Aveva un intuito sorprendente nel capire quel che rende unica l’America e, a differenza della maggior parte degli intellettuali europei, vi si trovava molto bene. L’attacco dell’11 settembre alla città di New York – la sua New York – la fece infuriare e forse la spaventò. Scrisse La rabbia e l’orgoglio, il celebre articolo sul «Corriere», e poi il libro, in uno stato di profonda emozione. Capiva bene noi americani e sapeva che la maggior parte dei suoi lettori non ci capiva. (Corriere della Sera)
L’11 settembre 2001 è stato un brusco risveglio. Ha chiarito come la storia non fosse finita con la sconfitta del comunismo. E ha chiuso definitivamente il “decennio della spensieratezza” degli anni Novanta. Se è vero, come hanno scritto Hobsbawm e Furet, che il “secolo breve” si è chiuso nell’89, dopo 12 anni di limbo storico il nuovo secolo si è aperto con l’11 settembre. (Il Tempo)
Domani ricorre il nono anniversario della tragedia delle Torri Gemelle, del Pentagono e dell’aereo caduto nei campi aperti della Pennsylvania per mano omicida di Al Qaeda: sono nove anni da che è iniziata la guerra al terrorismo internazionale. Vi consiglio di andare al cinema. Al 555 di Pennsylvania Avenue a Washington, nel Newseum, il museo più interattivo che ci sia, danno l’ultimo di Newt e Callista Gingrich, America at Risk: The War With No Name.
I neocon hanno cambiato il partito repubblicano e non è detto che abbiano perso la speranza di riuscirci anche con il Presidente Obama. (Tratto da Fondazione Magna Carta)