Solo degli irresponsabili possono pensare di buttare a mare il Pnrr

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Solo degli irresponsabili possono pensare di buttare a mare il Pnrr

Solo degli irresponsabili possono pensare di buttare a mare il Pnrr

24 Luglio 2022

“La attuazione legislativa, regolamentare ed amministrativa” del Pnrr e del Piano per gli investimenti complementari resta un “obbligo comunitario” nella gestione ordinaria del Governo in carica per “il disbrigo degli affari correnti”. Sul tavolo ci sono 40 miliardi di euro all’anno per cinque anni, fino al 2026. È una occasione unica per modernizzare il nostro Paese.

Draghi ha svolto un ruolo di garanzia sulla verifica della rata del Recovery di giugno a settembre. E se SuperMario sta lavorando per avvantaggiare il suo successore sulle prossime scadenze, che succederà con la rata da 21 miliardi di euro in arrivo quando saremo in piena campagna elettorale? I rischi di perdere questa spinta per lo sviluppo e gli investimenti sono grandi. L’Italia non può perdere l’ennesima occasione di sviluppo.

I partiti sono già entrati in campagna elettorale e le forze stataliste e corporative useranno tutta una serie di slogan bandiera. Reddito di cittadinanza, bonus, pensioni: il consenso per costoro non ha prezzo. Gli italiani spaventati dalla incertezza politica, dal caotico quadro internazionale determinato dalla aggressione russa in Ucraina, dalla inflazione, dalla pandemia sempre latente, potrebbero lasciarsi trascinare dalle sirene mirabolanti del populismo.

Un altro rischio è legato alle tempistiche del Pnrr. Se dopo il 25 settembre non emergerà una maggioranza di governo chiara, come nel 2018, sarà difficile rispettare le scadenze europee sul Recovery Plan, oltre a dare al Paese la nuova legge di bilancio. Il terzo rischio è che il processo riformatore, innescato da Draghi con forse eccessiva gradualità, si fermi del tutto. Un solo esempio. Avremo un governo capace di dare seguito e attuazione alla decisione del Consiglio di Stato sulla riforma del Codice degli Appalti entro marzo 2023? Avremo un parlamento disposto a battersi per una Italia più competitiva, che non imprigioni il libero mercato e dia briglia alla concorrenza?