“Siamo in guerra”. Una guerra globale che tocca e ferisce “tutti quei paesi che sfidano il fanatismo dell’intolleranza, un proseguimento dell’antica guerra della tirannia contro la libertà”. Siamo a New York, è il 25 aprile 2010. A pronunciare queste parole è un uomo dalla barba bianca che indossa un impermeabile e un cappello scuro. Il suo nome è Michael Ledeen.
Le trattative avanzano inesorabilmente verso una quarta risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU che sancisca nuove sanzioni contro il programma nucleare iraniano. Ma anche i sostenitori delle sanzioni riconoscono che anche quest’ultima mossa da parte del Consiglio servirà solo marginalmente ad ostacolare i progressi del regime khomeinista. (The Wall Street Journal)