Per il partito del Pil che cresce è finito il tempo di scherzare

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Per il partito del Pil che cresce è finito il tempo di scherzare

Per il partito del Pil che cresce è finito il tempo di scherzare

30 Luglio 2022

Non sarà il boom degli anni Sessanta, ma quel punto di Pil preso dall’Italia nell’ultimo trimestre spiega egregiamente perché gli imprenditori e i ceti produttivi del nostro Paese sono rimasti in larga parte traumatizzati dalla crisi politica aperta dai partiti che hanno cacciato Draghi.

Uscivamo da un evento cataclismatico, il Covid che ha messo in ginocchio tante categorie, decapitato il Pil e costretto gli italiani a rinchiudersi nelle loro case in attesa di capire che stava accadendo. Un momento drammatico per l’economia reale. Quella che per funzionare deve uscire di casa, andare in ufficio, fare affari, produrre, pagare tasse e stipendi.

Dopo la mazzata del Covid, quella Europa matrigna che ancora oggi qualcuno prova a contestare, ha capito che per ricostruire il Vecchio Continente si doveva allargare il cordone della borsa. Il Recovery è diventato un’occasione unica per l’Italia. Il Pnrr prevede un’enormità di investimenti necessari a realizzare opere infrastrutturali materiali e immateriali fondamentali per modernizzare il nostro Paese. Sperando di cambiare in meglio anche il costoso e vetusto apparato pubblico che abbiamo.

Last but not least, a complicare le cose è arrivata la aggressione criminale della Russia di Putin contro l’Ucraina. L’instabilità geopolitica, il ricatto del gas che spinge in alto l’inflazione e riapre tutte le contraddizioni su come soddisfare il fabbisogno energetico. Dopo aver scoperto che vivevamo in una bolla green illuminata dalle risorse di Mosca o di Algeri.

In uno scenario così incerto e complicato, però, sono accadute alcune cose che non dovrebbero farci rimpiangere di essere italiani. Il mondo delle imprese non si è fermato. Il settore della edilizia è ripartito e nonostante gli errori commessi da chi ha scritto il Superbonus è tornato ad essere una parte vibrante della economia.

Il turismo, che da quando avevamo i calzoni corti tutti dicono essere il vero petrolio dell’Italia, ha ripreso ad attrarre gli stranieri. A far muovere i nativi anche solo per togliersi lo sfizio di farsi un viaggio dopo le ansie da lockdown. Le aziende italiane esportano, sfidando i mercati esteri, sanno farlo anche senza avere dietro uno stato che le sostenga. Perché hanno capito che la parola chiave è innovazione.

Regioni strategiche per lo sviluppo europeo come la Lombardia continuano a tirare la loro produzione industriale. Dunque, nonostante tutto, covid, guerra, inflazione, le cose si stavano mettendo se non bene benino. Con un Governo, quello guidato dal presidente Draghi, che negli ultimi 17 mesi ha fatto quello che doveva.

Non i miracoli perché quelli li lasciamo a chi ci crede. Tipo dare la dentiera a tutta la silver generation, andare in pensione a sessant’anni tanto paga pantalone, restare a casa con lo stipendio pagato perché paga sempre pantalone. Non i miracoli ma quello che serve dalla politica. Cioè stabilità per i mercati, conti in ordine , burocrazia snella e giustizia certa. Magari competenza e qualche buona idea che non fanno mai male.

Tanto il partito del Pil, quando non se ne va ad Amsterdam, fa da solo, va avanti da solo, sa il fatto suo. Tant’è vero che ci risvegliamo dall’ultimo trimestre con quel punto di Pil in più e una previsione di crescita sull’anno meno tragica del previsto. Ecco perché il partito del Pil è rimasto traumatizzato dal balletto in Parlamento. Conte che accende il cerino e chi non aspettava altro per far deflagrare l’incendio che segue i Dibba di turno nel girone dell’irresponsabilità.

Imprese e lavoro andranno avanti lo stesso, come hanno sempre fatto. Ma la politica ancora una volta non aiuta gli audaci. Frena invece di liberare energie creative e produttive. Pensa ai fatti propri e non all’interesse nazionale. Così adesso il partito del Pil sta alla finestra, aspettando veri programmi elettorali, cose serie per industria, professioni e sviluppo, non le chiacchiere morte. Una prova del nove non da poco per chi sarà chiamato a governare. Ci pensi bene chi si candida o si ricandida a entrare in Parlamento. Perché con Draghi almeno una cosa l’abbiamo capita: è finito il tempo di scherzare.