Codice degli appalti, primum semplificare deinde filosofare
29 Settembre 2022
L’Unione Europea ha appena dato il via libera all’ultima tranche da 21 miliardi, ma la strada del PNRR non è in discesa. L’erogazione dei fondi è infatti vincolata alla realizzazione delle riforme, alcune attese da decenni. Tra queste balza all’occhio quella del codice degli appalti, una delle tante fosse di burocrazia del nostro Paese.
Per gli esperti del Piano nazionale di ripresa e resilienza parliamo dell’obiettivo M1C170, che rientra nella più ampia riforma M1C1.R1.10., a cui la Commissione Europea ha riservato ben 7 pagine delle 106 all’interno del report pubblicato al momento dell’erogazione dei 21 miliardi.
Il lavoro svolto dal governo Draghi con i decreti semplificazione e la legge delega di riforma del codice degli appalti ha ricevuto molti apprezzamenti. Tuttavia, la Commissione auspica una sostanziale accelerazione perché entro marzo 2023 dovrà entrare in vigore il nuovo codice, altrimenti verrà meno una milestone fondamentale.
Bisogna procedere innanzitutto sull’ampliamento degli affidamenti diretti e delle aggiudicazioni senza gara formale, ma anche sul ricorso all’appalto integrato di progettazione e lavori. Inoltre, non è secondaria la “riduzione delle restrizioni relative al sub-contracting”. La traduzione dal burocratese europeo è che va riformata anche la regolamentazione dei subappalti. L’obiettivo è garantire una maggiore concorrenza, a beneficio delle pmi.
Ma è l’impostazione di tutto il magma delle norme pubbliche che deve cambiare. Basti pensare all’abuso d’ufficio che, per come è congegnato, spinge i decisori pubblici a non decidere per paura di finire in qualche inchiesta. È la cosiddetta “burocrazia difensiva”, che incide negativamente sulla velocità delle procedure amministrative a causa dei timori dei funzionari pubblici. Anche questi problemi sono noti da tempo alla politica, sarebbe il caso di risolverli.
