Tra le riforme dimenticate c’è quella dei centri pubblici per l’impiego

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Tra le riforme dimenticate c’è quella dei centri pubblici per l’impiego

Tra le riforme dimenticate c’è quella dei centri pubblici per l’impiego

06 Luglio 2022

Lo Stato ti sussidia, lo Stato ti cerca un lavoro, lo Stato ti trova il lavoro dei sogni. Nella visione statalista alla base del reddito di cittadinanza c’era l’ancestrale convinzione che lo Stato sia un padre, un amico o un fratello pieno di risorse monetarie e informative in grado di accompagnare ogni cittadino durante un periodo difficile della vita. La verità è ben lontana da queste ossessioni ideologiche, intrinsecamente dannose a livello culturale, lo abbiamo visto. L’abbaglio più clamoroso è arrivato sulla componente di politiche del lavoro, lato navigator e centri per l’impiego.

I centri per l’impiego non funzionano

Come i cattivi liberali dicevano, seppur isolati e ignorati, questo meccanismo è diventato solo un modo per assumere segugi del lavoro, evidentemente con il naso tappato. Sì, perché le modalità prevalenti con cui si accede a un lavoro è tramite il passaparola, grazie a conoscenze dirette, oppure tramite le “famigerate” apl, agenzie per il lavoro private. Solo il 4% dell’intermediazione avviene tramite i pubblici centri per l’impiego.

Lavori poco retribuiti

Grazie a Inapp, Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, conosciamo anche le caratteristiche di questi pochi lavori individuati. La retribuzione di chi ha trovato lavoro grazie ai Centri per l’impiego è di 23.300 euro lordi. Per dare un’idea della misura, chi ha vinto un concorso pubblico percepisce un salario medio di 35mila euro e chi lo trova tramite il passaparola arriva a 32.600 euro.

Il reclutamento dei centri pubblici per l’impiego in Lazio e Sicilia

Nel frattempo, però, la Regione Lazio ha annunciato un nuovo bando per il reclutamento di circa 600 unità di personale nei Cpi a tempo pieno e indeterminato. In Sicilia, invece, si è verificata una situazione grottesca. Sono trascorsi due anni prima che arrivasse il bando di concorso per le assunzioni. Poi sono state presentate addirittura 57.762 candidature per soli 537 posti. Si sono presentati alle selezioni solo in 3.803 e hanno superato la selezione solo il 270. Una follia in piena regola che certifica che i Centri pubblici per l’impiego sono un fallimento su ogni fronte. Anche a politica, ormai, dovrebbe aver capito che ci sarebbe bisogno di una riforma.