Il popolo italiano oggi è al fianco degli iraniani che si battono per la libertà
01 Dicembre 2022
Nel 2022 siamo un Paese molto diverso da come ci siamo presentati agli occhi del mondo nel 2016. Quando arrivò in visita a Roma l’allora presidente iraniano Hassan Rouhani. Il ‘moderato’ Rouhani. Sei anni fa, il cerimoniale italiano impose un protocollo scenografico del tutto fuori luogo. Durante la cena di Stato in Italia, alla presenza del presidente iraniano e di altri membri del governo di Teheran, le autorità italiane scelsero di coprire le statue dei Musei capitolini.
Le nostre meravigliose opere d’arte vennero oscurate con apposite scatole. Il tutto per non urtare la sensibilità del musulmano Rouhani davanti ai nudi scultorei. Un buon articolo della Heritage Foundation, pubblicato in questi giorni sul Washington Times, ricorda il contesto di quell’evento, chiarendone meglio il senso ai lettori occidentali.
Quella mossa politicamente correttissima di censurare le statue va inquadrata nei tentativi fatti dai Paesi occidentali di ingraziarsi Teheran. Era stato da poco firmato il Joint Comprehensive Plan of Action. Il piano meglio noto come “Iran Deal”, voluto dall’Amministrazione Obama tra 2015 e 2016. L’obiettivo era in origine quello di contenere il programma di sviluppo nucleaere iraniano. Un piano fallito.
Il fallimento dell’Iran Deal e il nuovo approccio occidentale
All’epoca di Obama, i governi occidentali inseguivano Teheran guardando al business e dimenticando sia la repressione interna del regime che il ruolo destabilizzante dell’Iran nel quadrante mediorientale. Nel 2018 l’amministrazione Trump ha deciso l’uscita dall’accordo. L’Iran Deal ha perso progressivamente consistenza. Anche in virtù del rafforzamento delle sanzioni decise a danno della Repubblica islamica dall’ex presidente americano.
Eppure, ancora fino allo scorso settembre, i governi europei e americano pensavano di ‘salvare’ il Jcpoa. Probabilmente lo pensano ancora.
È trascorso molto tempo dalla visita di Rouhani. Nei giorni scorsi, gli striscioni che abbiamo letto nelle manifestazioni a Roma hanno ricordato a tutto il popolo italiano cosa sta accadendo alle donne iraniane. Più di quattrocento morti, bambini compresi, migliaia di feriti, oltre quindicimila arresti. Questa è la risposta dei Pasdaran alle proteste scoppiate dopo la morte in carcere di Mahsa Amini. La ragazza che aveva indossato ‘male’ il velo islamico.
Il regime che nel 2016 accoglievamo in Italia coprendo le statue non è cambiato. Continua a usare una repressione durissima contro il dissenso interno impedendo un vero progresso sociale ai persiani.
Le opinioni pubbliche occidentali, però, a differenza di sei anni fa, sembrano aver compreso che genere di interlocutori hanno di fronte i governi. Non è più il tempo dell’appeasement con l’Iran. Ora, a partire dal popolo italiano, dobbiamo fare fronte comune con le donne e gli uomini iraniani scesi in piazza per difendere la loro libertà.
