Culle vuote e aule vuote: l’inverno demografico italiano si combatte con le riforme

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Culle vuote e aule vuote: l’inverno demografico italiano si combatte con le riforme

Culle vuote e aule vuote: l’inverno demografico italiano si combatte con le riforme

12 Settembre 2022

Il crollo demografico che sta vivendo l’Italia si riflette sui dati che emergono dal ritorno tra i banchi. Da oggi a giovedì 15 si completerà progressivamente il rientro in aula, in tutte le regioni, tranne Sicilia e Valle d’Aosta.

La fotografia è scoraggiante e i numeri parlano chiarissimo: tra il 2020/2021 e il 2022/2023 abbiamo perso oltre 230mila alunni. Le più colpite sono scuola dell’infanzia e primaria e, a breve, il crollo riguarderà anche le superiori. 

L’effetto della detanalità sulla scuola nel breve periodo può anche rappresentare una sorta di buona notizia, perché significa classi meno affollate e la sterilizzazione dell’effetto delle famigerate “classi pollaio”. Sul medio e lungo termine, però, il crollo delle nascite che attanaglia il nostro Paese produrrà un drastico ridimensionamento del corpo docenti, con effetti sull’organizzazione scolastica nel complesso. 

Nella relazione allegata al Pnrr 2 le stime dei tecnici di Mef e Governo accendono un faro su uno scenario dalle caratteristiche inequivocabili. Il crollo delle nascite sta progressivamente e inesorabilmente svuotando e impoverendo i processi di scolarizzazione.  

L’allarme non va sottovalutato: nel giro di 10 anni, l’Italia rischia infatti di perdere circa 1,4 milioni di studenti, al ritmo di 100 mila l’anno. Nel giro di un decennio il numero delle cattedre sarà ridotto arrivando alla cifra di 126.219.

Nel 2022/2023 a sedere tra i banchi delle scuole statali saranno 7,3 milioni di studenti. Nel 2021/22 erano 7.5 milioni. 

Tra infanzia e primaria le contrazioni più evidenti. Nel primo caso, il calo è di quasi 57 mila unità: da 873.251 agli attuali 816.037 bambini tra i banchi. Alle elementari il calo è pari a 128.449 studenti. Alle medie mancano 60.280 nuovi allievi.

Numeri leggermente positivi solo alle scuole superiori, ma ancora per poco: +13.609 studenti e +2.099 classi rispetto all’anno scolastico precedente. 

In Italia mancano politiche strutturate a sostegno della famiglia e della maternità e, soprattutto, la crisi occupazionale non viene affrontata con un’agenda seria di riforme strutturali. In questo scenario è inevitabile che si determini un atteggiamento di scarsa fiducia nel futuro. Il calo demografico si combatte con interventi in grado di generare effetti sul lungo periodo e non con bonus temporanei che non incidono sulle cause profonde di questo fenomeno ma anche con politiche finalizzate a promuovere la cultura della vita, soprattutto tra i giovani e al Sud.