Il risveglio degli imprenditori nell’Italia che andrà a votare

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Il risveglio degli imprenditori nell’Italia che andrà a votare

Il risveglio degli imprenditori nell’Italia che andrà a votare

25 Luglio 2022

Domenica mattina. Ore 6. Nella canicola. In tutti i sensi. Mi rigiro tra le coperte umide di una notte travagliata, con il fisico che implora altri minuti di sonno e la testa che già si arrovella, sospesa, tra le ansie notturne e i pensieri del giorno.

Il caro energia che minaccia i conti dell’azienda, gli investimenti da rivedere, i mercati che traballano, i container che non arrivano, i consumi che rallentano, gli ingegneri che non si trovano, i costi di gestione che s’impennano, la competizione internazionale che accelera.

Mi alzo, mi faccio un caffè e agguanto l’iPad, illudendomi che la lettura dei quotidiani mi riservi un po’ di pace.

Leggo del crollo dei mercati, della guerra in Ucraina, della crisi energetica, del terremoto geopolitico, della crisi idrica, della recessione che è all’orizzonte. Leggo di tutte le sfide che dovremo affrontare nei prossimi anni. Mi immagino scenari, azioni,alternative; nella mia testa vorticano numeri, statistiche, voci, volti.

Come saranno i mercati? Come proteggerò la mia impresa? Come farò a garantire sviluppo e prosperità alla comunità che contribuisce al suo successo? Questo è il mio lavoro, mi dico. È il lavoro di tutti gli italiani che creano valore con la propria attività, che siano imprenditori individuali, o datori di lavoro. Siamo tutti sulla stessa barca.

Ma allora perché? Perché, in un momento drammatico come questo – con il PNRR da realizzare, una guerra alle porte, l’inflazione a doppia cifra, il debito che è 1,5 volte il prodotto nazionale e lo spettro di una recessione internazionale – abbiamo affossato il governo? Perché, proprio ora, abbiamo gettato a mare un governo di unità nazionale e la sua autorevole guida?

Perché siamo un paese frammentato, distrutto alle radici da trent’anni di conflitti irrisolti e politiche assistenziali travestite da progressismo. Perché siamo un paese corporativista, ripiegato su se stesso, avvinghiato ad uno stato bulimico.

Perché vogliamo andare in pensione a 60 anni quando viviamo fino a 100, perché vogliamo lavorare 35 ore invece delle 50 medie che vengono lavorate negli USA, perché vogliamo il reddito di cittadinanza, che svilisce il lavoro, fomenta il mercato nero e finisce spesso nelle mani sbagliate. Perché vogliamo il bonus bici, mobili, monopattini, vacanze e chissà cos’altro.

Perché votiamo sistematicamente “contro”: contro l’establishment, contro l’Europa, contro la concorrenza, contro le riforme, rincorrendo gli ultimi pifferai che ci incantano con le loro promesse di protezione.

Il futuro dell’Italia siamo noi, che produciamo benessere e ricchezza con il nostro lavoro, non dobbiamo permettere che lo Stato agisca in nostra vece, abbiamo solo bisogno di regole certe, di chiarezza burocratica e di competizione.

Rimbocchiamoci le mani e diamoci da fare.