stato sorpassato sia a destra che a sinistra, va al Sud a proporre per l’ennesima volta un piano di assunzioni di massa. Ben inteso, la pubblica amministrazione italiana ha bisogno di nuove risorse, di giovani e di una riforma radicale. Ma le assunzioni di massa, peraltro in un solo pezzo di Paese, non possono essere la premessa a tutto questo. Si devono affrontare i problemi della PA consapevoli della sua vetustà e che le procedure di funzionamento non garantiscono efficienza e competitività.

Nel 2017 a Bergamo, come in tutta la Lombardia, ha avuto grande successo il referendum sull’autonomia differenziata. Qual è la posizione della lista di Azione-Italia Viva?

Noi siamo per dare maggiore autonomia ai territori anche nella gestione delle proprie risorse, come prevede l’articolo 166 della Costituzione. Questo a prescindere dalla capacità politica di gestire questo processo da parte dichi governa Regione Lombardia.

Qualcuno al sud potrebbe prenderla male…

A nostro parere bisogna permettere alle Regioni di spendere meglio le proprie risorse, garantendo che il saldo risulti complessivamente neutro. Non è una misura fatta contro il Sud. Anzi, è una misura rivolta anche alle regioni meridionali per spendere meglio i soldi che ci sono. Il ministro Gelmini, ora candidata proprio con il Terzo polo, aveva pronta la legge quadro che era già stata concordata con i governatori, ma Salvini per l’ennesima volta ha preferito anteporre l’interesse presunto del suo partito agli interessi dei cittadini a cui si rivolge.