Mondo

07 Giugno 2007 di
Redazione

Fred Thompson varca il Rubicone

Il dado è tratto. La settimana scorsa, l’attore-già-senatore Fred Thompson ha annunciato la formazione di un comitato esplorativo per la candidatura alla Casa Bianca. I lettori di Pennsylvania Avenue hanno già imparato a conoscere il 64enne ex senatore del Tennessee. Tre mesi fa, infatti, quando in Italia era noto solo per il suo ruolo nel serial tv Law and Order, abbiamo offerto un ritratto di questo outsider, che fa battere i cuori della base repubblicana. Come ha scritto John Fund, editorialista del Wall Street Journal, Thompson non ha l’aura da eroe di Rudy Giuliani o la competenza di John McCain né un curriculum di successi economici come Mitt Romney. Tuttavia, si presenta come un candidato solido, che non dispiace a nessuna delle anime del Grand Old Party. La data che ha segnato la sua discesa in campo – anche se l’annuncio ufficiale è atteso in pompa magna per il 4 luglio, Independence Day – è sabato 2 giugno. Giorno in cui Thompson è intervenuto ad una cena organizzata dal partito Repubblicano della Virginia. In tale contesto, ha pronunciato un vero e proprio discorso programmatico arrivando ad invocare una nuova coalizione per il 2008 in grado di evitare gli errori compiuti dal partito dell’elefante alle ultime elezioni legislative. “Politicamente”, ha affermato, “le cose non vanno tanto bene. Ma stiamo già risalendo la china e il punto di partenza è proprio qui”. Gli analisti hanno rilevato il tenore reaganiano del discorso di Thompson, tutto incentrato sulle capacità che il popolo americano è in grado di sfoderare nei momenti difficili. D’altro canto, il candidato in pectore è stato durissimo nei confronti dei Democratici, giudicati arrendevoli sul tema chiave della guerra al terrorismo.






05 Giugno 2007 di
Sever Plocker

La guerra dei 6 giorni vinta senza sprechi

“La vittoria sprecata da Israele”: questo il titolo scelto dal settimanale The Economist per il suo editoriale dedicato ai 40 anni dalla guerra dei sei giorni. L’Economist,  vanta una diffusione di un milione di copie ed è considerato autorevole per antonomasia. Tuttavia, nel descrivere la guerra dei sei giorni come una “vittoria di Pirro” e una “calamità per lo stato ebraico non meno che per i suoi vicini”, ha commesso un grosso sbaglio.