News Opinioni 03 Gennaio 2009 di Dino Cofrancesco L’ottimismo di Alberoni inciampa sui tempi moderni Sul ‘Corriere della Sera’, Francesco Alberoni ha difeso "questa nostra epoca contro i nostalgici del passato", sostenendo che è "sbagliato rimpiangere antichi valori di violenza e di morte". Dobbiamo essere allora tutti contenti, metterci il cuore in pace e riconciliarci con la nostra epoca "forse un po’ cialtrona, superficiale, leggera, disordinata, ma più tollerante, più mite, più comprensiva e, in definitiva, perdonatemi, più civile"? modernità occidente tradizione
News Opinioni 27 Dicembre 2008 di Dino Cofrancesco Ferrin, Zapatero e il falso pluralismo Il progressismo illuminista, non credendo più nel suo messaggio cristiano-universalistico, per demolire l’ancien régime conta ormai sulle ‘tribù’, sulle appartenenze separate, sui ‘diversi’ di ogni specie. La Spagna di Zapatero è da qualche tempo il capofila di questo processo di secolarizzazione unidirezionale. Liberalismo pluralismo spagna
Italia News 19 Dicembre 2008 di Dino Cofrancesco Troppo comodo fare i pluralisti solo a spese dei “cattivi” Il pluralismo "taroccato" all’italiana si esercita con vigore su tutto ciò che appartiene alla tradizione e alla morale (specie se di "destra"), ma si ritrare davanti alla politica e all’economia, dove le uniche idee accettabili sono quelle dei "chierici" di sinistra. pluralismo
Italia News 12 Dicembre 2008 di Dino Cofrancesco I veleni sociali del pluralismo dimezzato La tesi che intendo sostenere è che, divenuto oggi la cifra alta della political culture , il pluralismo è sempre simile alla cavalleria saracena di Federico II, che aiuta l’imperatore svevo a debellare le popolazioni e i feudatari ostili ma si ritira discretamente dentro le mura del castello di Lucera, nel momento di edificare il <novus ordo seculorum>.
News Opinioni 05 Dicembre 2008 di Dino Cofrancesco Forse è giunto il momento di fare i conti anche con Montanelli C’è un filo rossonero che collega fascismo e antifascismo azionista. Neanche Montanelli, che pure attorno al ‘Giornale’ aveva raccolto il fior fiore del liberalismo non gobettiano, è stato in grado di spezzare quel filo, specialmente dopo la sua adesione al fronte antiberlusconiano. Fargliene una colpa non ha senso ma forse è venuto il momento di sottoporre anche lui a un sano e onesto ‘revisionismo storiografico’.
News Opinioni 28 Novembre 2008 di Dino Cofrancesco Quel potere dei giudici che minaccia il liberalismo Basta che i giudici – e i giuristi – si facciano carico dei "valori forti" iscritti nel disegno della "modernità", per subentrare agevolmente ai discreditati politici progressisti: hanno la sacralità dell’ecclesiastico, incarnano l’archetipo in riferimento al quale l’agire è onesto o disonesto, lecito o illecito, ma, altresì, godono dell’immunità di chi non deve dar conto a nessuno del suo operato, giacché le sue decisioni non si mettono ai voti.
News Opinioni 22 Novembre 2008 di Dino Cofrancesco Non è obbligatorio essere liberali ma è inutile fare finta E’ lo statalismo che, tra gli altri mali, sembra aver rimesso all’o.d.g. le guerre di religione. Se ci si pone nell’ottica liberale, la proposta di legge che impedisce al padre di Eluana di staccare la spina sta sullo stesso piano dell’accoglimento di tutte le rivendicazioni dei gay spagnoli da parte del governo di Zapatero.
Italia News 14 Novembre 2008 di Dino Cofrancesco Da Antonio Gramsci ad Antonio Di Pietro. La triste parabola di Veltroni Che l’Italia non fosse l’America era chiaro da tempo ma se qualcuno avessa avuto ancora qualche dubbio basta guardare quanto è successo ieri con la nomina di Villari alla Vigilanza della Rai. La cosa che più sorprende è l’atteggiamento di Veltroni e quanto il leader dell’opposizione abbia interiorizzato gli insegnamenti del maestro Di Pietro. Da Gramsci a Di Pietro, che brutta fine! opposizione vigilanza rai
News Opinioni 07 Novembre 2008 di Dino Cofrancesco La terza via di Veca va a sbattere contro la libertà Ci sono problemi che i teorici della terza via, come Salvatore Veca, sembrano ignorare: fino a che punto si può alterare la naturale e ineguale distribuzione delle richezze delle risorse? E quanto può averci a che fare lo Stato? E infine: chi paga?